I guai di Maradona col fisco

Ieri il suo avvocato ha detto che i suoi problemi con l'Agenzia delle entrate sono risolti, ma è stato smentito: è una vecchia storia, iniziata più di 20 anni fa

La Commissione tributaria centrale italiana ha deciso nei giorni scorsi di estinguere alcuni giudizi relativi alla società di calcio del Napoli e nei confronti di due ex giocatori, Antonio Careca e Ricardo Alemao, che erano stati accusati di evasione fiscale. Si tratta della conferma di una sentenza della Commissione tributaria regionale di Napoli che era stata emessa nel 1994, in cui vennero appunto assolti la società e i due calciatori. Nella vicenda, iniziata nel 1989, era stato coinvolto anche Diego Armando Maradona, dopo una serie di verifiche fiscali fatte dalla guardia di Finanza su alcuni soldi pagati da società straniere, che all’epoca gestivano i diritti d’immagine dei calciatori.

Ieri, dopo che la notizia della decisione della Commissione tributaria centrale ha iniziato a circolare (anche se non è ancora stata pubblicata ufficialmente), Angelo Pisani, l’avvocato di Diego Armando Maradona, condannato a risarcire l’Agenzia delle entrate di circa 40 milioni di euro per evasione fiscale, ha detto che la decisione d’annullamento degli accertamenti fiscali fatti alla fine degli anni Ottanta riguardava anche Maradona: «è finalmente libero dall’incubo del fisco» ha detto l’avvocato, «e ha dato mandato di agire in giudizio nei confronti dell’Agenzia delle Entrate» per ottenere un risarcimento.

Sempre ieri, dopo la diffusione di questa notizia (che non lo era) l’Agenzia delle entrate ha smentito con un comunicato stampa la versione dell’avvocato di Maradona: «La Commissione tributaria centrale non ha annullato, né dichiarato estinto, né modificato, il debito che Diego Armando Maradona ha con l’erario italiano. Al contrario, la Commissione ha rigettato la richiesta di intervento adesivo dipendente avanzata dal calciatore Maradona nel giudizio in questione, rispetto al quale lo stesso Maradona era estraneo».

Dunque, l’avvocato di Maradona non può sostenere che la chiusura della controversia fiscale del Napoli e degli ex calciatori Careca e Alemao si possa estendere automaticamente anche a Maradona: «è rimasto estraneo al giudizio perché non ha impugnato l’avviso di accertamento notificatogli, cosicché l’obbligazione tributaria nei suoi confronti si è consolidata», ha spiegato l’agenzia, e quindi la decisione della Commissione tributaria centrale «non comporta l’automatica definizione degli obblighi del calciatore Maradona, la cui obbligazione tributaria deve essere soddisfatta in base alla propria aliquota marginale». Al di là del lessico un po’ burocratico delle dichiarazioni ufficiali, cerchiamo di capire di cosa si sta parlando.

Negli anni Ottanta
Questa vicenda è iniziata nel 1989, quando la Guardia di Finanza fece delle verifiche fiscali nei confronti della società SSC Napoli e di alcuni giocatori, tra cui Careca, Alemao e Maradona. La Guardia di Finanza scoprì alcuni movimenti bancari sospetti: i tre giocatori, oltre agli stipendi pagati dal Napoli come lavoratori dipendenti, ricevevano dei soldi anche da due società straniere per i diritti d’immagine.

Maradona riceveva i soldi da una società di Vaduz, in Liechtenstein, mentre Careca e Alemao dalla Tug Sponsoring di Londra. All’epoca, infatti, i dirigenti del Napoli facevano firmare ai giocatori due contratti, uno da calciatori e uno per i diritti d’immagine: la Guardia di Finanza giudicò questa seconda pratica come evasione fiscale e lasciò del tempo agli accusati per pareggiare i loro conti, ripagando le tasse dovute su quei soldi guadagnati.

A differenza degli altri due calciatori, Maradona non prese alcun provvedimento, mentre Careca e Alemao fecero ricorso, limitando così i danni. Una sentenza della Corte di Cassazione del 17 febbraio 2005 condannò Maradona a pagare 31 milioni di euro, che a maggio 2008 divennero 34 milioni a causa degli interessi accumulati. Inoltre, la legge prevede un ulteriore aumento con il passare degli anni dovuto alla mora, cioè il ritardo dei pagamenti.

Oggi, Maradona deve all’Agenzia delle entrate circa 40 milioni di euro per evasione fiscale e, nel 2012, l’Agenzia delle entrate ha rifiutato una proposta di transazione per risolvere la situazione: dunque non ci sono stati cambiamenti di rilievo. Inoltre, negli ultimi anni, sono stati sequestrati a Maradona alcuni soldi e pignorati diversi beni: nel 2005 gli sono stati sequestrati 3 milioni di euro per la partecipazione a un programma televisivo italiano, nel 2006 sono stati sequestrati due orologi dal valore di 10mila euro e nel 2009 due orecchini dal valore di circa quattromila euro.

I pignoramenti nei confronti di Maradona sono iniziati nel 2004, quando la Corte di Cassazione si pronunciò a sfavore di Maradona in un ricorso dell’ex calciatore argentino contro l’Agenzia delle entrate. Da quel momento, ogni volta che Maradona ha deciso di tornare in Italia, l’Agenzia delle entrate ha iniziato a sequestrargli compensi e oggetti di valore. Nel 2009, durante una visita di Maradona a Merano, Equitalia scrisse in un comunicato di essere sulle sue tracce «per recuperare il debito fiscale» nei confronti del fisco italiano. Questa prassi, quindi, potrebbe ripetersi ogni volta che Maradona deciderà di ritornare, nonostante il suo avvocato abbia detto ieri che «ora può tornare in Italia da uomo libero». Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha detto a marzo 2012: «Se viene a sanare le sue pendenze con il fisco, ben venga».

Foto: Diego Armando Maradona (Chris McGrath/Getty Images)