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  • giovedì 13 Giugno 2013

Lo sciopero generale in Grecia

La chiusura della tv pubblica continua a generare manifestazioni e proteste, e rischia di mettere in crisi la grande coalizione che sostiene il governo

A partire da oggi Gsee e Adedy, i due principali sindacati greci del settore pubblico e di quello privato (che rappresentano circa 2,5 milioni di lavoratori e lavoratrici), hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore per protestare contro la chiusura della radio e della televisione pubblica ERT, stabilita dal governo con un decreto legge martedì 11 giugno: 2700 dipendenti verranno licenziati.

Oltre ai giornalisti, che si sono fermati oggi dopo la chiusura della ERT, hanno sospeso il loro lavoro gli addetti ai trasporti di treni, autobus e metropolitane, e i dipendenti degli uffici pubblici, compresi quelli delle scuole. Il personale sarà ridotto anche negli ospedali. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 17, si fermeranno anche i controllori di volo. Gsee e Adedy hanno convocato una manifestazione davanti alla sede della ERT di Atene a partire da mezzogiorno.

Già ieri ci sono state numerose manifestazioni di protesta in Grecia e davanti alle ambasciate greche di diversi paesi in Europa. Nonostante l’ordine di lasciare il posto di lavoro, i 600 giornalisti della ERT e gli operatori hanno “occupato” la sede e continuato a trasmettere in streaming. Le trasmissioni continuano anche oggi e fuori dalla sede della ERT sono schierate da ieri le forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Che cos’è ERT
Ellinikí Radiofonía Tileórasi (ERT) è l’emittente pubblica greca. Trasmette su tre canali tv, con diciannove uffici regionali e quattro stazioni radio nazionali. I dipendenti della ERT sono circa 2700, di cui 600 giornalisti. Il bilancio annuale è di 300 milioni di euro. Dall’inizio della crisi del debito pubblico i dipendenti del gruppo hanno subìto tagli agli stipendi pari al 45 per cento, secondo i sindacati.

ERT fa parte della European Broadcasting Union, organizzazione che rappresenta tutte le emittenti di servizio pubblico in Europa. Il pubblico medio di questi canali pubblici ha continuato a diminuire nel corso degli ultimi anni, arrivando a essere quasi la metà di quello delle tv private. Ma si tratta di una televisione che rivendica di trasmettere programmi di qualità, che hanno contribuito alla vita culturale greca durante la crisi.

La posizione del governo
Secondo il governo, ERT è gestita male e costa troppo, circa sette volte in più rispetto alle altre tv del paese e con un personale di tre o quattro volte maggiore. Secondo il primo ministro Antonis Samaras chi protesta sostiene «un’entità non trasparente e piena di sprechi» e un «sistema che non vuole rinunciare ai propri privilegi». Ha anche detto che la Grecia «non deve essere “Jurassic Park”: l’unico posto al mondo dove sono sopravvissuti i dinosauri».

Samaras ha annunciato di voler creare una nuova televisione più competitiva ed efficiente e ha spiegato che i dipendenti che saranno licenziati potranno presentare la loro candidatura per lavorare in questa nuova e ridotta struttura che verrà creata. Il governo ha presentato un disegno di legge che prevede la riorganizzazione di tutto il settore radiotelevisivo pubblico in Grecia e la formazione di una nuova azienda che si dovrebbe chiamare Nerit, costituita come società per azioni di proprietà dello Stato e con una propria organizzazione amministrativa ed economica.

La decisione di chiudere ERT rientra inoltre all’interno del programma di austerità concordato con le autorità internazionali (la cosiddetta “troika”: Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) per ristrutturare il debito pubblico e continuare a ricevere gli aiuti: e prevede, tra le altre cose, di tagliare 15mila posti di lavoro nel settore pubblico entro il 2014, 4mila entro la fine del 2013.

La coalizione di governo è a rischio?
La decisione di chiudere ERT rischia di mettere a rischio la tenuta del governo del premier Samaras, sorretto da una coalizione tra il centrodestra di Nuova Democrazia (ND), il partito socialista Pasok e la sinistra moderata di SD. Ieri i leader di questi due partiti che appoggiano il governo (Evanghelos Venizelos e Fotis Kouvelis) hanno annunciato che quando il decreto legge che ha stabilito la chiusura della ERT arriverà in Parlamento per la conversione, i loro gruppi voteranno contro. E questo significherebbe l’inizio di una crisi di governo. Alexis Tsipras, del partito di sinistra Syriza, all’opposizione, ha detto: «Quello che abbiamo vissuto è senza precedenti, non solo in Grecia ma in tutta Europa. La televisione pubblica viene interrotta solo in due circostanze: quando un paese è occupato da una potenza straniera o in caso di colpo di Stato».

Questa decisione è in linea con il diritto europeo?
Ieri l’associazione della Stampa Internazionale (API) ha chiesto la riapertura della ERT, dicendo che resta un simbolo della democrazia in un paese dove l’informazione è stata fortemente limitata durante la dittatura militare tra il 1967 e il 1974.

Anche l’European Broadcasting Union (EBU) ha fatto sapere di non condividere la decisione di chiudere ERT. Jean-Paul Philippot, presidente dell’EBU, ha scritto al primo ministro della Grecia chiedendogli di «usare tutti i suoi poteri per annullare immediatamente la decisione». La stessa richiesta è stata inviata al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. I parlamentari della Commissione, infatti, hanno stabilito in un rapporto del 2012 la necessità di mantenere nei paesi dell’UE un modello “ibrido” per televisioni e radio che mantenga insieme pubblico e privato. E questo in nome del pluralismo e della diversità che stanno alla base dei valori dell’Unione Europea.

La Commissione europea, pur sottolineando il ruolo essenziale del servizio pubblico radiotelevisivo nella vita democratica di un paese, ha scritto in una nota che «non è stata la Commissione UE a chiedere la chiusura della tv pubblica greca ERT, una decisione pienamente autonoma che va vista nel contesto di modernizzazione dell’economia greca per rendere efficiente il settore pubblico, e che deve essere vista nel contesto dei grandi e necessari sforzi delle autorità greche per modernizzare l’economia, che comprendono l’efficienza e l’efficacia del settore pubblico».