Giornata di consultazioni

Mercoledì e giovedì Napolitano cercherà di capire se esiste una maggioranza in Parlamento, e a chi affidare l'incarico o un "mandato esplorativo" (cioè?)

Oggi al Quirinale sono iniziate le consultazioni del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano riceverà al Quirinale le delegazioni dei partiti politici italiani, i presidenti delle camere e gli ex presidenti della Repubblica, cercando così di farsi un’idea relativamente alle possibilità di trovare una maggioranza nel Parlamento uscito dalle elezioni. Il calendario completo delle consultazioni si trova qui. Anna Franchin su Internazionale ha spiegato quali sono le cose che può fare Napolitano al termine delle consultazioni, soprattutto se non si dovesse trovare una maggioranza, tema che sul Post avevamo già toccato qui.

Gli esploratori
Se dopo le consultazioni il presidente della repubblica non è riuscito a trovare un candidato sicuro per guidare il governo, può decidere di provare il cosiddetto “mandato esplorativo”, cioè affidare a un’altra persona il compito di continuare le consultazioni per trovare un candidato gradito alla maggioranza del parlamento. È un’iniziativa che non è prevista espressamente dalla costituzione, ma serve a sbrogliare la matassa in situazioni particolarmente complesse (come quella che probabilmente dovrà affrontare Napolitano).

Il mandato esplorativo è affidato a un politico stimato da tutte le parti politiche, per esempio il presidente della camera o del senato. Nel 2008 fu proprio Giorgio Napolitano, dopo la caduta del secondo governo Prodi, ad affidare un mandato esplorativo per la formazione del governo all’allora presidente del senato Franco Marini. Marini non riuscì nell’impresa e Napolitano sciolse le camere.

Napolitano cercherà di scegliere il prossimo presidente del consiglio prima di pasqua (31 marzo). Quando il capo dello stato non riesce a trovare un candidato in grado di ottenere la fiducia del parlamento può sciogliere le camere e indire nuove elezioni. Ma Napolitano non potrà farlo, perché si trova nel cosiddetto “semestre bianco”, cioè gli ultimi sei mesi del suo mandato (articolo 88). Se non ci sarà un accordo sul nuovo governo, bisognerà prima eleggere un nuovo presidente della repubblica e sarà quindi il nuovo presidente a sciogliere le camere.

(l’articolo integrale è su Internazionale)

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse