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  • sabato 30 marzo 2013

Gli scioperi della fame a Guantanamo

Vanno avanti da mesi ormai e coinvolgono sempre più detenuti, tra i 166 rinchiusi nel centro: la promessa fatta da Obama di chiudere la prigione sembra allontanarsi

Nell’ultima settimana, nella prigione militare di Guantanamo, a Cuba – il carcere di massima sicurezza per le persone accusate di terrorismo, allestito dagli Stati Uniti all’indomani della strage dell’11 settembre – 31 prigionieri su 166 hanno partecipato ad uno sciopero della fame, secondo quanto scrive il New Yorker citando alcuni funzionari delle forze armate americane. Quasi uno su cinque. Gli scioperi della fame, a fasi alterne, vanno avanti da circa due mesi e nelle ultime settimane tre detenuti sono stati ricoverati nell’ospedale del carcere per disidratazione. La situazione a Guantanamo starebbe diventando sempre più difficile da gestire e da giustificare, da parte del governo americano, che aveva promesso la sua chiusura: sono state bloccate 86 procedure di rilascio e soltanto sei persone, al momento, sono sotto processo.

I prigionieri protestano contro le condizioni del centro e per il fatto di essere detenuti senza accuse, dato che la stragrande maggioranza di loro non ha processi a carico. Questa frustrazione è stata anche riconosciuta dagli stessi militari statunitensi – che hanno però assicurato che nella prigione nessuno è mai stato in pericolo di vita – e dipenderebbe soprattutto dal fatto che i prigionieri vedono sempre più lontana la realizzazione della promessa di chiudere la prigione fatta dal presidente Barack Obama: non sembrerebbe più essere una priorità per la Casa Bianca, nonostante l’ordine esecutivo di chiudere la prigione – il numero 13492 – firmato da Obama nel 2009. Mercoledì 27 marzo 2013, Joshua Earnest, vice addetto stampa della Casa Bianca, ha detto che l’amministrazione terrà sotto controllo la situazione a Guantanamo, criticando il Congresso per la sua incapacità di concludere il processo per la chiusura del centro e di gestire i detenuti ancora sotto processo nei centri di altri paesi.

Molti di loro sono stati incarcerati per anni senza processo, perché impossibili da condannare in un tribunale ordinario (anche per ragioni di sicurezza) e allo stesso tempo impossibili da rilasciare a meno di non mettere consapevolmente in libertà dei presunti terroristi. Il portavoce del centro di Guantanamo, Robert Durand, ha spiegato che l’amministrazione Obama ha fatto comunque dei grossi passi avanti rispetto alla promessa di chiudere la prigione, anche se i tempi si allungheranno.

Nonostante le dichiarazioni di Durand, a gennaio la Casa Bianca ha rimosso Daniel Fried dal suo incarico di inviato speciale per la chiusura della prigione, senza assegnarlo a qualcun altro. Inoltre, non sono previsti tagli alla spesa per quanto riguarda il centro: Guantanamo è la prigione più cara per l’amministrazione ed è previsto un nuovo piano da circa 150 milioni di dollari per la sua ristrutturazione.

Foto: John Moore/Getty Images

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