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  • venerdì 29 marzo 2013

Chi sono gli occidentali che combattono in Siria

Le storie delle decine di persone arrivate nel paese per unirsi ai ribelli, raccontate dai media stranieri

All’inizio di marzo, il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha riportato alcune informazioni contenute in un documento confidenziale che gli era stato consegnato dal coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove: il documento riferisce di un numero notevole di cittadini europei che negli ultimi mesi sono entrati in Siria per combattere nella guerra civile. Nel documento si legge anche che il numero di queste persone potrebbe crescere in futuro, con tutta una serie di conseguenze negative, tra cui la possibilità che “centinaia di jihadisti ben addestrati potrebbero tornare in Europa e aumentare il rischio di attacchi terroristici”.

La guerra in Siria è iniziata da più di due anni, e da allora molte cose sono cambiate. Una delle più importanti è il coinvolgimento nella guerra di soldati e combattenti provenienti da tutto il mondo, anche dall’Occidente, che si sono schierati per lo più a fianco delle milizie ribelli siriane, alcune delle quali considerate molto vicine all’organizzazione terroristica al-Qaida.

Il corrispondente in Medio Oriente dell’Economist, Max Rodenbeck, ha provato a fare una specie di ritratto generale di chi decide di andare a combattere in Siria: si tratterebbe di giovani uomini che il più delle volte riconoscono loro stessi come parte di una “brigata internazionale”, sullo stile di quelle che combatterono in Spagna durante la guerra civile degli anni Trenta. Quindi più brigata internazionale che ninja terroristi, aggiunge Rodenbeck. Negli ultimi mesi diversi giornali internazionali hanno cominciato a raccontare le storie di alcuni di questi combattenti volontari. Quasi tutti questi giovani hanno origini mediorientali o nordafricane e sono musulmani, mentre sono pochi i casi in cui giovani europei o americani convertiti all’Islam hanno deciso di andare a combattere in Siria.

Dagli Stati Uniti, l’ex soldato americano convertito all’Islam
Eric Harroun, 30 anni, si arruolò nell’esercito americano nel 2000, prima di essere congedato per le ferite riportate in un incidente automobilistico nel 2003. Mercoledì 27 marzo è stato arrestato e incriminato dalle autorità federali statunitensi con l’accusa di “cospirazione nell’uso di armi di distruzione di massa fuori dagli Stati Uniti”, una legge che gli USA applicano a tutti i loro cittadini, anche quelli che compiono il reato all’estero. Harroun avrebbe combattuto in Siria tra le file del Fronte al-Nusra (che è considerato legato ad al-Qaida) dopo essersi convertito all’Islam sunnita e avere militato anche nell’Esercito Libero Siriano – nato durante la guerra civile in Siria dai soldati disertori dell’esercito nazionale fedele a Bashar al Assad.

La storia di Eric Harroun era stata raccontata in maniera completa per la prima volta il 22 marzo da due giornalisti della rivista americana Foreign Policy, Greg Tepper e Ilan Ben Zion, che erano riusciti a contattare Harroun “seguendolo” su Facebook e MySpace. I due erano stati incuriositi da un video, pubblicato su Youtube nel gennaio di quest’anno, che mostrava Harroun circondato da altri miliziani. Nel video Harroun dice in inglese: «Bashar al-Assad, i tuoi giorni sono contati. Dovunque tu vada noi ti troveremo e ti uccideremo».

I due giornalisti di Foreign Policy riuscirono ad avere diverse conversazioni via chat con Harroun, che però mischiava momenti di paranoia, motivati da lui con il sospetto di essere intercettato dai servizi segreti americani e israeliani, a ricostruzioni contraddittorie sul suo ruolo in Siria. Le indagini delle autorità americane confermarono poi alcune delle dichiarazioni che Harroun fece ai due giornalisti, tra cui anche quelle riferite alla sua appartenenza ad al-Nusra.

Già nell’ottobre del 2012, comunque, il New York Times si era occupato di raccontare le storie di altri giovani americani che avevano scelto di andare in Siria per partecipare, in modi diversi, alla guerra civile. Tra le altre, il New York Times raccontò di Obaida Hitto, ex giocatore di football americano 25enne e di origini siriane, che aveva deciso di aiutare i ribelli facendo video e foto da diffondere in Internet.

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