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  • lunedì 21 Ottobre 2013

Le elezioni in Argentina

Manca una settimana, e si parla già della fine del kirchnerismo: se la coalizione della presidentessa non va molto bene, non potrà ricandidarla

Domenica 27 ottobre si terranno le elezioni parlamentari di medio termine in Argentina, che rinnoveranno la metà dei seggi della Camera dei Deputati e un terzo di quelli del Senato. Queste elezioni sono molto attese, perché si terranno tre mesi dopo le primarie di agosto, che hanno mostrato una significativa perdita di consensi per la coalizione al governo, il Frente para la Victoria (FPV), guidata dalla presidente Cristina Kirchner, e la contemporanea ascesa politica del principale leader dell’opposizione, il “peronista dissidente” Sergio Massa. Le elezioni del 27 ottobre, inoltre, sono la maggiore scadenza elettorale due anni prima delle prossime elezioni presidenziali.

Le forze politiche più importanti che si presenteranno alle elezioni sono il Frente para la Victoria (FPV), coalizione di centrosinistra guidata dalla presidentessa Cristina Kirchner; il Frente Renovador di centrodestra, il cui fondatore e leader è Sergio Massa, ex capo di gabinetto del governo di Kirchner e sindaco di Tigre, città nell’area metropolitana della capitale Buenos Aires; Unión Cívica Radical (UCR), partito di centro e storicamente oppositore della tradizione politica del peronismo, ovvero il movimento politico di massa che si è sviluppato negli anni Quaranta intorno alla figura di Juan Domingo Perón; e Propuesta Republicana, di tendenze liberali conservatrici.

Le elezioni parlamentari sono state precedute l’11 agosto scorso dalle elezioni primarie di tutti i partiti che si presenteranno il 27 ottobre: le primarie, oltre a essere il sistema con cui gli argentini scelgono i candidati da inserire nelle liste che attribuiscono i seggi in parlamento, sono state anche un buon indicatore delle inclinazioni pre-elettorali del paese. La coalizione di Kirchner ha ottenuto il suo peggior risultato elettorale degli ultimi dieci anni di governo: nonostante sia rimasta la prima forza politica del paese con il 29 per cento dei voti, ha perso diversi punti percentuali rispetto alle ultime elezioni legislative (quelle del 2009, quando ottenne il 31 per cento dei voti), mentre sono cresciute molto le opposizioni: il Frente Renovador di Sergio Massa – il cui orientamento viene definito anche “peronismo dissidente” – ha ottenuto il 26,2 per cento, anche se la sua leadership sembra molto divisa; UCR e i suoi alleati di centrosinistra 21,1 per cento. Se la coalizione di Kirchner dovesse mantenere questi punti percentuali anche alle elezioni parlamentari del 27 ottobre, manterrebbe comunque il controllo del parlamento.

Uno dei problemi più grandi per la coalizione di Kirchner è comunque la vittoria ottenuta da Sergio Massa alle primarie. Massa è stato il primo candidato nel suo distretto, cioè la provincia di Buenos Aires, in cui votano il 37 per cento degli argentini: ha ottenuto il 35 per cento dei voti, mentre il candidato del kirchnerismo, la cui campagna elettorale è stata sostenuta attivamente da Kirchner, si è fermato al 29,6 per cento dei voti. Anche nel secondo e terzo distretto del paese per numero di votanti, le province di Córdoba e di Santa Fe, i candidati della coalizione di Kirchner hanno perso.

Sergio Massa, 41 anni, ha iniziato la sua carriera politica nel partito liberale conservatore Unión del Centro Democrático; negli anni Novanta, quando il partito si è avvicinato sempre più alle posizioni del governo del peronista Carlos Menem, Massa ha militato nel Partito Giustizialista (peronista), prima di sostenere attivamente Kirchner e diventare parte del suo governo come capo di gabinetto. Nel 2010 Massa ha formato il “gruppo degli 8”, un gruppo di attivisti anti-kirchneristi che include personaggi politici importanti di diverse province argentine. Con loro ha fatto nascere il Frente Renovador, nel cui programma sono previste, tra le altre cose, diverse politiche di stampo neoliberale, tra cui privatizzazioni di diversi settori gestiti finora dallo stato.

Una vittoria limitata alle elezioni parlamentari potrebbe condizionare e limitare le capacità di vittoria di Kirchner alle prossime presidenziali previste per il 2015, non solo di fronte ai risultati di Massa. La Costituzione argentina non permette infatti la rielezione a tre mandati consecutivi per un presidente: Kirchner, che è stata eletta per la prima volta nel 2007 e rieletta nel 2011, dovrebbe quindi riformare la Costituzione, ma per farlo ha bisogno di una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere del parlamento, condizione che, stando ai risultati delle primarie di agosto, sembra improbabile.

Molti osservatori parlano già della fine del kircherismo, cioè il movimento politico di ispirazione peronista nato nel 2003 con l’elezione a presidente dell’Argentina di Néstor Kirchner, marito di Cristina (Néstor morì nell’ottobre del 2010, e la sua attività politica fu portata avanti da allora dalla moglie). Cristina Kirchner è un personaggio particolare della politica argentina: è la prima presidente donna eletta nella storia del paese, la seconda a ricoprire l’incarico dopo Isabelita Perón, e uno dei leader più controversi e discussi dell’America Latina. Durante gli ultimi anni della sua presidenza, Kirchner è stata molto criticata su alcuni temi specifici, tra cui le politiche adottate per affrontare la crisi economica, l’aumento della criminalità e la corruzione nel paese. L’anti-kirchnerismo è cresciuto, e alcuni personaggi politici prima sostenitori della presidenta, come Sergio Massa, sono passati all’opposizione, anche se non sono riusciti a formare un fronte unico e compatto.

Secondo Managment & Fit, società privata che si occupa di sondaggi, la percentuale di sostegno a Kirchner è salita dal 34 per cento dell’inizio di ottobre al 44 per cento dopo l’intervento chirurgico dell’8 ottobre alla testa, per drenare un ematoma cerebrale. Secondo gli analisti, comunque, si tratta di una reazione temporanea dell’elettorato argentino, che non sarà determinante alle elezioni del 27 ottobre.

Foto: Cristina Kirchner e Sergio Massa (JUAN MABROMATA/AFP/Getty Images)