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  • martedì 25 Giugno 2013

Il dannato Grande Fratello

Storia e copertine di 1984, il libro che ha creato uno dei personaggi letterari più citati di sempre, e dell'uomo che lo ha scritto, nato oggi 110 anni fa

di Giovanni Zagni – @giovannizagni

L’inverno del 1946 fu uno dei più freddi del secolo. A una decina di chilometri dal paesino di Ardlussa, nell’estremo nord della remota isola scozzese di Jura, si era trasferito da pochi mesi uno scrittore e giornalista diventato improvvisamente famoso, in una casa sperduta di proprietà del direttore del giornale per cui lavorava, l’Observer di Londra.

Nel saggio “Perché scrivo”, pubblicato nell’estate di quello stesso anno (sull’ultimo numero, il quarto, dell’effimera rivista letteraria Gangrel), l’uomo aveva detto che «scrivere un libro è una lotta orribile e sfiancante, come un lungo attacco di una qualche dolorosa malattia». Sull’isola di Jura lo scrittore si impose quella lotta per mesi, con l’obiettivo di finire un romanzo che aveva in mente da molto tempo. Era gravemente malato e sarebbe morto poco dopo la pubblicazione.

Si chiamava Eric Arthur Blair – nato il 25 giugno 1903, esattamente 110 anni fa, a Motihari, nell’India britannica – ma tutti lo conoscevano con lo pseudonimo di George Orwell. Il libro sarebbe diventato uno dei più famosi romanzi di sempre in lingua inglese, Nineteen Eighty-Four, cioè “1984”.

Il Grande Fratello
Da giovedì 6 giugno i mezzi di comunicazione di tutto il mondo si stanno occupando del caso PRISM, il sistema grazie al quale la National Security Agency (NSA), l’Agenzia per la sicurezza statunitense, controlla da almeno sei anni le comunicazioni online effettuate all’estero dai clienti delle più grandi società informatiche del mondo. La vicenda è molto probabilmente il più grave scandalo che ha colpito l’amministrazione Obama dal 2008 a oggi.

Venerdì 7 giugno, parlando in difesa del programma, Barack Obama ha citato uno dei sistemi totalitari di sorveglianza più famosi della letteratura: «In astratto, ci si può lamentare del Grande Fratello e del fatto che questo è un programma governativo che è andato fuori controllo, ma quando si guarda ai dettagli penso che abbiamo mantenuto il giusto equilibrio».

Il riferimento al “Grande Fratello” è al romanzo più famoso di George Orwell e Obama non è l’unico che lo ha citato riguardo a PRISM: il famoso giornalista del New York Times Nicolas Kristof, due volte premio Pulitzer, si è chiesto ironicamente se l’amministrazione Obama stia pagando i diritti agli eredi di Orwell per il suo programma di sorveglianza.

Il libro ha conosciuto un ritorno di popolarità, stando ai dati di uno dei maggiori rivenditori di libri online, Amazon: a metà giugno era ancora ai primi posti della lista “Movers and Shakers“, quella dei titoli che hanno avuto il maggior aumento di vendite nelle ultime 24 ore.

L’ultimo libro
Nineteen Eighty-Four venne pubblicato l’8 giugno 1949, quando Orwell era diventato famoso da pochi anni. Nel 1945, infatti, aveva pubblicato La fattoria degli animali, una satira contro l’Unione Sovietica che ebbe una storia affascinante e un’eredità complicata: Orwell aveva finito di scriverla nel 1944, quando l’alleanza tra Unione Sovietica e Alleati nella Seconda guerra mondiale attraversava uno dei suoi periodi migliori, ma il libro apparve però nell’agosto 1945, mentre la guerra stava finendo e le divisioni che avrebbero portato alla Guerra Fredda erano già evidenti.

I servizi segreti dei paesi occidentali, CIA in testa, fecero in modo di trasformarlo negli anni successivi in un testo molto diverso – negli intenti e, in alcuni casi, perfino nella lettera – da quello che aveva in testa il suo autore. Ma questa, per usare un’espressione proverbiale, è un’altra storia.

Nonostante il successo – che arrivava dopo una vita di continue difficoltà economiche – Orwell stava attraversando un periodo molto difficile. Nel marzo del 1945, mentre si trovava in Europa come inviato dell’Observer, Orwell era stato raggiunto dalla notizia che sua moglie Eileen era morta per le complicazioni di un’operazione chirurgica. Distrutto dal dolore, e poco a suo agio tra gli impegni e le richieste che gli venivano dalla sua improvvisa popolarità, Orwell accettò volentieri l’offerta del direttore dell’Observer – un suo amico e ammiratore – di andarsi a trasferire nella sperduta tenuta dell’isola di Jura.

Nel maggio del 1946, quando arrivò a Jura, Orwell aveva portato solo una branda, un tavolo, qualche sedia e un po’ di stoviglie. Non c’era elettricità e la casa – un’ampia cucina a piano terra e quattro piccole camere da letto al piano di sopra – era illuminata da lampade di paraffina, mentre per il riscaldamento bisognava arrangiarsi con il gas o con la torba. L’unico contatto con il mondo esterno era una radio a batteria.

Dopo qualche settimana lo raggiunsero a Jura il figlio adottivo Richard e la sua tata, ma l’arrivo più importante fu quello della sorella Avril, che si prese cura della casa. Orwell cominciò la sua personale lotta con il libro, interrotta solo dalle gite con il figlio, dai viaggi in barca – durante uno di questi, nell’agosto del 1947, rischiarono di annegare nella corrente – dalla visita di qualche amico e da brevi ritorni a Londra.

La prima stesura del nuovo romanzo finì nell’autunno del 1947. Nel frattempo, la sua salute stava peggiorando: sofferente da molto tempo di “dolori al petto”, magro e pallidissimo, alla fine di quell’anno venne ricoverato in ospedale e gli fu diagnosticata la tubercolosi. La malattia era allora considerata quasi incurabile, ma era stato scoperto da poco un nuovo antibiotico che sembrava in grado di fare qualcosa: la streptomicina, che aveva tremendi effetti collaterali ma che, fatta arrivare dagli Stati Uniti pare con l’intercessione dello stesso ministro della Salute britannico, aveva tolto a Orwell tutti i sintomi della TBC dopo un trattamento di tre mesi.

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