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  • giovedì 2 maggio 2013

Il processo contro i neonazisti tedeschi

Inizia il 6 maggio (forse), è uno dei più importanti della storia recente in Germania: una vicenda piena di polemiche, inefficienze, errori clamorosi e presunti complotti

di Elena Zacchetti – @elenazacchetti

Da almeno un mese il tribunale di Monaco, in Germania, è coinvolto in una serie di polemiche e rinvii riguardanti uno dei più importanti processi della storia recente tedesca. La principale imputata è Beate Zschäpe, 38 anni: gli investigatori credono sia l’unico membro superstite di una cellula neonazista che si faceva chiamare “Nationalsozialistischer Untergrund” (NSU), operante in Germania almeno dal 1997 fino al novembre 2011. Tra il settembre 2000 e l’aprile 2007 la NSU sarebbe stata responsabile di molti reati, tra cui le bombe a Colonia del 2004 e l’omicidio di dieci persone in diverse città della Germania.

Il processo in realtà non è ancora iniziato, a causa di molti problemi soprattutto riguardo le procedure di accreditamento per la stampa, che dovrebbero permettere anche ai giornalisti stranieri di assistere alle sedute. La prima udienza, fissata per il 17 aprile scorso, era stata rinviata al 6 maggio in accoglimento della richiesta di un giornale turco escluso dalla prima lista degli accreditati. Ora sembra che almeno tre grandi giornali tedeschi, tra cui il Die Welt, stiano valutando l’intenzione di avviare un’azione legale per la stessa ragione: non hanno avuto posti per seguire il processo.

Queste continue lentezze hanno comprensibilmente irritato le famiglie delle persone uccise negli omicidi di cui si occuperà il tribunale. Tuttavia, queste sono solo le ultime di una serie lunghissima di polemiche che da anni caratterizza l’intera vicenda delle indagini sulla NSU: legami con ambienti politici di estrema destra, incompetenze continue nelle inchieste, sospetti sul ruolo dei servizi segreti, tutti elementi che hanno fatto sì che la storia della NSU fosse considerata come una delle più oscure e complesse della Germania del secondo dopoguerra.

Cos’è e come nasce la NSU
La procura generale tedesca ha definito la NSU un “gruppo di estrema destra” che ha l’obiettivo di “uccidere per xenofobia e sentimenti antinazionali tutti i cittadini di origine straniera”. Secondo quanto raccolto e riportato dalla polizia e dall’intelligence tedesca, la NSU sarebbe stata fondata da tre neonazisti poco più che ventenni, Uwe Böhnhardt, Uwe Mundlos e Beate Zschäpe. La prima testimonianza delle attività del gruppo risale all’autunno del 1997, quando Böhnhardt lasciò diverse valigie con sopra il disegno di una svastica e contenenti dell’esplosivo in diversi punti dello stato orientale tedesco della Turingia. Poco dopo, il 24 novembre, i servizi segreti tedeschi iniziarono la prima operazione di sorveglianza di Böhnhardt, Mundlos e Zschäpe.

Da sinistra, Uwe Mundlos e Beate Zschäpe e Uwe Böhnhardt

Per diverse settimane gli agenti osservarono i tre della NSU acquistare e armeggiare con del materiale che poteva essere utilizzato anche per costruire delle bombe (tubi, anelli di gomma, alcool denaturato). Il 26 gennaio 1998 gli agenti dei servizi trovarono un disegno fatto a mano di un garage in cui sospettavano che i neonazisti avessero nascosto una bomba. La perquisizione che ne seguì, il 26 gennaio 1998, confermò questa ipotesi ma non portò all’arresto dei tre sospettati, che riuscirono a fuggire. Da allora Uwe Böhnhardt, Uwe Mundlos e Beate Zschäpe entrarono in clandestinità.

I legami della NSU con il Partito Nazional-Democratico Tedesco (NDT)
A partire dalla scelta della clandestinità, la vicenda della NSU si intreccia con quella di altri gruppi o movimenti di estrema destra operanti in Germania (qui un’infografica schematica e riassuntiva dei legami della NSU). In particolare, sembrano essere stati due i personaggi che hanno condizionato la storia successiva della NSU: il primo è André K., capo di un altro gruppo di estrema destra tedesco, “Kameradschaft Jena”, che dimostrò in seguito di avere stabilito dei rapporti solidi con i membri della NSU e di essere stato uno dei loro sostenitori più convinti. Il secondo è Tino Brandt, soprannominato “Otto”, leader del gruppo di estrema destra Thüringer Heimatschutz, che all’epoca contava fino a 170 membri. Lo Spiegel racconta – basandosi sul contenuto di un rapporto dei servizi segreti che dice di aver visionato – che Otto era un ragazzo dai capelli biondi ricci, portava degli occhiali che lo facevano sembrare ancora uno studente, ma aveva un carisma e una spregiudicatezza particolarmente rari: mentre guidava il suo gruppo di militanti, Otto iniziò a collaborare con i servizi di intelligence tedeschi, raccontando molte cose di quello che sapeva su Böhnhardt, Mundlos e Zschäpe.

