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  • mercoledì 7 Agosto 2013

Perché si parla di nuovo di Gibilterra

Spagna e Regno Unito stanno litigando, come è successo spesso negli ultimi 300 anni

Negli ultimi giorni la Spagna ha minacciato una serie di ritorsioni economiche e finanziarie nei confronti di Gibilterra, la piccola città che si trova nel sud della Spagna e che fa parte del Regno Unito. Ufficialmente le minacce spagnole sono una risposta alla decisione del governo di Gibilterra di costruire una barriera di cemento per impedire ai pescatori spagnoli di sconfinare nelle sue acque. Quella di questi giorni è l’ennesima disputa su Gibilterra che negli ultimi 300 anni ha diviso il governo spagnolo da quello inglese.

Gibilterra appartiene al Regno Unito dal 1714, che con il trattato di Utrecht ufficializzò la conquista di dieci anni prima nella Guerra di successione spagnola. È una piccola città con un’area di circa 5 chilometri quadrati e 30 mila abitanti arroccati intorno a una montagna, la Rocca di Gibilterra, e si trova in un punto strategico: al di là dello stretto di Gibilterra, largo appena 14 chilometri, si trova il Marocco. Per secoli, insomma, controllare Gibilterra ha significato controllare l’accesso al mar Mediterraneo: il confine con la Spagna è lungo circa un chilometro ed è l’unico accesso al continente. A Gibilterra si parla inglese e le cabine telefoniche sono rosse come gli autobus a due piani. I bar e caffé si chiamano pub e in giro per la città è facile trovare chioschi dove mangiare fish & chips, tipico cibo inglese. Nel corso dei secoli lo status di Gibilterra ha causato molte controversie, che non sempre sono rimaste sul piano diplomatico.

L’ultima è iniziata soltanto poche settimane fa, quando il governo di Gibilterra ha deciso la costruzione di una barriera in mare che impedisse ai pescatori spagnoli di entrare nelle acque inglesi. Alla fine di luglio i primi blocchi di cemento sono stati affondati in mare e il governo spagnolo ha iniziato a protestare. Domenica 27 luglio le guardie di frontiera spagnole hanno intensificato i controlli sulle auto in ingresso a Gibilterra. C’è un solo posto di confine ed è molto frequentato, soprattutto dai turisti, dai lavoratori spagnoli (circa 12 mila spagnoli lavorano a Gibilterra) e dagli inglesi (circa 6 mila abitanti di Gibilterra hanno proprietà in Spagna). In pochi minuti al posto di confine si è formata una lunga coda. Per entrare a Gibilterra nel corso dell’ultima settimana è stato necessario affrontare fino a sei ore di coda.

Rallentare le operazioni al confine è soltanto una delle molte cose che il governo spagnolo può fare per fare pressioni sul governo di Gibilterra. Lunedì 5 luglio il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel García-Margallo, ha detto che il governo spagnolo potrebbe imporre un tassa di 50 euro per entrare e uscire da Gibilterra. I giornali spagnoli hanno scritto di altre misure che potrebbero essere approvate, e anche queste voci servono a mettere pressione sul Regno Unito: si è parlato per esempio di obbligare le numerose società di gioco d’azzardo online che hanno sede a Gibilterra a trasferire i propri server in Spagna, assoggettandole così al suo regime fiscale, di bloccare al confine l’arrivo di tutti i materiali da costruzione, per evitare che la barriera venga terminata, di vietare l’utilizzo dello spazio aereo spagnolo per gli aerei diretti al piccolo aeroporto di Gibilterra e di iniziare una serie di controlli fiscali sui seimila abitanti di Gibilterra con proprietà in Spagna.

Il governo di Gibilterra ha risposto minacciando di rivolgersi alla Corte europea per i diritti umani: i diritti umani dei suoi abitanti costretti ad attendere ore sotto il sole prima di poter oltrepassare il confine. I controlli sono comunque terminati lunedì 5 luglio, quando il governo inglese ha accettato di discutere il caso con dei rappresentanti del governo spagnolo.

In molti, ha scritto il Guardian, sia a Gibilterra che nelle città spagnole poco distanti, credono questa ennesima disputa internazionale sia soltanto una scusa utilizzata dal governo spagnolo per nascondere i recenti scandali di corruzione che hanno colpito alcuni esponenti del partito di maggioranza (compreso il primo ministro Mariano Rajoy) e la grave situazione economica del sud della Spagna. Nella regione vicino a Gibilterra la disoccupazione è quasi al 40 per cento.

A La Linea, il piccolo paese spagnolo davanti a Gibilterra, i cittadini rischiano di subire perdite economiche a causa delle azioni di entrambe le parti. Molti abitanti lavorano a Gibilterra, spesso come addetti alle pulizie o badanti, e sono stati danneggiati dai lunghi controlli alla frontiera. Per loro non sarebbe più conveniente lavorare a Gibilterra se il governo decidesse di imporre un tassa di ingresso. Dall’altra parte il caso diplomatico è iniziato proprio per tutelare i circa 160 pescatori che da secoli pescano nelle acque che gli inglesi vogliono chiudere con la nuova barriera di cemento.

