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  • mercoledì 14 agosto 2013

La festa dei palestinesi tornati a casa

Le foto dell'accoglienza a Gaza e Ramallah dei 26 detenuti liberati dal governo israeliano

Nella notte tra martedì e mercoledì Israele ha liberato 26 detenuti palestinesi, come richiesto dal presidente palestinese Mahmoud Abbas per riprendere i colloqui di pace promossi dagli Stati Uniti, che inizieranno oggi dopo un primo incontro preparatorio a fine luglio. Il governo israeliano ha promesso di liberare in tutto 104 palestinesi, in quattro fasi diverse e nel giro di nove mesi.
Martedì notte due autobus sono partiti dal carcere israeliano di Ayalon, vicino a Tel Aviv: uno era diretto alla prigione militare di Ofer, vicino a Ramallah in Cisgiordania, dove gli 11 detenuti che trasportava sarebbero stati consegnati a funzionari palestinesi; l’altro aveva a bordo i restanti 15 detenuti ed era diretto al passo di Erez, al confine con la Striscia di Gaza.

Le persone liberate a Ramallah – tutte condannate per aver ucciso o per essere state complici nell’uccisione di israeliani – sono state accolte dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, oltre che da centinaia di persone tra parenti, amici e sostenitori. Gli ex detenuti e Abbas hanno pregato insieme sulla tomba dell’ex leader di Fatah, Yasser Arafat, e poi sono saliti su una specie di podio da cui il presidente ha tenuto un discorso. Abbas ha detto, tra le altre cose, che non si fermerà «fino a quando avremo liberato tutti i prigionieri nelle carceri israeliane». Anche a Gaza si sono radunate centinaia di persone che hanno festeggiato con fuochi d’artificio, ballando, sventolando bandiere e sparando in aria.

La gioia dei palestinesi per il ritorno dei loro cari e dei loro “eroi” è motivo di scontento e amarezza per molti israeliani, che li considerano dei terroristi e degli assassini. Non è la prima volta che il governo israeliano libera detenuti palestinesi, di solito per ottenere la liberazione di soldati o la restituzione dei loro cadaveri, e secondo molti questa volta Israele non avrebbe ottenuto abbastanza in cambio. I parenti delle persone uccise dai detenuti liberati hanno fatto appello alla Corte Suprema israeliana, che però non si è opposta alla scarcerazione, e martedì notte si sono radunati davanti alla prigione di Ayalon – molti di loro avevano le mani dipinte di rosso per ricordare il sangue dei loro cari – e hanno cercato di bloccare la partenza degli autobus. BBC riporta, tra i tanti, il commento di Avi Moses, che perse la moglie e un figlio in un attentato nel 1987: «Voglio vedere questo “eroe” tornare a casa e dire che ha ucciso una donna incinta di 34 anni e un bambino di cinque».

Nonostante questo primo gesto distensivo del governo israeliano, i negoziati sono comunque a rischio a causa della decisione del ministro israeliano per la Casa israeliano, Uri Ariel, di estrema destra, di costruire 1.200 nuovi insediamenti a Gerusalemme Est e nelle colonie israeliane in Cisgiordania. E non solo: mercoledì notte l’esercito israeliano ha detto di aver condotto attacchi aerei nel nord della Striscia di Gaza in risposta al lancio di due razzi palestinesi diretti verso la città di Sderot.

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