A partire dal febbraio del 1998, K. incontrò diversi personaggi di un certo rilievo negli ambienti di estrema destra tedesca con l’obiettivo di ottenere i soldi sufficienti a comprare dei passaporti falsi a Böhnhardt, Mundlos e Zschäpe, e permettergli di fuggire dal paese. Secondo quanto riferito da Otto alle autorità, il 12 febbraio 1998 K. avrebbe incontrato a Berlino Frank Schwerdt, membro dell’esecutivo nazionale del Partito Nazional-Democratico Tedesco (NDT), piccolo partito di estrema destra molto discusso e criticato in Germania. K. avrebbe chiesto a Schwerdt aiuto per pianificare la fuga all’estero di Böhnhardt, Mundlos e Zschäpe: Schwerdt ha confermato di avere ricevuto la richiesta di aiuto, ma ha detto di avere risposto negativamente.

I contatti con esponenti del partito neonazista NDT continuarono anche in seguito, più o meno esplicitamente. L’8 marzo 1999, durante una telefonata tra Otto e Böhnhardt, emerse il nome di Hans-Günter Eisenecker, funzionario del partito: se Eisenecker avesse chiamato dicendo la frase “7 p.m.”, una specie di espressione in codice, Otto avrebbe dovuto immediatamente avvisare l’intermediario della NSU, che allora era Ralf Wohlleben, attivista dello stesso gruppo di Otto e futuro esponente del partito NDT. Qualche giorno dopo, il 13 marzo 1999, Otto fu contattato da Carsten S., un’attivista dello stesso gruppo di estrema destra di Otto: l’anno successivo Carsten diverrà il capo dell’organizzazione giovanile del partito neonazista NDT, e sarà sospettata di avere trasferito illegalmente denaro in Sassonia, lo stesso luogo in cui vivevano in quel periodo Böhnhardt, Mundlos e Zschäpe.

I crimini commessi dalla NSU dal 2000 al 2007
La storia della NSU terminò il 4 novembre 2011, quando la polizia scoprì i cadaveri di Mundlos, 38 anni, e Böhnhardt, 34 anni, in una roulotte a cui era stato dato fuoco, a Eisenach, nella Germania orientale. Secondo la polizia, i due si sarebbero suicidati al termine di un tentativo di rapina in banca. Qualche ora dopo il loro appartamento a Zwickau, nella Germania Orientale, fu fatto esplodere da Zschäpe, che poi si consegnò alla polizia. Da quel poco che rimase dell’appartamento dei tre a Zwickau, gli investigatori trovarono un video molto particolare. Lo Spiegel, che ne pubblicò una versione ridotta il 14 novembre del 2011, lo definì “bizzarro e cinico”: il video presentava per lo più una serie di scene di cartoni animati, tra cui la Pantera Rosa, accompagnati dall’audio originale e da altre frasi prese da slogan neonazisti. Il video sembrava essere la rivendicazione degli omicidi che la NSU aveva commesso tra il 2000 e il 2006 (qui la versione con il commento in inglese pubblicata sul sito dell’edizione internazionale dello Spiegel).

Il principale reato di cui dovrà rispondere Zschäpe è il coinvolgimento nei cosiddetti “omicidi doner”, che fino al novembre 2011 rimasero i crimini irrisolti più misteriosi della storia recente della Germania: otto persone di origine turca e un cittadino greco furono uccisi tra il 2000 e il 2006 in diversi stati della Germania (qui la mappa dei reati e dei luoghi legati alla NSU). Erano quasi tutti proprietari di piccole attività – tra cui rivenditori di kebab, da qui il nome – e furono uccisi in pieno giorno colpiti al viso da proiettili sparati da una pistola calibro 7,65. La stessa arma sembra sia stata utilizzata anche per un altro omicidio, quello della poliziotta tedesca Michèle Kiesewetter, compiuto nel 2007. Gli altri capi di accusa sono legati a diversi altri reati: l’attacco a Saarbrücken, nel 1999, durante un’esibizione relativa alle forze armate naziste della Seconda Guerra Mondiale; le esplosioni in un quartiere di Colonia a maggioranza turca, nel 2006, in cui rimasero ferite 22 persone, alcune delle quali in maniera seria; e 14 rapine, quasi tutte realizzate nello stato di Turingia.

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