• Cultura
  • martedì 17 Settembre 2013

Il restyling del New Yorker

Un evento molto raro per una delle più famose ed eleganti riviste statunitensi: è stato rinnovato il font e ridisegnata qualche sezione

Il nuovo numero del New Yorker, uscito lunedì 16 settembre, presenta un lieve restyling grafico, annunciato domenica in un video dal direttore creativo della rivista, Wyatt Mitchell. Il New Yorker è particolarmente famoso non solo per i suoi articoli di approfondimento, ma anche per le bellissime copertine e la grafica elegante, minimale e accurata, che ha subìto pochissimi cambiamenti nel corso degli anni.

Le modifiche sono state realizzate da Mitchell e una squadra di 13 persone, che nell’ultimo anno hanno studiato i vecchi numeri del New Yorker per modernizzare al meglio l’aspetto della rivista restando vicini al modello originario. I grafici hanno rinnovato il font disegnato dal primo direttore creativo del New Yorker Rea Irvin – che realizzò anche la prima copertina del 21 febbraio 1921, con il dandy Eustace Tilley – e introdotto come secondo font Neutraface (quello usato, per esempio, nei poster del film Quantum of Solace). Sono state inoltre ridisegnate alcune sezioni della rivista: il sommario e la pagina dei collaboratori, diventate più chiare e ordinate, la sezione delle Briefly Noted e quella dei racconti letterari.

Le pagine che hanno subito più modifiche sono quelle di Goings On About Town, la sezione iniziale che segnala gli eventi culturali e artistici di New York: la rubrica adesso è aperta da una foto a tutta pagina e i dettagli sugli eventi – come gli indirizzi dei cinema e dei teatri – sono stati notevolmente ridotti. Come ha spiegato il direttore del New Yorker David Remnick, tutte quelle indicazioni non sono più necessarie: molti lettori della rivista non abitano a New York, e sei vuoi scoprire dove si trova un certo teatro, la risposta «è a portata di Google».

Le modifiche non sono quindi particolarmente drastiche: Remnick ha detto che i lettori abituali saprebbero riconoscere la rivista da un metro. Remnick ha spiegato che «abbiamo mantenuto invariato il DNA» del New Yorker e «aggiunto alcuni elementi moderni». Nonostante questo si aspetta di ricevere comunque delle critiche da alcuni lettori: «Ma va bene così: le cose poi si assestano».

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