• Mondo
  • giovedì 2 maggio 2013

Perché la Corea del Nord si è calmata

Ci sono tante ragioni, ma le più importanti sono una nuova strategia degli Stati Uniti e il cambio di atteggiamento della Cina, meno indulgente di prima

Dopo settimane di durissima retorica e minacce militari contro la Corea del Sud e gli Stati Uniti, la Corea del Nord ha comunicato le sue condizioni per iniziare un dialogo. Secondo quanto ha fatto sapere il governo di Pyongyang, le condizioni sarebbero: il ritiro delle sanzioni delle Nazioni Unite, l’eliminazione delle esercitazioni militari congiunte della Corea del Sud e degli Stati Uniti, il ritiro dalla regione dei missili nucleari americani e le scuse della Corea del Sud per le offese rivolte alla leadership del Nord.

Secondo diversi analisti, tra cui Michael Green, Victor Cha e Christopher Johnson del “Center for International Strategic Studies”, le ragioni del cambio di atteggiamento del governo di Pyongyang sarebbero diverse: tra queste le più importanti sarebbero la nuova strategia dell’amministrazione Obama verso la Corea del Nord, resa evidente dalle dichiarazioni del segretario di stato americano John Kerry durante la sua visita in Cina di metà aprile, e il progressivo allontanamento della Cina dalla sua alleanza tradizionale con la Corea del Nord.

John Kerry in Cina
Il 13 aprile scorso il Segretario di Stato americano, John Kerry, è arrivato in Cina sperando di convincere la nuova leadership cinese a collaborare di più con gli Stati Uniti sul tema della Corea del Nord, di cui la Cina è tradizionale alleato. Il punto più importante della proposta di Kerry alla Cina è stato quello relativo al sistema di difesa missilistico americano nella regione: Kerry ha detto che potrebbe essere ridotto nel caso in cui il governo di Pyongyang decidesse di abbandonare il suo programma nucleare.

Il tema è molto importante per la Cina, che da alcuni anni vede il crescente impegno militare americano nella regione come una minaccia alla propria sicurezza: in sostanza, la Cina soffre di quella che in politica estera viene definita “sindrome di accerchiamento”. Questa paura è di nuovo aumentata all’inizio di aprile, quando l’amministrazione americana aveva inviato due navi attrezzate con il sistema di difesa missilistico Aegis nella regione, oltre ad avere annunciato un rafforzamento delle difese missilistiche terrestri nell’isola di Guam, per proteggere gli alleati nel caso di un attacco della Corea del Nord. Insomma, se la Cina vuole che gli Stati Uniti allentino la pressione nell’area, dovrà far sì che la Corea del Nord sia meno rumorosa e minacciosa.

La strategia adottata dall’amministrazione Obama, ed esplicitata da Kerry durante il suo viaggio in Cina, è molto diversa rispetto a quelle del passato: gli Stati Uniti infatti hanno deciso di interrompere la fornitura di aiuti che periodicamente veniva concessa al governo di Pyongyang per spingerlo ad assumere atteggiamenti meno aggressivi. Questa strategia era stata considerata fallimentare da molti, visto che ogni volta, dopo avere ricevuto gli aiuti americani, la Corea del Nord tornava alla sua tradizionale retorica aggressiva.

L’allontanamento della Cina dalla Corea del Nord
La Cina, ha sostenuto il New York Times durante il viaggio di Kerry in Asia, è molto importante per la strategia americana in Corea del Nord. Il governo di Pechino è probabilmente l’unico in grado di esercitare una certa influenza su Kim Jong Un, soprattutto dal punto di vista economico. La Corea del Nord è diventata negli ultimi anni sempre più dipendente dal commercio con la Cina: l’interscambio commerciale, che nel 2010 valeva 3,4 miliardi di dollari all’anno, nel 2012 è salito a 5,9 miliardi di dollari. Inoltre, secondo l’Open Source Center, organizzazione governativa americana, circa due terzi dei partner stranieri delle joint venture nordcoreane sono cinesi, mentre il resto sono per la maggior parte sudcoreane, giapponesi ed europee.

