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  • sabato 25 Maggio 2013

Il punto sui playoff NBA

Siamo ancora alle semifinali, ma ci sono già tantissime storie da raccontare su questi primi turni dei playoff: tra le altre, molti record e qualche delusione

Il 19 maggio sono iniziate le semifinali dei playoff dell’NBA, il campionato di basket degli Stati Uniti e del Canada, uno degli eventi sportivi più seguiti e spettacolari al mondo: nel girone est, che si chiama Eastern Conference, i Miami Heat e gli Indiana Pacers sono fermi sull’1 a 1, mentre ad ovest, nella Western Conference, i San Antonio Spurs sono sul 2 a 0 contro i Memphis Grizzlies. Ciascuna serie dei playoff si gioca al meglio delle 7 partite, quindi vince la prima squadra che arriva a 4: le vincenti delle due semifinali si scontreranno in finale e si contenderanno l'”Anello”, come viene chiamato il titolo di vincitore del campionato NBA.

I playoff dell’NBA sono un evento sempre molto seguito negli Stati Uniti: a giocarli sono le migliori 16 squadre della stagione regolare che vengono selezionate su un meccanismo basato su due gironi, le Conference, divisi a loro volte in altre tre divisioni. Il fatto di partecipare a una o all’altra Conference dipende semplicemente da ragioni geografiche: la Eastern Conference comprende le squadre degli Stati orientali, mentre la Western quelle degli Stati occidentali. Per questo, ad esempio, non è possibile che due squadre dell’Ovest si incontrino nella finale NBA – si scontreranno in finale di Conference, che corrisponde alla semifinale dei playoff.

Per molti esperti di pallacanestro americana le due squadre favorite per arrivare alla finale e giocarsi il titolo sono i Miami Heat, che hanno vinto il campionato l’anno scorso, e i San Antonio Spurs, che sono la squadra che gioca il basket più “europeo” di tutta la NBA. Le altre due squadre sono un po’ delle sorprese di questi playoff: in particolare è stata molto inaspettata la vittoria dei Memphis Grizzlies contro Oklahoma City, squadra finalista della scorsa stagione e tra le favorite per la vittoria del titolo (qui il tabellone completo e aggiornato di tutte le partite dei playoff giocate fino ad ora).

Un po’ di cose sulla NBA
La NBA è il campionato più ambito in assoluto per un giocatore di basket ed è tra i più popolari e seguiti negli Stati Uniti insieme alla NFL, la lega di football, e alla Major League, la lega del baseball. La NBA diventò NBA nell’autunno del 1949, ma in realtà già dal 1946 in America c’erano diverse leghe rivali: dalla fusione tra la BAA (Basketball Association of America), la più grande in assoluto, e la NBL (National Basketball League), nacque la NBA, che però era molto diversa da quella conosciuta oggi: le squadre erano solo 11, e fino al 1950 non c’erano giocatori afroamericani (oggi sono circa l’80 per cento dei giocatori NBA).

Alla fine degli anni Sessanta arrivò in NBA Kareem Abdul Jabbar, uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, che ancora oggi detiene il record assoluto dei punti segnati in carriera, 38.387: quelli erano gli anni in cui la NBA era in competizione con la ABA (American Basketball Association) e l’arrivo di Jabbar prima ai Milwaukee Bucks e poi ai Los Angeles Lakers permise alla NBA di mantenersi molto competitiva rispetto alla lega rivale.

La svolta più importante si verificò però nel 1979, quando Larry Bird e Magic Johnson arrivarono rispettivamente ai Boston Celtics e ai Los Angeles Lakers: i due diedero vita a una rivalità che segnò la NBA per tutti gli anni Ottanta, considerata da molti esperti di basket come la più appassionante e spettacolare di sempre, almeno dal punto di vista tecnico. I Boston Celtics e i Los Angeles Lakers vinsero 8 dei 10 titoli in palio negli anni Ottanta, prima di cedere il passo ai Chicago Bulls negli anni Novanta, che nel frattempo avevano preso Michael Jordan. Un tale dualismo non si è più verificato nella NBA negli anni seguenti, anche grazie al sistema del “Draft”, che è molto particolare e che permette alle squadre che si sono classificate peggio l’anno precedente di avere la priorità sulla scelta dei giocatori migliori l’anno successivo.

Questo meccanismo, che ha delle regole piuttosto complesse, negli ultimi anni non si è limitato ai giocatori dei college americani, ma si è esteso anche a giocatori stranieri che provengono per lo più dai campionati europei. Due dei più forti giocatori dei San Antonio Spurs, oggi in finale di Conference, sono arrivati in NBA grazie a questa nuova regola degli stranieri nei “Draft”: si tratta di Tony Parker, playmaker e capitano della nazionale francese, e Manu Ginobili, guardia argentina che ha giocato per qualche anno per le squadre italiane Viola Reggio Calabria e Virtus Bologna.

Un’altra nota interessante sulla NBA riguarda i soprannomi, spesso strani, contenuti nei nomi delle squadre, quelli che affiancano le città: ad esempio, Boston Celtics non solo sta ad indicare che quella squadra è di Boston, ma ricorda anche il fatto che la città era piena di immigrati irlandesi, da cui “Celtics”; i Detroit, invece, si chiamano “Pistons” perché nel 1948, anno della fondazione della squadra, il proprietario Fred Zollner era proprietario di un’enorme fabbrica di pistoni; il soprannome dei Miami Heat è tra i più intuitivi di tutta la NBA – “Heat” in inglese significa “calore”, e si sa il caldo che fa a Miami: il nome “Heat” venne scelto con un sondaggio fatto tra gli abitanti della città, da cui uscì sconfitta l’opzione di chiamare la squadra “Miami Vice”, noto telefilm poliziesco degli anni Ottanta (qui un po’ di altre storie sui soprannomi delle squadre NBA).

Un po’ di cose (buone) sui playoff
Arrivati a questo punto dei playoff ci sono diverse storie da raccontare, alcune riguardano vittorie o successi personali inaspettati di qualche giocatore, altre grandi delusioni. Nella prima categoria rientra sicuramente la prestazione di Stephen Curry, giovane e piccolo playmaker dei Golden State Warriors, che nell’ultima partita stagionale contro i Portland Trail Blazers ha realizzato il 272esimo canestro da tre della stagione, superando il record di canestri da tre in un’annata NBA che apparteneva a Ray Allen, guardia tiratrice oggi dei Miami Heat e famoso per avere recitato nel film He Got Game di Spike Lee (1998).

Curry ha giocato molto bene anche le gare dei playoff, contribuendo all’ottimo risultato di Golden State: una delle sue partite più significative è stata gara 1 della serie contro i fortissimi San Antonio Spurs, nella quale ha realizzato 44 punti.

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