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  • martedì 12 novembre 2013

Il bullismo nei Miami Dolphins

Un veterano della squadra di football americano ha tormentato per più di un anno un giocatore più giovane: è stata aperta un'inchiesta e se ne discute molto

Negli Stati Uniti si parla da alcuni giorni di un caso di presunto bullismo di un giocatore della squadra di football dei Miami Dolphins, il 30enne Richie Incognito, nei confronti di un suo compagno di squadra più giovane, Jonathan Martin, che ha 24 anni. Martin, che ha lasciato definitivamente la squadra una settimana fa dopo un pranzo coi propri compagni, ha fatto sapere tramite il suo avvocato che la causa sono le ripetute minacce fisiche e verbali ricevute: nel frattempo la NFL, la lega nazionale di football americano, ha aperto un’inchiesta, e sono emerse diverse notizie riguardo il rapporto fra Incognito e Martin.

Da circa due anni, cioè da quando Martin venne scelto per giocare con i Dolphins, avrebbe scambiato circa un migliaio di SMS con Incognito, uno dei giocatori più esperti e pagati della squadra, subendo minacce e insulti: ESPN ha pubblicato la trascrizione di un messaggio che Incognito ha lasciato nella segreteria telefonica di Martin, nell’aprile del 2013:

«Ehi, come va, mezzo negro pezzo di merda. Ho visto su Twitter che ti stai allenando da 10 settimane. Ti cago nella fottuta bocca. Ti riempio di schiaffi, tu e tua madre. Fottiti, sei ancora un novellino. Ti ammazzerò.»

Secondo ESPN, questo tipo di minacce era cominciato nel 2012: piuttosto scosso per l’aggravarsi delle minacce Martin aveva già saltato due giorni di allenamenti, nella primavera del 2013, senza dare spiegazioni alla dirigenza: all’epoca temeva che se si fosse lamentato dei comportamenti di Incognito avrebbe potuto essere licenziato. Incognito, che guadagna circa 11 milioni di dollari all’anno, avrebbe anche convinto Martin a contribuire con 15mila dollari a una vacanza a Las Vegas di alcuni altri membri della squadra: Martin è stato assunto dai Dolphins con la paga minima per un giocatore della NFL, 390 mila dollari all’anno. Ha la pelle scura e una formazione scolastica superiore alla media dei giocatori NFL: entrambi i suoi genitori sono laureati a Harvard. Jared Odrick, un altro dei giocatori più esperti della squadra, dieci giorni fa aveva postato sul suo account Twitter una foto di una cena della squadra, scrivendo che «tutto ha un sapore migliore, quando sono i novellini a pagare».

Incognito ha negato le accuse nei suoi confronti. Joe Phiblin, l’allenatore capo dei Dolphins, ha detto di non essersi mai accorto che questo genere di comportamenti fosse diffuso nello spogliatoio, e che se ne assume la responsabilità, «in quanto allenatore capo, e quindi responsabile dell’atmosfera dello spogliatoio». Philbin ha aggiunto che «ogni comportamento che impedisce ai giocatori di realizzare il loro pieno potenziale non è accettabile: prenderò ogni provvedimento necessario per instaurare un contesto più sano». Una fonte interna ai Dolphins ha detto a ESPN che Incognito «ha chiuso» con la squadra, e che «comunque la veda la dirigenza, non giocherà mai più un’altra partita per noi».

Tre giorni fa, il 9 novembre, Incognito ha tentato di difendersi dalle accuse nel corso di un’intervista a Fox Sports, nella quale ha detto che «il razzismo non c’entra, questo è un problema del mio rapporto con Jon». Incognito ha aggiunto che «quando vedo in tv le frasi che ho scritto mi sento imbarazzato: ma voglio che la gente sappia che questo è il modo in cui Jonathan e il resto dei miei compagni comunichiamo. È volgare. È ingiusto. Posso capire che abbia fatto alzare qualche sopracciglio, ma la gente non capisce che questo è il modo che usiamo per comunicare fra di noi».

Alcuni giocatori dei Dolphins come Ryan Tannehill hanno difeso Incognito, sostenendo che «se qualcuno avesse chiesto a Jon Martin una settimana fa chi fosse il suo migliore amico nella squadra, lui avrebbe risposto “Richie Incognito”». Tannehill ha aggiunto che «Richie era il primo che difendeva Jon se qualcosa andava male in campo. Fuori dal campo uscivano sempre assieme. Richie era solito infastidire gli altri e prenderli in giro? È vero, ma questo ha fatto ridere molta gente nello spogliatoio, e ha reso il gruppo più coeso. Era il miglior compagno di squadra che potessi desiderare». Tyson Clabo, un altro membro dei Dolhpins, ha detto che «non so perché Martin stia facendo queste cose. L’unica persona che conosce il vero motivo di tutto questo è proprio lui. Adesso sembra che Richie sia un pazzo razzista, ma la verità è che Richie è stato un buon compagno di squadra, e che Richie e Jon erano amici, o così sembrava.»

In questi giorni inoltre sta circolando un’altra storia riguardo Incognito, diffusa da una tv locale di Miami. Incognito, durante un torneo di golf amatoriale nel 2012, avrebbe molestato una donna di 34 anni toccandole ripetutamente le parti intime con una mazza da golf, per poi strofinarsi addosso a lei e infine rovesciarle addosso una bottiglia d’acqua. La storia non divenne pubblica perché la donna accettò – con tutta probabilità dopo essere stata compensata – di firmare un documento che la obbligava a non diffondere la storia.

Dave Zirin, su The Nation, ha commentato l’intera storia scrivendo che «il tradizionale “codice da uomini” che esiste nella NFL è che la tua virilità è definita dalla quantità di violenza che riesci a infliggere agli altri, e dalla negazione di possedere problemi fisici o mentali. È una mentalità rumorosa, fiera e aggressivamente eterosessuale, che prevede che le donne esistano solo in quanto propaggini atte a soddisfare i propri desideri di sesso e violenza. Mentre la NFL, lo sport più popolare negli Stati Uniti, influneza in un modo o nell’altro le nostre vite, riflette anche una società bloccata dal sessismo, dalla violenza contro le donne e da un’etica che glorifica il dominio fisico sull’altro».

Tracee Hamilton, sul Washington Post, ha criticato l’«eccessivo peso dato alla storia», aggiungendo che sappiamo ancora troppo poco dei particolari dell’intera vicenda. «Si è tornato a parlare di bullismo a livello nazionale, ma si tratta davvero di bullismo? Stiamo parlando di uomini adulti, dopo tutto, e di un posto di lavoro che spesso alimenta delle regole di comportamento simili a quelle che la maggior parte di noi è costretta a tollerare. Esiste un limite d’età per il bullismo?». Hamilton conclude scrivendo che «sebbene appaia molto poco di moda trarre conclusioni, forse è meglio aspettare. Vediamo cosa dirà Martin, pubblicamente, sull’argomento, e cosa rivelerà l’inchiesta della NFL. Fino ad allora ci saranno un sacco di speculazioni per nulla.»

A sinistra nella foto, Richie Incognito: Tyler Barrick/Getty Images

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