Nei primi tre mesi del 2013, tuttavia, le esportazioni cinesi in Corea del Nord sono crollate del 13,8 per cento rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012, raggiungendo circa 720 milioni di dollari. Il crollo delle esportazioni è stato dovuto al fastidio che la Cina ha manifestato nei confronti del governo nordcoreano tra la fine del 2012 e i primi mesi del 2013: in particolare, Kim Jong Un non ha dato seguito alle richieste cinesi di non effettuare il lancio del missile nello spazio, che si è verificato nel dicembre 2012, e di non realizzare il suo terzo test nucleare, risalente al febbraio 2013. Come risposta il governo cinese ha deciso di sostenere le sanzioni che le Nazioni Unite hanno imposto alla Corea del Nord, oltre a rafforzare notevolmente i controlli sulle merci che dal territorio cinese si dirigono tutti i giorni verso quello nordcoreano, disincentivando le esportazioni.

Alexander Martin ha scritto sul Wall Street Journal che il cambio di atteggiamento della Cina verso la Corea del Nord potrebbe costringere Kim Jong Un a cambiare i suoi piani: l’economia nordcoreana potrebbe non reggere il colpo, visto che già da diversi anni il sistema pubblico di distribuzione dei beni messo in piedi dal governo ha smesso di funzionare, spingendo sempre più persone a rivolgersi al mercato nero per fuggire dalla fame e dalla malnutrizione.

Alcuni segnali di un cambio di atteggiamento della Cina sono arrivati anche da diversi canali ufficiali: per esempio l’influente tabloid Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato diversi articoli in cui si parlava della necessità di punire la Corea del Nord per la sua aggressività, limitando o addirittura eliminando il commercio e gli aiuti. Anche su Sina Weibo, il principale social network cinese, il leader della Corea del Nord è stato attaccato molto per la sua bellicosità, ed è stato definito “Fatty Kim”.

La retorica della Corea del Nord
Ci sono poi altre ragioni, interne alla Corea del Nord, che sono state individuate da più parti come responsabili della bellicosità del regime. Si ritiene, per esempio, che questi toni minacciosi siano serviti a Kim Jong Un per mostrare di sapere guidare il paese con fermezza di fronte all’esercito, la struttura di potere più forte della Corea del Nord. La decisione del governo di abbassare la tensione è avvenuta proprio in concomitanza con la fine dell’esercitazione militare congiunta tra Stati Uniti e Corea del Sud, avvenuta il 30 aprile, che era stato uno dei motivi di tensione più grandi per l’esercito nordcoreano negli ultimi due mesi.

Una spiegazione simile è stata utilizzata anche per giustificare il ritiro di tutto il personale nordcoreano, circa 53mila dipendenti, dal complesso industriale di Kaesong, al confine con la Corea del Sud. Dal 2004 il complesso di Kaesong aveva portato ogni anno circa 90 milioni di dollari in salari ai lavoratori nordcoreani, ed era considerato come uno dei pochissimi esperimenti economici di successo nel paese. Kim Jong Un aveva minacciato di voler utilizzare quel terreno per scopi militari, scelta che avrebbe portato una minaccia diretta ai confini della Corea del Sud. Quella minaccia, come molte altre arrivate negli ultimi quattro mesi dal governo nordcoreano, per il momento non ha avuto seguito.

C’è poi un’ultima ragione che avrebbe spinto la Corea del Nord ad abbassare il livello di tensione: come spiega Elise Labott su CNN, a causa delle grandi difficoltà economiche del paese in genere ogni anno in primavera i militari nordcoreani tornano nei campi per la semina, lavorando come agricoltori e braccianti.

foto: KCNA VIA KNS/AFP/Getty Images

Mostra commenti ( )