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  • mercoledì 10 luglio 2013

La vita in una miniera del Sudafrica – foto

Non una miniera qualsiasi: quella in cui a settembre la polizia uccise 34 manifestanti

Lo scorso settembre, dopo cinque settimane di sciopero e una sanguinosa repressione da parte delle forze dell’ordine, i minatori di Marikana, a nord-ovest di Johannesburg, in Sudafrica, ottennero un aumento del salario da parte della multinazionale Lonmin, ma inferiore rispetto alle rivendicazioni iniziali. Le loro condizioni di vita e quelle delle loro famiglie restano comunque disastrose: vivono in baracche di lamiera ammassate l’una sull’altra fuori dalle miniere, spesso senza acqua, luce né servizi igienici.

Marikana fu il luogo in cui, durante uno sciopero, il 16 agosto del 2012 la polizia uccise 34 persone e ne ferì 78: fu definito un massacro, la repressione più violenta dalla fine dell’apartheid. Nel corso del 2012, inoltre, oltre 50 persone sono morte in Sudafrica a causa di una battaglia fra diversi sindacati del settore minerario: l’Unione nazionale dei minatori (NUM) e l’Associazione dei Minatori e dei Lavoratori Edili (AMCU), che si è costituita da poco ed è composta da membri che hanno lasciato l’organizzazione principale. L’AMCU accusa la NUM di fare gli interessi del governo e non dei minatori. Il 3 giugno scorso un sindacalista della NUM è stato ucciso e un altro ferito da alcuni uomini armati che hanno fatto irruzione nei loro uffici.

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