Com’è andata

L'analisidelvoto, di chi ha vinto e chi ha perso, e un paio di cose in più

I risultati delle elezioni politiche sono alla fine abbastanza semplici e chiari, a non confonderli troppo e li trovate qui. Le analisi sul loro significato sono inevitabilmente un po’ più articolate, ma neanche tanto.

La notizia numero uno riguarda il PD, ed è lo spettacolare ridimensionamento della sua vittoria che l’ha fatta diventare contemporaneamente anche una sconfitta. Dato per favorito con ampio margine da mesi, tormentato dalla paura di una riduzione di quel margine a meno del 5%, ha finito persino per essere il secondo partito in termini di voti, oltre a non avere la maggioranza per governare al Senato (al momento – mancano ancora dei seggi da assegnare – la coalizione del centrosinistra è addirittura superata da quella del centrodestra). E Pier Luigi Bersani si trova nell’incredibile doppia condizione di uno che aspetta di ricevere l’incarico per cercare di fare un governo, in quanto leader della prima coalizione, e che si dovrebbe dimettere da segretario, in quanto politicamente sconfitto dal risultato.

La notizia numero due, ma le potete scambiare, è il successo del Movimento 5 Stelle, che supera ampiamente le previsioni che già ne facevano un successo. Ci saranno mille analisi, e sono quasi tutte fondate, a metterle insieme: una proposta facile e di grande comunicazione, un lavoro non iniziato ieri, un progetto articolato anche se conosciuto da pochissimi, il disastro e la mancanza di credibilità degli avversari, e altre ancora.

Le notizie tre e quattro sono rispettivamente la tenuta del PdL (l’unico su cui i sondaggi ci hanno preso) che diventa una vittoria se associata al disastro del PD e alla delusione di Monti, e appunto il risultato sotto le speranze che ha avuto Scelta Civica e che lo rende al momento superfluo negli improbabili conteggi di alleanze.

Per completezza, c’è SEL che con un risultato poco eccitante riporta dei deputati alla Camera, l’UdC che ce li mantiene per un pelo con un dato imbarazzante per la sua storia, la Lega idem, in proporzione. Tutti diventati partitini (anche se SEL è sopravvalutata alla Camera dal premio di maggioranza) insieme ai nuovi arrivi dei deputati di Tabacci e Fratelli d’Italia.

Due cose tra le molte che si possono aggiungere, e che saranno aggiunte per giorni ora. Una riguarda la pretesa di alcuni esponenti del PD che il loro partito sia stato danneggiato dalla legge elettorale: è una balla, e dovrebbero fare diversi pensieri. Dai premi assegnati da questa legge elettorale il PD è beneficiato non solo alla Camera (dove c’è il premio per la prima coalizione nazionale) ma anche al Senato, dove le sue percentuali le darebbero 20 senatori in meno, se il sistema fosse un proporzionale nazionale. E naturalmente avrebbe ancora meno i numeri per governare.

La seconda riguarda gli scenari. D’ora in poi si dirà di tutto, ma al momento tutte le ipotesi di alleanze e combinazioni sono piuttosto irrealistiche e contraddittorie con le promesse da campagna elettorale. Le due appena meno irrealistiche prevedono che il PD si allei col PdL (ed eventualmente Scelta Civica, la grande coalizione) oppure con il M5S. Va notato subito che un PD che alle primarie ha scelto una leadership accusando quella alternativa di avvicinarsi troppo al centro e agli elettori del centrodestra, e si allei oggi col PdL sarebbe protagonista di una ritirata dalle sue posizioni notevole. E va notato che un M5S che abbia l’occasione di fare le riforme che ha annunciato e se ne sottragga per un rifiuto a priori di collaborare con chiunque, mostrerebbe una certa immaturità e inaffidabilità. Ma ancora molte cose succederanno.

foto: Roberto Monaldo / LaPresse

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