• Mondo
  • mercoledì 3 Aprile 2013

Che fare con la Corea del Nord?

Le strade possibili per gli Stati Uniti sono tre: punire il regime, ignorare le minacce e una più difficile (ma forse migliore)

Da alcune settimane la situazione nella penisola coreana è peggiorata e si sta facendo molto pericolosa, almeno potenzialmente. In marzo la Corea del Nord ha dichiarato nullo l’armistizio del 1953 che aveva messo fine al conflitto con la Corea del Sud e aveva annunciato di essere entrata in uno «stato di guerra». Ieri il regime di Pyongyang, con a capo il giovane leader Kim Jong-un, ha fatto sapere di voler riattivare gli impianti nucleari di Yongbyon, disattivati nel 2007 in seguito a un accordo raggiunto con le Nazioni Unite. Non solo: la Corea del Nord, in queste settimane, ha anche minacciato un attacco nucleare sugli Stati Uniti con lanci di missili contro le loro basi nel Pacifico. Oggi il regime ha bloccato l’accesso alla zona industriale di Kaesong, costruita insieme alla Corea del Sud e simbolo della loro possibile cooperazione.

I motivi alla base del peggioramento delle relazioni tra i due paesi sarebbero almeno due: le sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite in seguito alla ripresa nel febbraio scorso degli esperimenti nucleari non autorizzati, e le esercitazioni congiunte tra l’esercito degli Stati Uniti e quello della Corea del Sud. La risposta degli Stati Uniti alle minacce è stata un sistematico rafforzamento della presenza delle loro forze militari nella regione: l’invio di una serie di B-52 e B-2 (bombardieri con ordigni nucleari), di alcuni jet militari F-22 e, ieri, del cacciatorpediniere USS McCain al largo della costa sud-occidentale della penisola coreana.

I principali analisti americani di politica estera sono d’accordo nel dire che la situazione si sta facendo preoccupante, anche se tra loro c’è una profonda differenza di opinione su quale approccio adottare per fermare Kim Jong-un. Le posizioni sono principalmente tre, riassunte e raccolte da Tracy Connor su NBC News.

Ignorarli
Secondo Doug Bandow, esperto di politica estera presso il Cato Institute, la sistematica reazione di forza degli Stati Uniti di fronte alle minacce di Pyongyang non ha fatto altro che «rafforzare il loro comportamento e mostrare come questo paese povero e affamato può ottenere risposte e reazioni da una grande superpotenza come gli Stati Uniti». La Corea del Nord, secondo Doug Bandow, non è un problema: gli Stati Uniti dovrebbero dunque ignorarla. Invece «stiamo agendo come se fossimo preoccupati per loro. La nostra risposta dovrebbe essere: “chi è che minaccia? Ah, QUELLI”». Di fronte a un nuovo atteggiamento degli Stati Uniti il regime potrebbe certamente ampliare le proprie minacce per ottenere un qualche tipo di reazione, ma si è già spinto talmente avanti che sarebbe «difficile immaginare quali altre nuove intimidazioni potrebbe fare».

Punirli
Ignorare le minacce della Corea del Nord sarebbe invece un terribile errore secondo Gordon Chang, editorialista esperto di politica estera e autore del libro “Nuclear Showdown: North Korea Takes on the World”: gli Stati Uniti dovrebbero dunque proseguire e anzi rafforzare la loro posizione militare nei confronti del regime di Pyongyang. Questo soprattutto per inviare un messaggio alla Corea del Sud, che sta perdendo la fiducia nella capacità degli Stati Uniti di saperli e volerli difendere, spingendo inoltre Seul a sviluppare a sua volta un proprio programma nucleare. Secondo Gordon Chang l’amministrazione Obama dovrebbe inoltre forzare una rottura tra la Corea del Nord e la Cina che, nel frattempo, ha condannato tutte “le azioni e le parole provocatorie” che minacciano la stabilità nella penisola coreana e non vuole certamente una guerra. Gli Stati Uniti dovrebbero fare leva sulla dichiarazione della fine dell’armistizio fatta dal leader nord coreano Kim Jong-un per poter legittimamente fare uso della forza militare. Gordon Chang ha spiegato: «Quello che sostengo ha degli aspetti negativi molto pesanti, ma è anche la soluzione migliore».

La terza via
Secondo Han Park, professore all’Università della Georgia che ha svolto il ruolo di negoziatore non ufficiale proprio in Corea del Nord, gli Stati Uniti dovrebbero dare a Kim Jong-un una via d’uscita. La Corea del Nord è un paese in cui si dà grande importanza al rispetto per i più anziani, e Kim Jong-un è un leader giovane (sembra che abbia 29 anni) che è arrivato al potere da poco e che non ha consolidato il proprio ruolo. Sarebbe dunque costretto a una prova di forza per non rischiare di venire destituito da un colpo di stato militare. Han Park pensa quindi che il leader nordcoreano dovrebbe essere aiutato “a salvare la faccia”, attraverso un meccanismo di riconoscimento diplomatico a favore di un trattato di pace.

Dall’altra parte, è un fatto che minacce simili da parte della Corea del Nord non iniziano con Kim Jong-un, e per molti anni suo padre Kim Jong-il ha fatto lo stesso, probabilmente per compattare la popolazione – povera, affamata e sofferente – contro un avversario comune.