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  • martedì 30 Aprile 2013

10 cose sull’Iditarod

Si corre a marzo in Alaska ed è la gara per cani da slitta più famosa del mondo, dura e leggendaria: l’ha raccontata per bene il New Yorker

di Antonio Russo

L’Iditarod Trail Sled Dog Race è una gara per cani da slitta che si corre su un percorso praticato in Alaska fin dai tempi della corsa all’oro: è lunga 1800 chilometri e servono circa dieci giorni per percorrerla tutta. Non ci sono molte regole: vince chi va più forte (e chi dorme meno). Negli anni è diventata una leggenda per gli appassionati di avventure e storie sportive, per la sua durezza e gli ambienti spettacolari che attraversa, oltre che per il concorso del rapporto tra uomini e cani. Il giornalista Ben McGrath ha seguito per il New Yorker la gara di quest’anno, spostandosi con molta difficoltà: percorrere l’Iditarod con qualsiasi altro mezzo, racconta, è più pericoloso con una slitta trainata dai cani.

Quando, dove e come
Per dirla con parole di McGrath, l’Iditarod è il «Super Bowl dell’Alaska», un equivalente in popolarità della finale del campionato di football. Si corre il primo sabato di marzo, dalla città di Anchorage alla città di Nome (negli anni pari) o da Nome ad Anchorage (negli anni dispari). Il vincitore della prima edizione impiegò circa venti giorni per terminare la corsa; oggi – grazie alle maggiori risorse dei partecipanti e alla migliore preparazione dei cani – ce ne vogliono una decina. Si partecipa con una slitta trainata da un massimo di 16 cani e bisogna portarne al traguardo almeno 6 (di solito si finisce con 8-10 cani). Lungo il percorso ci sono 27 tappe dove i partecipanti sono obbligati a firmare un registro (ma in cui non sono obbligati ad accamparsi): nelle strutture di ricovero possono lasciare gli eventuali cani feriti o troppo stanchi, affidandoli ai veterinari. Le soste obbligatorie sono tre: una da 24 ore e due da 8 ore, da dichiarare ed effettuare in presenza di un ufficiale di gara. Per il resto, ognuno se la pianifica come vuole (i partecipanti hanno una torcia da capo, per guidare anche di notte). Ci sono un sacco di modi di vincere l’Iditarod, ha detto un corrispondente dell’Anchorage Daily News a Ben McGrath: «uno è non fermarsi mai».

Per alcuni l’Iditarod è ispirata all’impresa del cane Balto e del guidatore di slitta Leonhard Seppala, che nel 1925 organizzò una staffetta lungo la via dell’Iditarod per trasportare dei medicinali contro una difterite a Nome. Per molti è soltanto un modo per celebrare la tradizione di un mezzo di trasporto che ha perso la propria centralità dopo il diffondersi di motoslitte, gatti delle nevi e altri mezzi a motore.

Perché si chiamano “musher”
Nei paesi anglosassoni i guidatori-di-slitte-trainate-da-cani si chiamano “musher”. Deriva dal verbo “to mush”, adattamento fonetico del francese “marche”: era la parola usata dai primi musher (originari del Québec) per ordinare ai cani di partire. Nel giro dei professionisti nessuno usa più il comando marche! da decenni: si usa soltanto gee! per guidare i cani verso destra e haw! per guidarli verso sinistra. Per farli partire è sufficiente urlare un ok! o un All right!, ma se sei uno bravo – come ha detto un musher al New Yorker – basta sussurrarlo e i cani scattano. Tradurre in tre parole italiane il titolo dell’autobiografia di Dallas Seavey – il più giovane campione Iditarod di sempre (nel 2012) e parte della terza generazione di musher di casa Seavey – sarebbe complicato: Born to Mush.

Cosa si vince
Il primo classificato vince 50 mila dollari e un pick-up (un Dodge Ram). Il premio in denaro è lo stesso da cinque anni ma nel frattempo il prezzo medio del manzo e del salmone – necessari per l’alimentazione dei cani – è triplicato a causa dell’inflazione. Per questo motivo, secondo Dallas Seavey, i partecipanti sono sempre di meno e nessuno di loro lo fa per i soldi, date le considerevoli spese necessarie per allevare i cani e prepararli alla corsa.

Chi ha vinto l’edizione del 2013
All’Iditarod 2013 partecipavano 66 musher: cinquanta uomini e sedici donne. Era una delle edizioni più toste di sempre, con sei ex vincitori e alcuni vincitori della Yukon Quest (l’altra corsa simile a questa, che si svolge in Canada a febbraio). È stata caratterizzata da temperature insolite – circa 10 C° in più del previsto – e particolarmente sfavorevoli per i cani, che in queste condizioni hanno più facilmente problemi respiratori, cardiaci o di disidratazione. La gara è stata vinta da Mitch Seavey, il padre di Dallas, in 9 giorni, 7 ore, 39 minuti e 56 secondi. Dopo aver tagliato il traguardo Seavey ha detto: «questa è per tutti i signorini là fuori che pensano che a cinquant’anni sia finita». Stavolta il figlio Dallas è arrivato quarto, a quasi tre ore dal padre.

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