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  • giovedì 7 febbraio 2013

Le gabbie di Hong Kong

Le foto dei cubicoli metallici in cui vivono sempre più persone, a causa della crisi immobiliare degli ultimi anni

Hong Kong è una regione amministrativa speciale della Cina, è considerata un paradiso fiscale e uno dei centri più importanti del commercio internazionale. Negli ultimi anni però la crisi finanziaria e alcune decisioni di Donald Tsang, capo del governo locale fino al 1 luglio 2012, hanno determinato un forte impoverimento dei suoi cittadini. È stato soprattutto il settore immobiliare a sentire le conseguenze della crisi, con un aumento significativo dei prezzi delle case. Molte persone sono state costrette a trasferirsi in appartamenti più piccoli o più vecchi o anche in fabbriche dismesse, aggravando un fenomeno che comunque esisteva già da decenni.

Secondo la Society of Community Organization – una ONG di Hong Kong che si occupa di diritti umani – sono circa 100.000 le persone costrette a vivere in abitazioni considerate “inadeguate”. Tra le più impressionanti ci sono alcuni appartamenti fatiscenti nel quartiere operaio di West Kowloon, nel distretto di Yuam Tsim Mong, allestiti con delle gabbie di rete metallica di circa 1,5 metri quadrati posizionate una sopra all’altra. Ogni appartamento arriva a contenere anche 20 gabbie, che hanno costi diversi a seconda della loro posizione. Quelle appoggiate a terra sono solitamente le più costose, perché ci si può quasi stare in piedi.

Leung Cho-yin, un ex macellaio 67enne che da anni vive in una di queste gabbie per 167 dollari al mese, racconta che per tenere lontane le cimici lui e i suoi compagni di stanza hanno dovuto arrangiarsi con delle soluzioni improvvisate: al posto del tradizionale materasso appoggiato su delle assi di legno usano imbottiture più sottili, stuoie di bambù o di vecchio linoleum. Questi “appartamenti” hanno bagni molto rudimentali che vengono usati in condivisione, e spesso non hanno nemmeno la cucina. Gli occupanti sono così costretti a spendere i pochi soldi che guadagnano per comprarsi del cibo take-away.

In un report del gennaio 2013, il Fondo Monetario Internazionale ha rilevato che il prezzo delle case è cresciuto del 23 per cento nei primi dieci mesi del 2012, ed è raddoppiato dal 2008. Anche gli affitti hanno seguito una crescita simile. Il costo delle case è aumentato anche a causa della facilità con cui venivano concessi i mutui a un bassissimo tasso di interesse. Oggi sono 210.000 le persone in lista di attesa per un alloggio pubblico, circa il doppio rispetto al 2006.

Il problema della casa a Hong Kong è diventato una delle questioni più importanti nel paese. L’attuale capo del governo, Leung Chun-ying, ha detto di volerlo affrontare il prima possibile, dopo che per anni era stato ignorato. Chun-ying ha già presentato un piano per aumentare nel medio termine il numero degli alloggi pubblici a prezzi accessibili. Tra le soluzioni studiate c’è quella di costruire su alcuni terreni oggi occupati da siti militari dell’Esercito di Liberazione Nazionale cinese (ELN) e da società private il cui contratto di concessione deve essere rinnovato. Alcuni attivisti hanno però accusato Chun-ying di non avere fatto abbastanza nel breve termine. Inoltre, usufruire dei terreni concessi all’esercito cinese è possibile solo con l’approvazione del governo centrale di Pechino: secondo l’articolo 13 della Garrison Law, cioè la legge che regola i rapporti tra la Cina e Hong Kong nel settore della difesa, i terreni adibiti oggi a siti militari per l’ELN potranno essere restituiti al governo locale di Hong Kong solo quando Pechino riterrà che non sono più necessari per la sua difesa.

Negli ultimi anni ci sono state frequenti proteste contro le politiche del governo locale sulla gestione del problema immobiliare. Frederick Fung, membro del Consiglio Legislativo di Hong Kong, ha paragonato gli effetti della povertà crescente a un esperimento di laboratorio: “Quando eravamo alla scuola secondaria facevamo una specie di esperimento in cui mettevamo molti ratti in una scatola piccola. Loro si mordevano l’uno con l’altro. Quando degli spazi abitativi sono così affollati, le persone potrebbero sentirsi a disagio e disperate”, e molto arrabbiate con il governo, aggiunge Fung.

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