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  • domenica 1 Dicembre 2013

Due morti negli scontri in Thailandia

E almeno 45 feriti negli scontri tra la polizia, le "magliette rosse" e i manifestanti che chiedono le dimissioni del governo

Sabato 30 novembre due persone sono morte e altre 45 sono state ferite a Bangkok, in Thailandia, nel corso degli scontri tra forze di polizia, sostenitori del governo e manifestanti che chiedono le dimissioni del primo ministro Yingluck Shinawatra.

Le ultime manifestazioni contro il governo sono cominciate domenica 24 novembre, quando circa 100 mila persone sono scese in piazza per chiedere le dimissioni del governo Yingluck, sorella di Thaksin Shinawatra, un miliardario proprietario di numerosi media. Thaksin è stato primo ministro della Thailandia da 2001 al 2006, quando è stato deposto da un colpo di stato. Thaksin deve scontare una condanna a due anni per corruzione: al momento vive a Dubai e la sorella è accusata di agire come un suo burattino per favorirne il ritorno.

Le proteste di massa, che nella complessa e irrequieta situazione politica thailandese si ripetono con una certa frequenza (ce ne erano state altre poche settimane fa e poi nel 2010, 2008 e 2006), sono continuate tutta la settimana in modo piuttosto pacifico. I manifestanti hanno occupato diversi uffici governativi e alcune caserme, chiedendo ai militari di intervenire nuovamente per deporre il governo di Yingluck, come fecero nel 2006 con il governo Thaksin. L’esercito, insieme alla figura del re, ha sempre avuto un ruolo fondamentale nei turbolenti sviluppi politici del paese fin dagli anni Trenta, con lunghi periodi di dittature militari.

Le manifestazioni dell’ultimo periodo, organizzate dal principale partito di opposizione, il Phak Prachathipat (“Partito Democratico”), durano da circa un mese, ma soltanto negli ultimi giorni i manifestanti hanno iniziato ad occupare alcuni edifici del governo. Le proteste sono cominciate quando Yingluck ha presentanto in parlamento una proposta di amnistia che permetterebbe al fratello di tornare in Thailandia.

Sabato 30 novembre le manifestazioni hanno cominciato a diventare violente e sono aumentati gli scontri con la polizia e con i sostenitori del governo. I primi scontri sono avvenuti intorno allo stadio di Bangkok dove sabato era previsto un raduno di sostenitori del governo (chiamati “magliette rosse”). Gli oppositori del governo hanno attaccato diversi autobus e cercato di impedire alle “magliette rosse” di partecipare al comizio.

Altri scontri sono avvenuti all’università di Bangkok, dove sono stati sparati diversi colpi di arma da fuoco. Secondo le autorità almeno uno dei morti negli scontri di questi giorni è stato ucciso proprio nel campus dell’università. Domenica 1 dicembre i leader dei manifestanti hanno dichiarato che intendono occupare i più importanti edifici governativi della città, come il Palazzo del Governo e il Parlamento.

Circa tremila militari sono stati schierati a difesa dei più importanti edifici governativi e la polizia ha fatto sapere che ai manifestanti non sarà permesso di avvicinarsi.