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  • venerdì 31 maggio 2013

Il Brasile è in ritardo con gli stadi

A due settimane dalla Confederations Cup e a un anno dai Mondiali, molte strutture sono ancora da completare e il governo ha già speso un sacco di soldi

Domenica 2 giugno, allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro, è prevista un’amichevole tra le nazionali di calcio di Inghilterra e Brasile: una partita importante, perché il celebre Maracanã è stato riaperto ad aprile ed è tra gli impianti che saranno utilizzati nei Mondiali del 2014, ospitati dal Brasile. La nazionale inglese si trova già in Brasile (non gioca al Maracanã dal 1984) per la prima partita ufficiale nel nuovo stadio e tra sole due settimane inizierà nel paese la Confederations Cup, il torneo tra squadre nazionali che precede di un anno il Mondiale.

Giovedì 30 maggio un giudice aveva ordinato la sospensione della partita, a causa di preoccupazioni per la sicurezza, ma il governo dello stato di Rio de Janeiro, proprietario della struttura, ha annunciato ieri con un comunicato che tutti i requisiti sono stati soddisfatti e che un altro giudice ha dato il permesso allo svolgimento della partita. Secondo il governo statale il problema è stato causato solo da una lentezza burocratica che ha causato la presentazione in ritardo di una relazione. La vicenda è comunque indicativa delle difficoltà che sta incontrando il Brasile nel portare a termine tutti i lavori agli stadi e alle strutture in vista dei prossimi Mondiali.

Il Maracanã – dal nome del quartiere dove sorge, a sua volta chiamato come il Rio Maracanã che vi scorre – venne costruito per i Mondiali del 1950, i primi e finora unici giocati in Brasile. Per alcuni anni è stato il più grande stadio del mondo: alla finale del 16 luglio 1950, tra Brasile e Uruguay, era presente una folla stimata in 200 mila spettatori, un record finora imbattuto per una partita di calcio (e che finì in una sorta di dramma nazionale, perché il Brasile perse per 2-1). Nel corso del tempo è stato più volte ristrutturato e diversi settori sono stati chiusi, riducendone la capacità.

La ristrutturazione più recente si è conclusa poche settimane fa ed è durata quasi tre anni, al costo di circa 370 milioni di euro. La sua capacità attuale è di 78 mila posti, ed è previsto che ospiti la finale dei prossimi Mondiali. La riapertura di aprile è avvenuta con quattro mesi di anticipo rispetto alla data prevista, ma da allora i giornali locali hanno segnalato diversi problemi alla struttura: allagamenti, ascensori non funzionanti, seggiolini ancora da installare. I piani per una futura privatizzazione del sito sportivo – oltre allo sgombero di alcuni edifici nelle vicinanze – hanno già causato alcune proteste.

Ma i problemi non si fermano al Maracanã: l’Economist ha elencato la lunga serie di ritardi e di rinvii nei lavori alle nuove strutture richieste per il Mondiale. La Confederations Cup si terrà dal 15 al 30 giugno – l’Italia è tra le otto squadre partecipanti, in quanto seconda qualificata agli Europei dietro alla Spagna che aveva già vinto il Mondiale – e i piani concordati con la FIFA prevedevano che a dicembre del 2012 fossero pronti tutti e sei gli stadi in cui si giocherà il torneo.

A dicembre ne erano stati completati solo due, con ritardi di diversi mesi per gli altri: il nuovo stadio di Brasilia, in cui si deve giocare la partita di apertura della Confederations Cup, ha aperto ufficialmente il 18 maggio, dopo lavori costati 1 miliardo di reais. E non è chiaro che cosa se ne farà la città costruita dal nulla tra il 1956 e il 1960 – che ha già problemi di urbanistica – di uno stadio così costoso, visto che la squadra principale della capitale brasiliana gioca nella quarta serie del campionato nazionale.

Non va molto meglio con le strutture che dovranno essere pronte per il Mondiale. Lo stadio Itaquerão di San Paolo, in cui si giocherà la partita di apertura, ha visto i primi operai per i lavori di rinnovamento solo a metà del 2011, mentre un altro grande stadio di Rio de Janeiro di recente costruzione, l’Engenhão, è stato chiuso a tempo indeterminato a fine marzo per il pericolo di crolli e non si sa quando riaprirà (sono in corso alcune valutazioni tecniche).

Il governo brasiliano e le autorità locali continuano a dichiararsi molto ottimiste e stanno spendendo nei lavori un sacco di soldi: dei dodici stadi che ospiteranno i Mondiali 2014, sette stanno venendo costruiti dal nulla e altri cinque stanno venendo rinnovati. La spesa totale, finora, è stata di circa 7 miliardi di reais, 2,5 miliardi di euro: quasi tutti soldi pubblici, nonostante la promessa di un coinvolgimento del settore privato quando i Mondiali vennero assegnati al Brasile nel 2007. La cifra complessiva è già il triplo del totale speso dal Sudafrica per organizzare i Mondiali del 2010.

L’Economist scrive che nei piani iniziali i soldi pubblici dovevano servire per i trasporti e la sistemazione degli spazi urbani. Molti dei lavori in quei settori sono stati avviati in ritardo o cancellati, viste le lentezze nel reperimento dei fondi e la priorità data agli stadi. A San Paolo, ad esempio, le linee ferroviarie per i due aeroporti principali saranno completate solo dopo i Mondiali.

C’è poi il problema degli aeroporti: i biglietti della Confederations Cup sono stati venduti quasi tutti ai brasiliani e questo vuol dire che le strutture del paese non dovranno gestire tra due settimane l’arrivo di molti turisti stranieri. Ma il prossimo anno le cose andranno diversamente e gli urgenti lavori di ristrutturazione di tre aeroporti internazionali sono stati appaltati solo lo scorso anno, con altre due gare previste per il prossimo settembre, il che significa che tutto dovrà essere fatto molto in fretta.

Foto: i lavori al Maracanã di Rio de Janeiro il 27 marzo 2013.
(ERICA RAMALHO/AFP/Getty Images)

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