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  • martedì 15 Ottobre 2013

Ultime dallo shutdown americano

Lunedì sera un accordo sembrava quasi fatto, c'è stato un nuovo rinvio, ma si avvicinano scadenze pericolose

Martedì 15 ottobre è iniziato il quattordicesimo giorno di “shutdown“, la chiusura da parte del governo statunitense di tutte le attività non essenziali, provocata dalla mancata approvazione della legge finanziaria da parte del Congresso, per l’opposizione dei parlamentari repubblicani. Secondo la stampa americana democratici e repubblicani sarebbero vicini ad un accordo che permetta la “riapertura” del governo: lunedì pomeriggio (era sera in Italia) l’incontro tra i leader delle due camere del Congresso e il presidente Barack Obama è stato rimandato, per permettere a democratici (che controllano il Senato) e repubblicani (che controllano la Camera) di proseguire nelle trattative.

Lunedì sera Harry Reid, leader dei democratici al Senato, ha detto ai giornalisti che i colloqui hanno avuto un esito molto positivo: sarebbe molto vicino un accordo relativo sia alla fine dello shutdown sia all’innalzamento del tetto del debito. La questione del tetto del debito è potenzialmente molto più grave dello shutdown: a differenza di quanto succede in molti altri paesi, gli Stati Uniti per legge non possono indebitarsi oltre una certa cifra e quella cifra è fissata per legge. La prassi vuole che quando ci si avvicina a quella cifra il Congresso alzi il tetto, per permettere al paese di continuare a finanziarsi sul mercato vendendo titoli di stato: questo passaggio formale, in passato praticamente automatico, in questi anni è diventato oggetto di infinite trattative politiche. Nell’agosto del 2011 il mancato accordo sul tetto del debito – che fu poi raggiunto poco dopo la scadenza – portò al primo downgrade del rating americano nella storia, operato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s.

Il piano su cui ci sarebbe un accordo di massima tra senatori democratici e repubblicani prevede il finanziamento delle attività di governo fino al 15 gennaio e l’innalzamento del tetto del debito fino al 7 febbraio. I membri alla Camera del Tea Party, l’ala più radicale del partito repubblicano a cui viene attribuita la scelta di andare allo scontro diretto con l’amministrazione e provocare lo shutdown, hanno contestato il piano. Il loro obiettivo rimane quello di bloccare o rinviare la riforma sanitaria promossa dal presidente Obama, approvata dal Congresso nel 2010 e giudicata legittima dalla Corte Suprema nel 2012. Proprio i disaccordi sulla riforma sanitaria avevano portato molti repubblicani a bloccare il passaggio della legge finanziaria al Congresso.

Martedì mattina, scrive il New York Times, i repubblicani del Senato faranno una riunione a porte chiuse. Secondo molti commentatori, un accordo definitivo potrebbe essere trovato nelle prossime ore: oltre all’imminente scadenza per l’innalzamento del tetto del debito, i repubblicani si trovano con le “spalle al muro”, come ha detto il deputato repubblicano Peter T. King. Un sondaggio pubblicato ieri dal Washington Post mostra infatti che il 74 per cento degli americani contattati disapprova il comportamento tenuto dai repubblicani durante le trattative per interrompere lo shutdown.