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  • lunedì 22 Aprile 2013

Il caso della bambina stuprata a Delhi

La polizia indiana ha arrestato il secondo sospettato, che avrebbe rapito e seviziato una bambina di 5 anni; in città ci sono proteste e manifestazioni

Nella notte di lunedì 22 aprile la polizia indiana ha arrestato il secondo uomo sospettato di avere rapito, stuprato e torturato a Delhi una bambina di 5 anni: si chiama Pradeep Kumar, ha vent’anni e sembra essere parente di Manoj Kumar, già arrestato per lo stesso crimine nella notte tra venerdì e sabato nello stato orientale del Bihar, a circa mille chilometri dalla capitale.

La bambina era scomparsa lo scorso 15 aprile ed è stata ritrovata quaranta ore dopo essere stata rapita, in una stanza chiusa a chiave nel seminterrato dello stesso edificio in cui viveva con i genitori a Gandhi Nagar, un quartiere molto povero nella parte est di Delhi. Alcuni vicini di casa avevano sentito il suo pianto. La bambina, che i giornali hanno soprannominato “Gudiya”, bambola, è stata violentata, torturata e mutilata nei genitali. Il responsabile del primo ospedale dove la bambina è stata portata, lo Swami Dayanand Hospital, ha detto che «aveva segni sul collo e che nelle sue parti intime erano stati trovati una bottiglietta e dei pezzi di candela». La bambina, dopo aver subito un intervento chirurgico, da oggi non è più in pericolo di vita e le sue condizioni sono stabili. Nelle prossime settimane dovrà essere sottoposta a una serie di altre operazioni per la ricostruzione dei genitali.

Il fatto è avvenuto quattro mesi dopo lo stupro di gruppo e l’uccisione di una studentessa di 23 anni su un autobus di Delhi, dopo che ieri una ragazzina di nove anni è stata violentata, e dopo che la scorsa settimana un’altra bambina di sei anni è stata violentata, strangolata e buttata in una discarica nella città di Aligarh. Secondo i dati riferiti dalla polizia a New Delhi si verifica uno stupro ogni 18 ore.

Dopo la notizia degli ultimi episodi a New Delhi, da alcuni giorni si stanno svolgendo manifestazioni e proteste: ci sono gruppi di persone silenziose con in mano cartelli e candele davanti all’ospedale dove la bambina è ricoverata e ci sono gruppi di donne davanti alla residenza del primo ministro Manmohan Singh e fuori da quella della leader del partito di maggioranza Sonia Gandhi. Ci sono mobilitazioni anche davanti alla sede della polizia per chiedere le dimissioni del commissario Neeraj Kumar: la famiglia della bambina ha infatti accusato i poliziotti di aver rifiutato la registrazione della denuncia di scomparsa e, in seguito, di aver provato a far passare sotto silenzio l’intero accaduto offrendo del denaro.

Questa mattina ci sono state proteste da parte dell’opposizione anche durante la seduta parlamentare per l’approvazione del bilancio che è stata rimandata di qualche ora. Tre fermate della metropolitana vicino alla sede del Parlamento e molte strade sono state chiuse al traffico a causa della presenza di centinaia di manifestanti. Nei giorni scorsi ci sono stati degli scontri: alcuni agenti armati di bastoni hanno picchiato e gettato a terra alcune donne, tra cui anche un’anziana, ferendo almeno sette persone.

Nel frattempo, dopo le grandi mobilitazioni di fine dicembre il governo indiano è stato obbligato a proporre un disegno di legge, approvato dalla Camera bassa del Parlamento il 19 marzo e dalla Camera alta il 21 marzo, che introduce l’ergastolo e condanne più severe per gli stupratori, oltre a punizioni per reati quali le aggressioni con l’acido, lo stalking e il voyeurismo che prima in India non erano perseguiti penalmente. La pena di morte è prevista in casi di stupro che portano alla morte o lasciano la vittima in uno stato vegetativo permanente.