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  • giovedì 5 settembre 2013

Quanto tempo si gioca a tennis (davvero)

Il Wall Street Journal ha cronometrato la durata effettiva del gioco, togliendo pause e intervalli: indovinate quanto resta

Un incontro di tennis professionistico, al contrario di ciò che avviene in diversi altri sport, ha una durata variabile: finisce generalmente quando uno dei due giocatori vince tre set su cinque (o due su tre), e questo può accadere nel giro di un’ora e mezza come invece trascinarsi per ore (o persino per giorni, in memorabili occasioni). Durante una partita sono però previste molte pause e i tennisti hanno diverse occasioni per riposarsi: gli intervalli di gioco concessi dal giudice, per esempio, durano spesso alcuni minuti, e anche i cambi di campo e le discussioni con i giudici vengono considerati parte integrante della durata totale dell’incontro. Il giornalista Stu Woo del Wall Street Journal si è quindi chiesto qual è la percentuale di tempo effettivamente giocato in un incontro di tennis medio.

È un calcolo molto difficile, poiché non esistono dati in merito: nelle cronache la durata dell’incontro viene calcolata dal momento in cui viene giocata la prima palla a quando viene segnato l’ultimo punto. Con questo metodo, è stato calcolato che nell’edizione del 2012 degli U.S. Open la durata media di un incontro singolo maschile è stata di 2 ore e 44 minuti. Woo ha misurato manualmente il tempo effettivo di gioco di un incontro di durata simile, il singolo maschile degli U.S. Open del 2013 fra l’argentino Leonardo Mayer e lo scozzese Andy Murray che è durato 2 ore e 41 minuti, fermando il cronometro – come se fosse una partita di basket – ogni volta che veniva segnato un punto o il gioco si interrompeva. Ha così calcolato che si è giocato effettivamente per 26 minuti e 29 secondi: il 16,4 per cento della durata totale dell’incontro.

È un dato ovviamente poco indicativo su tutte le altre partite, e le variabili possono essere molte: se un tennista è molto bravo nel servizio, cioè nella prima battuta, farà molti ace – punti guadagnati senza che l’avversario riesca a colpire la palla in risposta a un servizio – e il tempo effettivo di gioco sarà verosimilmente ancora più basso. Woo ha inoltre osservato che i tennisti perdono moltissimo tempo fra uno scambio e un altro: passeggiano, perdono tempo, parlottano fra sé e sé. Nel tennis, inoltre, è presente una forte componente psicologica: un bravo giocatore deve essere in grado di mantenere la concentrazione per ore, e cercare inoltre di risparmiare energie fisiche e mentali per evitare di arrivare stanco agli scambi decisivi, che spesso si giocano alla fine di una partita.

Con lo stesso metodo, Woo ha calcolato anche il tempo effettivo di gioco di un doppio femminile, quello in cui le italiane Sara Errani e Roberta Vinci giocavano contro Daniela Hantuchova e Martina Hingis: in un’ora e 26 minuti di partita, il tempo effettivo di gioco è stato di 16 minuti e 50 secondi, cioè il 19,6 per cento del totale.

Woo si è spiegato la percentuale più alta con le differenze fra il tennis maschile e quello femminile: quello maschile infatti si gioca molto sulla potenza delle palle servite, e mediamente ci sono molti punti che vengono guadagnati attraverso un ace o una risposta adeguatamente efficace al servizio. Nel tennis femminile, invece, gli scambi sono mediamente più lunghi, proprio a causa del gioco generalmente meno “muscolare”.

Un calcolo simile sul tempo di gioco era stato fatto due mesi fa anche per una partita di baseball: un altro giornalista del Wall Street Journal, Steve Moyer, ha calcolato che durante una partita di baseball – altro sport senza limiti di tempo e con pause di gioco ancora più lunghe – di media durata uno spettatore assiste a circa 18 minuti di gioco, il 10 per cento del totale dell’intero incontro (che dura circa tre ore).

foto: Paul Gilham/Getty Images

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