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  • domenica 24 Marzo 2013

Il ritorno di Musharraf

L'ex presidente del Pakistan, che aveva preso il potere con un colpo di stato nel 1999, è tornato dopo 4 anni di esilio per partecipare alle prossime elezioni

L’ex presidente Pervez Musharraf è tornato oggi in Pakistan dopo quattro anni di esilio per partecipare alle elezioni generali che si terranno a maggio. Ex generale dell’esercito pakistano, Musharraf preso il potere con un colpo di stato nel 1999 e lo abbandonò nel 2008. In Pakistan è accusato di diversi reati e i talebani hanno promesso di ucciderlo.

Musharraf è arrivato questa mattina a Karachi con un aereo proveniente da Dubai. A bordo, oltre all’ex presidente e ai giornalisti, erano presenti quasi 200 membri del suo partito – la All Pakistan Muslim League – provenienti da Stati Uniti, Canada ed Europa. Nelle settimane precedenti, diversi leader politici avevano promesso che Musharraf sarebbe stato arrestato «appena sceso dall’aereo». Il suo avvocato ha fatto sapere che una cauzione è stata pagata nei giorni scorsi, quindi Musharraf non rischia l’arresto, almeno per il momento.

L’ex presidente è accusato di non aver preso le misure adeguate per proteggere Benazir Bhutto, la prima e unica donna a diventare primo ministro del paese (per due volte nel corso degli anni ’90), assassinata nel 2007. Bhutto venne uccisa appena tornata in Pakistan, dopo otto anni di esilio che si era imposta in seguito al colpo di stato compiuto dallo stesso Musharraf. Il partito di Bhutto, il Partito del Popolo Pakistano (PPP) è quello che si trova attualmente al governo.

Musharraf è accusato anche di corruzione e di aver nascosto alle autorità numerosi conti bancari aperti all’estero. Per questo motivo i conti e le proprietà dell’ex presidente in Pakistan sono bloccati da diversi anni. Musharraf abbandonò il potere nel 2008 a causa di alcuni scandali, della mancanza di cibo nelle grandi città e dei continui problemi e tagli nella fornitura di elettricità.

Il principale scandalo che lo coinvolse fu il tentativo di intimidire la Corte Suprema – rimuovendone il presidente – per cercare di ottenere la convalida alla sua rielezione a presidente nel 2007: il duello tra il potere esecutivo e la Corte Suprema è, insieme al ruolo dell’esercito, una delle costanti della complicata politica pakistana degli ultimi anni, e anche il governo in carica ha avuto i suoi aspri scontri con i giudici. A seguito delle dimostrazioni di piazza e delle pressioni degli altri partiti, Musharraf si dimise da presidente e un anno dopo lasciò il paese.

Durante gli anni del suo governo Musharraf è stato alleato degli Stati Uniti – anche se non tra i più affidabili. Dopo l’11 settembre 2001 ha appoggiato la “guerra al terrore” degli Stati Uniti, collaborando attivamente e scontrandosi contro i talebani pakistani. I talebani hanno spesso accusato Musharraf di essere una pedina nelle mani degli Stati Uniti. In molti in Pakistan gli hanno rimproverato la vicinanza agli Stati Uniti e la sua abitudine di usare la “guerra al terrore” come giustificazione ad alcune delle sue mosse più impopolari.

Musharraf è arrivato in Pakistan una settimana dopo che il primo governo democraticamente eletto nella storia del Pakistan è riuscito a completare i 5 anni di una legislatura intera, anche se si tratta di un record più simbolico che altro, viste le continue accuse di incompetenza e corruzione. Alle elezioni che si terranno a maggio il PPP deve affrontare alcuni dei problemi che già avevano colpito Musharraf: mancanza di cibo e di corrente elettrica e un atteggiamento troppo incerto o comunque troppo poco severo, secondo molti critici, nei confronti degli Stati Uniti.