25 fotografie del MA*GA bruciato

Luca Andreoni mostra le sale e le pareti di un importante museo che il 14 febbraio è andato a fuoco

Il 14 febbraio 2013 il MA*GA, un museo d’arte a Gallarate, in provincia di Varese, è andato a fuoco. Il MA*GA è tra i musei più significativi nel panorama nazionale. Alessandro Castiglioni, giovane curatore, racconta che la sua sede è stata inaugurata nel marzo del 2010 ma la sua storia è molto più profonda: risale infatti al 1949, con la nascita del Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate: un premio, che esiste ancora oggi, le cui acquisizioni hanno dato origine alla collezione del Museo.

Luca Andreoni, fotografo che collabora da anni col museo, è andato una prima volta sul luogo dell’incendio e dopo qualche tempo, con attenzione e grande osservazione per i dettagli, ha prodotto una serie di immagini – L’orizzonte delle intemperie – che racconta da un punto di vista affettivo e personale i danni e i segni lasciati dalle fiamme.

In una mail inviata a chi si occupa del museo, Andreoni spiega e racconta cosa l’ha colpito e cosa l’ha portato a voler tornare per fotografare:

Cara Emma, cara Giulia e caro Alessandro,

i musei sono luoghi che accolgono bellezza e intelligenza. Anche per questo, entrando qualche settimana fa nel MAGA – dopo il brutale incidente che tanto sta facendo soffrire – ero preoccupato di trovarvi ormai solo distruzione senza senso.

Invece il museo mi ha sorpreso, ed è questo che le mie fotografie provano a far vedere. Mi è stato subito evidente che gli spazi delle sale e le loro pareti avevano conservata intatta tutta la loro forza e la loro capacità di valorizzare le presenze che le abitano, quasi che in esse vi fosse una capacità di permanenza di senso anche, e perfino, al cospetto di un evento distruttivo.

Queste fotografie, dunque, provano a raccogliere le testimonianze di questa permanenza e di questa forza che abita i luoghi fisici del museo, e cercano di dire che eventi così traumatici possono essere anche una risorsa, una chiave per capire alcune cose, una indicazione per il futuro. E dunque ho cercato di accostarmi con delicatezza, con qualcosa che tra me e me chiamo affettuoso distacco e rispetto verso gli spazi che vi sono così cari.

C’è anche un’altra cosa della quale mi sono accorto: in questo momento credo che il MAGA non sia un museo, bensì tutti i musei italiani. La sua immagine, così drammatica e così ricca al tempo stesso, è l’immagine, per me, della cultura in Italia, di quello che siamo, e facciamo, e cerchiamo di fare.

Alcune immagini della serie sono esposte nella mostra E subito riprende il viaggio… Opere dalle collezioni del MA*GA dopo l’incendio alla Triennale di Milano, insieme alla collezione del museo, salvata dalle fiamme.

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