• Media
  • lunedì 15 Aprile 2013

Henry Blodget e la storia di Business Insider

Il New Yorker racconta il sito su cui ha appena investito Jeff Bezos, e la controversa biografia del suo creatore

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

Henry Blodget è direttore e CEO (il ruolo equivalente al nostro amministratore delegato) di Business Insider, un popolare sito di news americano da 24 milioni di utenti al mese, che tratta principalmente di finanza e tecnologia ma anche di notizie più leggere. Blodget è una faccia familiare, negli Stati Uniti: oggi conduce un programma ospitato sul blog di finanza di Yahoo!, ma alla fine degli anni Novanta era spesso in televisione come esperto di web e new economy. Lavorava come analista finanziario per la banca d’investimento Merrill Lynch quando scoppiò la bolla speculativa delle dot-com (nel 2001) e fu accusato di aver raccomandato titoli azionari di società prossime al collasso.

Ken Auletta, giornalista del New Yorker, ha scritto sul numero della settimana scorsa un accurato ritratto di Blodget e del suo sito. Tanto accurato che lo stesso Joe Weisenthal, redattore di Business Insider, ne ha tirato fuori un post dal titolo «5 cose che ho appena imparato sul mio capo».

Da dove ha cominciato
Blodget ha 47 anni. È cresciuto a Manhattan e prima che l’analista finanziario ha fatto un po’ di tutto. Ai tempi dell’università (ha studiato a Yale) giocava a tennis, a scacchi, a frisbee, faceva alpinismo, cantava in un coro a cappella e prendeva lezioni di volo. Dopo l’università trascorse un anno in Giappone, a insegnare inglese, e prima di finire a Wall Street lavorò come fact-checker, revisore di bozze e reporter in diversi giornali, tra cui il mensile Harper’s.

Come entrò in Merrill Lynch
La popolarità di Blodget è legata a un episodio che risale a dicembre del 1998. La società di e-commerce Amazon – fondata da Jeff Bezos nel 1994 ed entrata nel mercato azionario nel 1997 – non aveva ancora ricavato profitti, e molti azionisti cominciavano a lamentarsi. All’epoca Blodget lavorava per la banca d’investimento Oppenheimer ed era lo specialista delle valutazioni di aziende del settore web (le cosiddette dot-com). Blodget analizzò la crescita di Amazon nei quattro anni precedenti e il 16 dicembre predisse che le quotazioni dell’azienda sarebbero passate in un anno da 242 a 400 dollari ad azione: allora tra i colleghi di Blodget prevaleva un grande scetticismo su Amazon e la sua previsione fu accolta con molta diffidenza. Ma le azioni Amazon chiusero a 289 dollari a fine giornata e superarono i 500 dollari in un mese.

Nel frattempo l’analista Jonathan Cohen – che ricopriva lo stesso ruolo di Blodget ma alla Merrill Lynch, una delle più grandi banche d’investimento di New York – aveva pubblicamente screditato le previsioni di Blodget e suggerito ai clienti di vendere le azioni Amazon. Merrill Lynch lo licenziò e assunse Blodget, che a Wall Street e per la stampa specializzata diventò una specie di oracolo. Secondo l’articolo del New Yorker, il suo stipendio passò da tre milioni di dollari nel 1999 a dodici milioni nel 2001.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

L’indagine di Spitzer
Blodget – che ormai nel giro era il “rainmaker” (il genio della finanza) esperto di web – diventò invece un personaggio controverso all’inizio degli anni Duemila, in seguito alla crisi delle dot-com e alla bolla speculativa della new economy. Nel 2001 il procuratore generale dello Stato di New York Eliot Spitzer avviò un’indagine nei confronti delle principali banche d’investimento degli Stati Uniti, i cui analisti avevano fornito indicazioni rassicuranti sui titoli di aziende in gravi difficoltà finanziarie. I dati dell’indagine – migliaia di email, appunti e messaggi interni delle banche – mostrarono anche responsabilità di Blodget e della Merrill Lynch.

Viene spesso citato un esempio di quella corrispondenza. A gennaio del 2001 Blodget diffuse delle analisi di mercato in cui raccomandava agli investitori l’acquisto di titoli della società GoTo.com. In quegli stessi giorni, alla mail di un grosso cliente che chiedeva cosa ci fosse di tanto interessante in GoTo a parte le commissioni bancarie, Blodget rispose «niente». Lo stesso fece con altre aziende, di cui raccomandò pubblicamente le azioni ma che in conversazioni via mail definiva «schifezze» o «POS» (piece of shit, merda). Lo stesso Blodget in quegli anni aveva investito 700 mila dollari in titoli tecnologici, che perse quasi interamente prima della fine del 2001. A novembre, con le indagini di Spitzer ancora in corso, Blodget accettò una proposta di buonuscita di Merrill Lynch.

