L’Italia può stare senza governo?

Perché la proposta di Grillo - legiferare senza governo - è praticamente infattibile

In un post pubblicato oggi sul blog di Beppe Grillo, intitolato “Il Parlamento è sovrano #SiPuòFare”, si avanza l’ipotesi che il Parlamento, così com’è oggi, possa discutere e approvare autonomamente alcune riforme legislative senza che ci sia bisogno di un governo. La questione se l’Italia possa stare senza governo è diventata attuale con l’esito incerto delle elezioni dello scorso febbraio ed è piuttosto complessa, visto che si intrecciano problemi di diritto e problemi di prassi governativa, ma provare a rispondere dà diverse informazioni su come funziona la democrazia italiana e su che cosa può realisticamente succedere nella situazione di crisi di queste settimane. Se la questione è complicata, la risposta è semplice: vere riforme approvate da un Parlamento senza un governo non verrebbero probabilmente mai attuate.

Cosa dice Grillo
Nel post sul blog di Grillo si dice che «Non è necessario un governo per una nuova legge elettorale o per avviare misure urgenti per le pmi o per i tagli delle Province. Il Parlamento le può discutere e approvare se solo volesse sin da domani. Si fa passare l’idea che senza Governo il Paese è immobile, congelato, in balia dello spread, delle agenzie, ma si tace sul fatto che le leggi per le riforme possono essere discusse e approvate senza la necessità di un governo in carica».

Un governo c’è
La prima cosa da dire – la dice lo stesso Grillo – è che un governo in carica attualmente c’è ed è il governo Monti, dato che c’è continuità tra un governo italiano e il successivo: formalmente le dimissioni di Monti non sono state ancora accettate dal presidente della Repubblica (che lo scorso 12 dicembre ne ha “preso atto”). Quando dalle consultazioni uscirà un nuovo governo, il presidente della Repubblica firmerà il decreto di nomina e anche l’accettazione delle dimissioni di Mario Monti.

Il problema è che, da quando un governo si dimette a quando quello successivo entra in carica, i suoi poteri sono limitati nella formula della cosiddetta “gestione degli affari correnti“: espressione che non è definita da nessuna legge, che è stata interpretata in diversi modi e che in definitiva si basa solo sulla prassi dei governi repubblicani del passato.

Normalmente un governo dimissionario si occupa solo di questioni estremamente urgenti, anche se in passato questo limite è stato interpretato con discreta elasticità. Le circostanze imposero, per esempio, che il governo Prodi dimissionario si occupasse dell’emergenza dei rifiuti in Campania o che approvasse la concessione delle basi alla NATO per l’intervento militare in Kosovo nel 1998. E il governo Monti si è già trovato a gestire, durante questo periodo interlocutorio, la complicata situazione diplomatica relativa alle accuse contro due marinai italiani in India.

Governo e Parlamento
In Italia, lasciando da parte le leggi di iniziativa popolare, le leggi possono essere proposte dal governo oppure dai parlamentari, e questo secondo scenario è quello che ha in mente Grillo. Il Parlamento, quindi, ha teoricamente la possibilità di proporre autonomamente delle leggi, ma nel processo che porta all’approvazione ci sono comunque alcuni momenti in cui, di fatto, è previsto un ruolo del governo.

Una proposta di legge parlamentare, all’inizio del suo percorso, passa per esempio dalle commissioni: qui il governo partecipa all’elaborazione del testo della legge e alla stesura della relazione, attraverso suoi rappresentanti, e si esprime sulla legge nelle primissime fasi della discussione in assemblea.

Nello scenario in cui un Parlamento volesse legiferare in modo totalmente autonomo, bisognerebbe pensare che i rappresentanti del governo non si esprimessero, si adeguassero completamente ai voleri parlamentari o non partecipassero ai lavori della commissione. Insomma non facessero tutte le cose che, in diversi passaggi, la prassi dell’operato normale del governo prevede. Ci sono poi altri momenti della vita del Parlamento in cui entra in gioco il governo, come le decisioni del calendario dei lavori insieme con i capigruppo. Per questo motivo i governi italiani hanno normalmente, dal 1954, un ministro per i rapporti con il Parlamento. Il punto principale, su cui torneremo, è che il governo è l’incaricato di eseguire, far applicare, mettere in pratica le leggi approvate dal Parlamento, e quindi è sensato che abbia un ruolo anche durante la loro stesura.

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