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  • venerdì 20 settembre 2013

Che aria tira in Tunisia

Quella che sembrava la versione più riuscita delle primavere arabe sta passando una grave crisi politica, e qualcuno la paragona all'Egitto

Per diversi mesi dopo la fine della presidenza di Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia fu considerata la versione più riuscita delle cosiddette “primavere arabe”: il suo governo post-rivoluzionario, guidato dal partito islamista moderato Ennahda vincitore delle elezioni, era stabile, moderato e schierato con l’Occidente. Uno dei personaggi più importanti della transizione, Mohamed Ghannouchi, era un politico stimato sia in Tunisia che all’estero e considerato «rispettato, diligente e pragmatico» dagli Stati Uniti.

A due anni e mezzo dalla rivoluzione, tuttavia, la situazione politica in Tunisia è molto diversa da quella che si prospettava dopo l’allontanamento di Ben Ali: ci sono stati omicidi politici, violenze di estremisti e diversi tentativi di includere la sharia nell’ordinamento statale. Alcuni hanno paragonato la situazione tunisina a quella dell’Egitto prima del colpo di stato ai danni di Mohamed Morsi, mentre altri credono che nemmeno un modello moderato islamista come quello tunisino possa essere compatibile con la democrazia. Ecco cosa è successo in Tunisia, in ordine.

Chi sono e cosa dicono gli islamisti moderati di Ennahda
Ennahda ha vinto le elezioni dell’ottobre 2011 ottenendo 89 seggi sui 217 disponibili nel parlamento appena istituito. Il governo appena formato avrebbe dovuto scrivere una nuova Costituzione e una nuova legge elettorale entro un anno, ma non ci è riuscito; allo stesso tempo però ha tentato più volte di inserire leggi ispirate alla sharia nell’ordinamento statale, fermate o sospese per via dell’opinione contraria dell’opposizione e di buona parte della classe media (contrarie anche alle molte dichiarazioni che i leader del partito islamista fecero sul ruolo delle donne, definite “complementari” ma non uguali agli uomini).

Nel corso dell’ultimo anno il governo tunisino è stato accusato di voler far tornare il paese indietro di mezzo secolo. Il principale leader delle opposizioni tunisine, Beji Caid Essebsi, ha detto: «Per cinquant’anni abbiamo avuto una società a favore del progresso e della tolleranza. Loro [Ennahda] vogliono cambiare il nostro modo di vivere».

Gli omicidi e la crisi politica
Le manifestazioni anti-governative più grandi si sono tenute dopo l’uccisione di due importanti esponenti dell’opposizione tunisina. Chokri Belaïd, uno dei leader del Fronte Popolare (la coalizione di sinistra attualmente all’opposizione), è stato ucciso il 6 febbraio; Mohamed Brahmi, fondatore di uno dei partiti laici del paese, è stato ucciso il 25 luglio. In molti hanno accusato Ennahda di essere coinvolta in entrambi gli omicidi, qualcuno parlando di “mandante morale”, qualcun altro sostenendo che il partito al potere non aveva fatto abbastanza per bloccare le violenze degli estremisti islamici.

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