In realtà ai pescatori spagnoli è vietato pescare nelle acque intorno a Gibilterra dall’agosto del 2012 ma la decisione non è mai stata accettata dalla Spagna, che riconosce al Regno Unito una sovranità soltanto su Gibilterra e sulla baia del porto, come sancito dal trattato del 1714, e non sull’intera estensione che avrebbero le acque territoriali – il governo di Gibilterra rivendica 3 miglia nautice (5,5 chilometri) di acque territoriali.

Negli ultimi decenni il governo spagnolo ha compiuto diversi tentativi di ottenere nuovamente e in varie forme la sovranità su Gibilterra. L’ultimo tentativo è avvenuto nel corso degli anni Novanta, quando la Spagna propose un accordo per condividere la sovranità con il Regno Unito. Questo sistema di cogestione avrebbe dovuto portare gradualmente a un ritorno di Gibilterra alla Spagna, consentendo però ai suoi abitanti di mantenere la cittadinanza inglese e una forma di autogoverno. Questo accordo è stato respinto nel 2002 da un referendum tra gli abitanti: il 99 per cento votò no.

Anche nel 1967 ci fu un referendum che ebbe lo stesso risultato. All’epoca due risoluzioni non vincolanti votate dall’assemblea dell’ONU avevano chiesto al Regno Unito di abbandonare Gibilterra. Il governo indisse un referendum e il 99,6 per cento degli abitanti scelse di restare nel Regno Unito. All’epoca la Spagna era sotto la dittatura di Francisco Franco, uno dei periodo più difficili che gli abitanti della Rocca ricordino. Franco ostacolò in vari modi il governo di Gibilterra, arrivando tra il 1972 e il 1985 a bloccare completamente il confine per 13 anni. Molti tra gli inglesi che abitano a Gibilterra hanno dichiarato che non c’è molta differenza tra il comportamento dell’attuale primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e quello di Franco. Il governatore di Gibilterra ha paragonato il comportamento del governo spagnolo a quello della Corea del Nord.

Breve storia di Gibilterra
Dopo averla conquistata nel 1704, il Regno Unito fortificò Gibilterra e la trasformò in una grande base navale. Negli anni successivi resistette ad alcuni tentativi di assedio, ma all’epoca la Spagna era messa male e quando nel 1714 le grandi potenze si riunirono per discutere la pace, il Regno Unito ottenne di mantenere la città. Gibilterra fu assediata altre volte nel corso del Settecento ma la fortezza, che gli inglesi chiamavano semplicemente “la Rocca”, non fu messa davvero alla prova fino al 1779, l’anno in cui cominciò quello che viene ricordato come il “Grande assedio”.

All’epoca la Francia e la Spagna erano alleate con gli Stati Uniti, che avevano appena dichiarato la secessione dal Regno Unito. In quegli anni Gibilterra era stata trasformata in una fortezza con tunnel, caserme e batterie di cannoni scavati nella roccia (che sono tuttora una delle attrazioni più visitate dell’isola). Un grande esercito spagnolo e francese e una flotta assediarono la città per quasi quattro anni, ma Gibilterra non venne conquistata. Quando nel 1783 si discusse la pace – il Regno Unito aveva vinto la battaglia di Gibilterra, ma perso la guerra – la Spagna preferì chiedere la restituzione di altri territori occupati, come per esempio Minorca, lasciando Gibilterra agli inglesi.

Durante le guerre napoleoniche Gibilterra fu una delle più importanti basi navali del Regno Unito. Nel 1806 Napoleone invase la Spagna ma non riuscì mai ad arrivare abbastanza vicino a Gibilterra per poterla assediare. Per tutto il resto dell’Ottocento la Spagna fu sempre in crisi e non rappresentò più una minaccia per Gibilterra e per il Regno Unito. Le cose cambiarono nel 1939, con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Gibilterra tornò a essere una della più importanti basi militari del Regno Unito, in particolare per la guerra contro la flotta dell’Italia fascista.

La Spagna rimase neutrale e Gibilterra non venne mai minacciata da terra, ma fu spesso bombardata e attaccata dalle forze speciali italiane che avevano le loro basi segrete in Spagna e cercavano di minare le navi all’ancora nel porto. Con la fine della Seconda guerra mondiale l’importanza militare di Gibilterra è quasi completamente scomparsa – una grande base NATO è stata costruita poco lontano in territorio spagnolo. Oggi Gibilterra è importante da un punto di vista economico. Il suo porto è uno dei più attivi d’Europa nell’importazione ed esportazione di petrolio greggio. Il resto della sua economia si basa sul turismo e sul settore finanziario. Gibilterra è considerata un paradiso fiscale, anche se dagli organismi internazionali viene considerata un paese “collaborativo” e con una efficace legislazione anti riciclaggio.