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  • sabato 12 Ottobre 2013

Le leggi contro l’immigrazione irregolare nel Regno Unito

Questa settimana il governo Cameron ha presentato una proposta di legge per «rendere più difficile rimanere per le persone che sono qui illegalmente»

Giovedì 10 ottobre il governo britannico ha presentato alla Camera dei Comuni l’Immigration Bill, una nuova legge che fa parte del controverso piano di contrasto all’immigrazione clandestina portato avanti dal governo Cameron. Come dice la stessa pagina di presentazione sul sito del governo, la legge “riformerà il sistema degli allontanamenti e degli appelli, rendendo più facile e più veloce allontanare coloro che non hanno il diritto di essere qui”. Il governo prevede l’approvazione finale del provvedimento entro i prossimi sei mesi.

L’Immigration Bill vuole introdurre in primo luogo una serie di nuovi controlli. Uno dei principali campi interessati è quello dei contratti di affitto: secondo le proposte del governo, i proprietari di immobili saranno obbligati a controllare la validità dei documenti degli aspiranti affittuari, rifiutando di fare un contratto ai cittadini stranieri che non sono in grado di dimostrare di essere nel Regno Unito legalmente. La misura è simile ad una già in vigore per i datori di lavoro, che rischiano una multa di 10 mila sterline (circa 12 mila euro): con la nuova legge raddoppierà fino a un massimo di 20 mila. Altri controlli verranno introdotti a carico delle banche.

Un altro provvedimento vuole evitare il cosiddetto “turismo della salute”, cioè l’utilizzo del sistema sanitario pubblico britannico (NHS, National Health Service) da parte di cittadini stranieri. Il governo non ha fornito cifre sul peso economico del fenomeno, ma lo scorso luglio il ministro della Sanità Jeremy Hunt parlò di un contributo di circa 200 sterline l’anno (235 euro) per tutti gli immigrati provenienti da paesi fuori dall’Unione Europea, inclusi gli studenti.

Il ministro dell’Interno Theresa May ha detto che le misure serviranno a “rendere più difficile rimanere per le persone che sono qui illegalmente” e che è una “questione di principio” far contribuire economicamente chi utilizza i servizi pubblici.

L’Immigration Bill ha già ricevuto diverse critiche. In un commento sul sito di BBC, il giornalista Dominic Casciani ha scritto che c’è stata in media una riforma delle leggi sull’immigrazione ogni due anni a partire dal 1997 e nonostante questo il sistema sembra ancora bisognoso di cambiamenti. Il Guardian ha raccolto i pareri contrari di un’associazione di avvocati specializzati nei diritti degli immigrati, secondo cui la legge è “invadente, opprimente, inefficace e costosa”, e dell’associazione dei proprietari di immobili, che dicono che ci sono circa 400 documenti di identità validi nell’Unione Europea e che molti proprietari finiranno per non dare case in affitto agli immigrati per evitare il rischio di non rispettare le nuove regole.

Nel Regno Unito è in corso un dibattito sulle misure da prendere per regolare il fenomeno dell’immigrazione, mentre le posizioni del governo conservatore si stanno progressivamente spostando verso un approccio più duro sul tema. Il governo Cameron ha detto negli scorsi mesi che ha l’obiettivo di ridurre a meno di 100 mila unità l’immigrazione netta annuale di lungo periodo, cioè la differenza tra chi si trasferisce nel Regno Unito e chi lo lascia (attualmente la cifra è di oltre 175 mila). Oggi sono in vigore nel paese alcune restrizioni temporanee per i cittadini della Romania e della Bulgaria che intendono lavorare nel Regno Unito, decise al momento dell’ingresso dei due paesi nell’UE (2007) e in scadenza alla fine del 2013.

Il tema, una volta assente dal dibattito pubblico britannico, è diventato più attuale con la crisi economica e la diminuzione dei posti di lavoro disponibili. A fine luglio 2013, una campagna dell’Home Office britannico (il ministero dell’Interno) aveva causato grandi polemiche: lo slogan, ripetuto in manifesti e in due camion che giravano per Londra, diceva: “Nel Regno Unito illegalmente? Vai a casa o preparati all’arresto” (In the U.K. illegally? Go home or face arrest).

È molto difficile stabilire il numero di immigrati risiedenti illegalmente nel Regno Unito, come in qualsiasi altro paese, e per questo motivo l’istituto britannico di statistica non rilascia cifre in merito. Nel 2005, l’Home Office condusse una ricerca secondo cui, in base ai metodi di rilevazione utilizzati negli altri paesi, il numero di persone che risiedevano illegalmente nel Regno Unito nel 2001 era di circa 430.000.

Foto: il ministro dell’Interno britannico Theresa May con David Cameron all’aeroporto di Heathrow, nel 2010.
AP Photo/ Steve Parsons, Pool