La condanna della SEC
Nel 2003 la Securities and Exchange Commission – l’ente federale statunitense che vigila sulla regolarità delle attività in borsa – avviò una procedura nei confronti di Blodget. La commissione lo giudicò colpevole di aver diffuso analisi di ricerca riguardanti sette aziende del settore web in cui «esprimeva opinioni in contrasto con le opinioni negative espresse in privato». Blodget accettò il patteggiamento della pena: una multa di 4 milioni di dollari e l’esclusione a vita da qualsiasi lavoro a Wall Street e nel settore dei valori mobiliari.

Si tratta di un precedente che ancora oggi influenza l’opinione pubblica. Steve Shepard – allora direttore del settimanale BusinessWeek e oggi direttore della scuola di giornalismo alla City University of New York (CUNY) – crede che il passato di Blodget sia rilevante nel giudicare la sua nuova attività come direttore di Business Insider. Al New Yorker ha detto:

«Non mi fido di lui e non posso proprio perdonarlo per il suo imbroglio. Un sacco di gente ci rimise posti di lavoro, redditi e pensioni. Blodget non era l’unico cattivo – e nemmeno il principale responsabile dell’espansione e della frenata del mercato – ma rappresenta il peggio degli eccessi di Wall Street. Fu bugiardo e profondamente cinico: i giornalisti dovrebbero essere esattamente l’opposto. Mi duole vederlo esercitare la nostra professione».

L’incontro con Kevin Ryan
Nel 2007 l’imprenditore Kevin Ryan contattò Blodget, che intanto era tornato a occuparsi di economia scrivendo sul magazine online Slate. Ryan è un pezzo piuttosto grosso, negli Stati Uniti: dal 1996 al 2005 fu prima presidente e poi CEO di DoubleClick, l’azienda di pubblicità online acquistata da Google nel 2008 per 3 miliardi di dollari. Ryan propose a Blodget di aprire un giornale online di economia e finanza, insieme ad altri due reporter che prima lavoravano per Forbes. E nacque Business Insider, che oggi fa 24 milioni di utenti unici al mese, più del sito della rete finanziaria CNBC.

Blodget non ha mai smentito né confermato le accuse passate nei suoi confronti – la SEC gli vietò anche di pubblicare un suo libro in cui parlava di tutto questo – ma oggi dice:

«Uno dei messaggi che cerco sempre di far passare in redazione è: “guardate, probabilmente esistono persone orribili al mondo ma – anche se alcune sono colpevoli di ciò di cui sono accusate – può darsi che siano brave persone che hanno fatto un errore. Quindi non facciamole subito a pezzi”».

Come è fatto Business Insider
Business Insider è più simile a un blog che a un giornale, e c’entra molto poco con le tradizionali testate economico-finanziarie. Gli autori usano un linguaggio colloquiale, a metà tra l’informazione e la dritta, e sono abbastanza sbottonati anche su argomenti che solitamente vengono trattati in modo più rigido e stereotipato. Una delle rubriche quotidiane più seguite si intitola «10 cose da sapere stamattina» e segnala laconicamente i fatti del giorno che potrebbero avere ripercussioni sull’andamento dei mercati. Ha anche sezioni di intrattenimento, curiosità varie e lunghe gallerie fotografiche, simili a quelle di Huffington Post o Buzzfeed. Blodget dice: «se troviamo qualcosa di divertente, non aspettiamo di capire se alla commissione del Pulitzer piaccia o no: lo pubblichiamo».

Le aree più coperte restano quelle già di competenza di Blodget: web e tecnologia. L’anno scorso Business Insider trattò con attenzione l’ingresso in borsa di Facebook e il calo iniziale delle azioni, rilevando alcune anomalie nelle modalità che avevano portato alla formulazione dell’offerta pubblica iniziale. In questi giorni si sta occupando molto della bolla di Bitcoin (con buon tempismo).

L’investimento di Jeff Bezos
Il 5 aprile scorso, tramite un promemoria interno, Blodget ha comunicato al suo staff che Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, ha personalmente investito su Business Insider attraverso la holding Bezos Expeditions. Sommando il capitale immesso da Bezos e quello degli altri investitori esistenti, Business Insider potrà contare su un fondo complessivo di 5 milioni di dollari. Blodget – che coi conflitti di interesse ha già dato – ha anche avvisato che tutti i post che tratteranno di Amazon saranno d’ora in poi accompagnati da un’informativa a fondo pagina («Jeff Bezos è un investitore di Business Insider tramite la sua personale compagnia di investimento Bezos Expeditions»). E nella nota ha ribadito ai suoi l’obiettivo di Business Insider: «diventare il miglior giornale online di economia del pianeta».

(Foto Paul Zimmerman/Getty Images for TechCrunch/AOL)