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  • Lunedì 12 agosto 2013

Chi ha fatto la foto di Bolt col fulmine

Da domenica sera ha fatto il giro del mondo: Oliver Morin, fotografo di AFP, racconta come ci è riuscito e si prende soltanto «l'un per cento del merito»

Jamaica's Usain Bolt (L) wins the100 metres final at the 2013 IAAF World Championships at the Luzhniki stadium in Moscow on August 11, 2013 while a lightning strikes in the sky. Bolt timed a season's best 9.77 seconds, with American Justin Gatlin claiming silver in 9.85sec and Nesta Carter, also of Jamaica, taking bronze in 9.95sec. 
 AFP PHOTO / OLIVIER MORIN (Photo credit should read OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)
Jamaica's Usain Bolt (L) wins the100 metres final at the 2013 IAAF World Championships at the Luzhniki stadium in Moscow on August 11, 2013 while a lightning strikes in the sky. Bolt timed a season's best 9.77 seconds, with American Justin Gatlin claiming silver in 9.85sec and Nesta Carter, also of Jamaica, taking bronze in 9.95sec. AFP PHOTO / OLIVIER MORIN (Photo credit should read OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)

Domenica sera, dopo che il giamaicano Usain Bolt ha vinto la medaglia d’oro nei 100 metri ai mondiali di atletica leggera di Mosca, è circolata molto online una foto che lo mostra mentre corre sullo sfondo di un cielo illuminato da un fulmine. La foto era perfetta: mostrava Bolt dopo la vittoria, ottenuta sotto la pioggia, con un fulmine dietro di sé. Bolt in inglese significa fulmine, il fulmine è simbolo di velocità, Bolt è l’uomo più veloce del mondo.

La foto è stata scattata dal fotografo francese Olivier Morin, che lavora da 25 anni per Agence France-Presse (AFP). Morin ha raccontato sul blog dell’agenzia fotografica come è riuscito a scattare un’immagine diventata subito iconica, e di cui si prende soltanto «l’un per cento del merito».

Bolt

(l’immagine si ingrandisce con un clic)

Prima dell’inizio della gara Morin aveva sistemato cinque macchine fotografiche comandate a distanza lungo il percorso, così da poter fotografare il vincitore da diverse angolazioni. Ovviamente non poteva sapere se Bolt avrebbe vinto, ma la cosa era molto probabile e si era quindi concentrato sulla sua corsia. L’ultima macchina fotografica era stata posizionata a 30 metri dal traguardo, piuttosto lontano rispetto a quanto faceva di solito. «L’idea era fare una foto al vincitore con le braccia alzate e con lo stadio alle spalle, e catturare anche un po’ di cielo. Stavo pensando a un’immagine duratura più che a un classico scatto da notizia».

Morin ha spiegato che mentre Bolt tagliava il traguardo sembrava non provare emozioni, non ha esultato subito: la sua reazione era arrivata più tardi. Nel frattempo Morin aveva deciso di scattare comunque una foto con la macchina che aveva in mano e di attivare le altre cinque con un interruttore a pedale. Le immagini scattate con la sua macchina vengono trasmesse direttamente al photo editor di AFP, mentre quelle catturate a distanza sono trasferite sul suo computer. Morin ha raccontato di averlo aperto e aver iniziato a guardare le immagini in un formato piccolo. All’inizio non aveva visto il fulmine. Poi, dopo aver ingrandito le foto, lo aveva trovato in quattro immagini: due erano inutilizzabili per il cielo troppo scuro, «ma nelle altre due, grazie a un po’ di fortuna, il fulmine si vedeva per bene. Avevo fatto “lo” scatto». Morin ha detto in un’intervista a NBC che «quando ho visto il fulmine ho pensato che si trattasse di una foto speciale. Una buona foto. Ma aveva sottovalutato l’impatto che avrebbe avuto l’immagine».

Secondo Morin, se non fosse stato per il fulmine la foto sarebbe stata inutilizzabile: Bolt «non mostrava nessuna reazione. Il traguardo sembrava un luogo neutrale per lui. Non c’era niente in questa foto: il 99 per cento è dato dal fulmine. È pura fortuna». Morin ha sottolineato che le uniche cose che poteva controllare erano l’inquadratura e il momento giusto in cui far scattare le macchine fotografiche: «il fulmine, beh, quello non potevo pianificarlo: anche se, visto il cielo in tempesta, tutti i fotografi avevano borbottato per 20 minuti sperando di catturare un fulmine». Morin ha concluso dicendo che «si tratta di un momento che capita una volta sola nella vita. Non mi è mai successo prima in 25 anni, da quando iniziato a lavorare. Penso che se ci provo per i prossimi 50 anni non succederà di nuovo».

Foto: OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images