• Cultura
  • mercoledì 20 Novembre 2013

L’arresto di Michael Jackson

Avvenne dieci anni fa, portò a quello che fu definito prima "il processo del secolo" e poi "uno degli episodi più vergognosi nella storia del giornalismo"

Dieci anni fa, il 20 novembre del 2003, Michael Jackson si consegnò spontaneamente alla polizia di Santa Barbara, in California. Il giorno prima, il 19 novembre, il tribunale della città aveva spiccato un mandato d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di molestie sessuali a un minore di 14 anni. Pochi mesi dopo iniziò quello che venne chiamato da alcuni “il processo del secolo”.

Le indagini
Le indagini che portarono all’arresto della più famosa popstar del mondo cominciarono nel giugno del 2003, quando uno psichiatra, Stan Katz, riferì alla polizia di Santa Barbara che alcuni minori che aveva in cura gli avevano raccontato di aver subito molestie sessuali mentre erano ospiti al Neverland Ranch, la residenza di Michael Jackson.

I nomi dei due minori vennero rivelati soltanto dopo la conclusione del processo. Si chiamavano Gavin Alvizo, che secondo l’accusa aveva subito le molestie, e Star Alvizo, il fratello di Gavin, che sempre secondo l’accusa aveva assistito per due volte alle molestie subite da Gavin.

Il modo con cui lo psicologo Katz e la polizia vennero a sapere delle presunte molestie fu piuttosto interessante e molto dibattuto dalla difesa nel corso del procedimento. Alla fine della primavera del 2003 Janet Arvizo, la madre di Gavin e Star, decise di recarsi da un avvocato per un consulto. Arvizo, una donna che aveva già avuto diversi problemi legali, diede diverse versioni sul perché aveva bisogno di un consulto legale in quel momento.

Una delle versioni che diede fu che i suoi figli le avevano parlato delle molestie subite da Jackson e desiderava consultare un avvocato per sapere come avrebbe dovuto regolarsi. La cosa curiosa, secondo la difesa di Jackson, fu che ancora prima di andare alla polizia decise di rivolgersi allo stesso dottore, Katz, e allo stesso avvocato, Larry Feldmann, che nel 1993 erano riusciti a ottenere da Jackson un accordo extra-giudiziale da 20 milioni di dollari per chiudere fuori dal tribunale un altro caso di molestie sessuali, quello di Jordan Chandler.

L’avvocato, Feldmann, portò i bambini da Katz, che li intervistò – e quando i due parlarono delle molestie sessuali subite da Michael Jackson, si rivolse alla polizia di Santa Barbara che nel luglio del 2003 interrogò i due bambini per la prima volta.

Il caso, in realtà, era nato ancora prima, quando nel febbraio del 2003 era stato mandato in onda un documentario sulla vita di Jackson, “Living with Michael Jackson”. Nel film Jackson raccontava che spesso dava un aiuto finanziario alle famiglie di bambini con gravi malattie e che le ospitava, anche per lunghi periodo, nel suo ranch.

Durante il periodo delle riprese erano ospiti a Neverland proprio gli Arvizo. Gavin era stato operato di tumore nel 2000 e Jackson aveva pagato tutte le spese mediche. Alcune scene del film lasciavano intuire un rapporto ambiguo di Jackson con i bambini. In una scena particolarmente controversa Jackson racconta di quando Gavin e Star dormirono nel suo letto, specificando che lui quella notte dormì per terra.

Jackson disse che gli era capitato altre volte di far dormire dei minorenni nella sua stanza, per esempio l’attore Macauley Culkin (quello di Mamma ho perso l’aereo). In un’altra scena Jackson e Gavin si tenevano per mano. L’autore del documentario insistette molto su questi punti, incalzando Jackson con domande sull’ambiguità di questo comportamento e aggiungendo al film diversi commenti critici verso Jackson.

L’arresto
Sulla base delle accuse dei due Arvizo, il 18 novembre 2003, 70 agenti di polizia eseguirono una perquisizione nel ranch di Neverland – l’azione fu poi criticata per il numero di agenti che aveva coinvolto. Il procuratore che seguiva il caso era Thomas Sneddon, lo stesso che aveva portato avanti il caso Chandler 10 anni prima. Il 19 novembre il tribunale mise online una pagina in cui chiedeva a tutte le vittime di abusi da parte di Michael Jackson e a tutti quelli a conoscenza di suoi comportamenti illeciti di recarsi dalla polizia.

Quando venne spiccato il mandato d’arresto, il 19, Jackson si trovava a Las Vegas per registrare un video. Immediatamente gli avvocati di Jackson iniziarono le trattative per trovare il modo di permettere a Jackson di costituirsi e nel contempo raccogliere il denaro necessario alla cauzione (qui potete leggere l’articolo originale pubblicato sul New York Times quel giorno).

Jackson arrivò all’aeroporto di Santa Barbara su un aereo noleggiato e fu prelevato dalla polizia. Quando arrivò alla prigione della contea la notizia dell’arresto si era oramai diffusa e fuori dall’auto c’erano moltissimi fan e giornalisti. Nel momento in cui usciva dalla macchina vennero scattate diverse foto di Jackson con le mani ammanettate dietro le schiena. Jackson fu rilasciato immediatamente dopo aver versato una cauzione di tre milioni di dollari.

Il processo
Nell’aprile del 2004 il gran giurì, una delle fasi del processo penale americano, decretò il rinvio a giudizio di Michael Jackson e nel gennaio 2005 cominciò quello che venne definito “il processo del secolo”. Centinaia di giornalisti da tutto il mondo arrivarono in California per seguire le varie fasi del dibattimento. In alcune occasioni fuori dal tribunale erano presenti più di 2 mila giornalisti (qui potete leggere lo speciale del Washington Post con tutta la storia del processo).

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