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  • lunedì 12 agosto 2013

I negoziati Israele-Palestina già in crisi?

Israele ha annunciato i nomi dei 26 detenuti palestinesi che saranno liberati ma anche la costruzione di nuove colonie

Domenica notte Israele ha diffuso la lista coi nomi dei primi 26 detenuti palestinesi che saranno liberati nei prossimi giorni, come richiesto dal presidente palestinese Mahmoud Abbas per la ripresa dei colloqui di pace promossi dagli Stati Uniti. L’elenco – deciso da un comitato guidato dal ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon – è stato pubblicato sul sito delle carceri israeliane: si tratta principalmente di persone che hanno ucciso o partecipato all’uccisione di cittadini israeliani prima degli accordi di pace firmati a Oslo nel 1993. I prigionieri verranno liberati dopo 48 ore dalla diffusione dela lista, per dare modo ai parenti delle persone che hanno ucciso di fare appello alla Corte Suprema israeliana, che però difficilmente interverrà nella questione. Il governo ha detto che se i detenuti liberati riprenderanno l’attività terroristica saranno nuovamente incarcerati in Israele e sottoposti a pene più dure.

Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che la decisione di rendere pubblici i nomi in serata serve a limitare lo spazio dedicato dai giornali di oggi ai crimini commessi dai detenuti, mentre il loro rilascio nella notte di martedì ridurrà i festeggiamenti e le cerimonie pubbliche con cui verranno accolti una volta a casa. Il governo israeliano ha detto che 14 detenuti portati nella Striscia di Gaza mentre 12 torneranno in Cisgiordania. Due avrebbero terminato di scontare la pena nel giro di tre mesi, sei nei prossimi tre anni, mentre uno ha passato in carcere 28 anni. Alcuni parenti delle persone uccise si sono opposti alla scarcerazione e lo stesso hanno fatto i parlamentari di estrema destra, che lo scorso mese hanno votato contro il piano di scarcerazione dei palestinesi previsto dall’accordo di pace. Israele ha infatti promesso che nel giro di nove mesi libererà in tutto 104 detenuti palestinesi, in quattro fasi distinte e in relazione ai progressi dei negoziati. I detenuti che hanno commesso i crimini più gravi saranno rilasciati alla fine.

La notizia è una vittoria per Abbas – i palestinesi detenuti in Israele sono migliaia e la questione è molto sentita in Palestina – ma è stata offuscata dalla decisione di Netanyahu di impedire ad alcuni di loro di rientrare in Cisgiordania, cosa che – secondo i palestinesi – violerebbe gli accordi. Inoltre sempre domenica Abbas e Saeb Erekat, capo dei negoziatori palestinesi, hanno criticato la decisione del ministro israeliano per la Casa israeliano, Uri Ariel, di estrema destra, di costruire 1.200 nuovi insediamenti a Gerusalemme Est e nelle colonie israeliane in Cisgiordania. Il ministro delle Finanze, Yair Lapid, ha definito la costruzione di nuovi insediamenti «controproducente per il processo di pace» (che avrebbero sorpreso anche Netanyahu, scrive Haaretz, che ieri è stato operato per un’ernia). Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est sono considerati illegali dalla maggior parte della comunità internazionale e i palestinesi sostengono che rendono difficile uno stato unitario e contiguo: si calcola che nelle colonie vivano circa 500 mila israeliani, insieme a 2,5 milioni di palestinesi.

Già in passato gli insediamenti israeliani sono stati motivo di interruzione e fallimento dei negoziati. Molti temono che a causa dei nuovi insediamenti i palestinesi decidano di saltare il prossimo incontro, che dovrebbe tenersi a Gerusalemme mercoledì e proseguire a Gerico e in Cisgiordania. Si tratta della prima riunione importante dei negoziati, iniziati il 29 e 30 luglio scorsi con due giorni di incontri preliminari a Washington DC, negli Stati Uniti.

La ripresa dei negoziati di pace tra Israele e Palestina è stata annunciato lo scorso 19 luglio dal Segretario di Stato americano John Kerry: erano stati interrotti nel 2010 dopo il rifiuto del governo israeliano di sospendere la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania. Israele sarà rappresentata dal ministro della Giustizia Tzipi Livni e dall’assistente del primo ministro Isaac Molcho, la delegazione palestinese sarà guidata da Saeb Erekat; per il dipartimento di stato americano ci saranno Martin Indyk, ex ambasciatore americano in Israele, e Frank Lowenstein, consigliere di Kerry per la politica estera. Secondo il Dipartimento di Stato dureranno nove mesi e si chiuderanno quindi nel maggio 2014.

Foto: Bambini israeliani giocano vicino al posto in cui verranno costruite nuove colonie israeliane a Gerusalemme Est, 11 agosto 2013. (AP Photo/Sebastian Scheiner)

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