• Mondo
  • giovedì 17 gennaio 2013

La giornata in Algeria

L'operazione militare dell'esercito algerino si è conclusa: secondo fonti di sicurezza locali sarebbero morti nell'attacco trenta ostaggi e undici militanti collegati ad al-Qaida

L’agenzia di stato algerina APS ha detto questa sera che l’operazione militare sull’impianto per l’estrazione del gas naturale a In Amenas si è conclusa. L’agenzia di stampa Reuters ha scritto nelle ore successive, citando fonti anonime della sicurezza algerina, che gli ostaggi morti durante l’operazione sarebbero trenta, di cui sette stranieri: sarebbero stati uccisi otto cittadini algerini, due cittadini giapponesi, due cittadini britannici e un cittadino francese. Inoltre, è stato scritto che nell’operazione sono morti undici militanti collegati al gruppo di al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI).

La situazione rimane comunque poco chiara, ma grave, e non sono stati pubblicati comunicati ufficiali da parte delle autorità algerine. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha detto che ci si deve «preparare alla possibilità di ulteriori cattive notizie» e ha deciso di rinviare il discorso che avrebbe dovuto fare domani in Olanda, sui rapporti tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea, per poter seguire la vicenda.

Non è stata neanche chiarita la dinamica dell’operazione militare algerina, con cui si sarebbe voluto liberare gli ostaggi. David Cameron ha anche spiegato che le autorità britanniche non erano state informate precedentemente dell’intervento dell’esercito algerino, che si è svolto durante un tentativo di spostamento degli ostaggi da una zona all’altra dell’impianto. Nel pomeriggio, la compagnia norvegese Statoil, aveva fatto sapere tramite un portavoce, che nell’impianto ci sono dodici dipendenti in ostaggio.

***

22.15 – Reuters riporta, sempre citando una fonte anonima della sicurezza algerina, che durante l’operazione militare sono stati uccisi trenta ostaggi, di cui sette stranieri. Tra gli ostaggi stranieri uccisi ci sarebbero otto cittadini algerini, due cittadini giapponesi, due cittadini britannici e un cittadino francese.

22 – L’agenzia di stampa Reuters, citando una fonte locale, ha scritto che almeno undici militanti sono morti durante l’operazione militare algerina sull’impianto a In Amenas, nel sud del paese, dove si trovano gli ostaggi.

21.30 – La giornalista di ABC News, Martha Raddatz, ha scritto sul proprio account Twitter che un alto funzionario americano avrebbe detto che tra gli ostaggi ci sarebbero dieci cittadini americani e che cinque di questi sarebbero al sicuro.

21.10 – L’agenzia di stato algerina APS ha detto che l’operazione militare sull’impianto per l’estrazione del gas naturale a In Amenas si è conclusam, precisando che la notizia data oggi da Le Monde, sulla fine dell’attacco, non era esatta. Nel rapporto non è stato chiarito però il numero dei morti e dei feriti. E anche il numero degli ostaggi non è stato precisato dalle autorità algerine.

Aggiornamento delle 21 – Il primo ministro David Cameron ha detto che ci si deve «preparare alla possibilità di ulteriori cattive notizie», riguardo la situazione degli ostaggi. Proprio per la delicatezza del caso, Cameron ha rinviato il suo discorso di domani in Olanda, che aveva come tema il rapporto della Gran Bretagna con l’Unione Europea, decidendo di rimanere nella sede di Downing Street, per seguire la vicenda. Il governo ha confermato che tra gli ostaggi ci sono «diversi» cittadini britannici.  

***

Punto della situazione, 18.30. Oggi un’operazione militare algerina, la cui precisa dinamica non è ancora stata chiarita, ha tentato di liberare il numero imprecisato di ostaggi stranieri presi ieri da alcuni uomini armati in un impianto per l’estrazione del gas naturale nel sud dell’Algeria, a In Amenas. Il gruppo si dichiara collegato ad Al-Qaida nel Maghreb Islamico e secondo le autorità algerine è composto da una ventina di persone.

Per tutta la giornata ci sono state notizie di ostaggi e miliziani uccisi, di altri ostaggi liberati e di operai algerini fuggiti dall’impianto (gli operai algerini non sarebbero tenuti in ostaggio dai miliziani), con una grande confusione di numeri e l’impossibilità da parte dei media occidentali di verificare le notizie. Non si conosce non certezza il numero dei cittadini stranieri rapiti ieri, né quello delle persone uccise, liberate o fuggite oggi, se non che la compagnia norvegese Statoil ha nell’impianto 12 dipendenti in ostaggio, come ha confermato un suo portavoce intorno alle 17.

L’unica cosa certa è che un cittadino irlandese è stato liberato ed è in buona salute. Da oltre un’ora, l’operazione militare algerina sembra interrotta. Il primo ministro David Cameron ha detto che le autorità britanniche non erano state informate precedentemente dell’intervento dell’esercito dell’Algeria, che secondo alcuni resoconti avrebbe utilizzato elicotteri e si sarebbe svolto durante un tentativo di spostamento degli ostaggi da una zona all’altra dell’impianto.

***

17.24 – La radio americana CBS dice che un drone americano sta sorvolando la zona.

17.19Le Monde scrive che, secondo il corrispondente sul posto del quotidiano algerino El Watan, l’attacco dell’esercito è finito. Intanto, France 24 ha pubblicato un video con alcune riprese dell’impianto di In Amenas. 16.34 – L’agenzia di stato algerina APS dice che 600 lavoratori algerini nell’impianto sono stati liberati dall’esercito. Alcune ore fa erano arrivate notizie che altri 30 algerini erano scappati. BBC aggiunge un particolare che spiegherebbe parzialmente la grande confusione sulle cifre e il perché di questo numero molto alto, e cioè che “al contrario dei dipendenti stranieri, non si pensa che gli algerini siano trattati come ostaggi sul luogo”. 16.26 – Una delle prime conferme che alcuni ostaggi sono stati liberati: la famiglia di un uomo di Belfast, Stephen McFaul, che era tra i rapiti in Algeria, ha detto a BBC che l’uomo è libero e sta bene.

 

16.20 – Il Guardian ha pubblicato una mappa interattiva che mostra il sito di In Amenas e le informazioni finora sicure sul rapimento degli ostaggi.

16.07 – La multinazionale petrolifera britannica BP, che insieme a una compagnia algerina e alla norvegese Statoil gestisce l’impianto, ha annunciato che farà lasciare l’Algeria ad un gruppo di suoi dipendenti “non indispensabili” come misura di precauzione.

15.49 – Intanto, ricordiamo alcune informazioni di contesto: la crisi degli ostaggi è cominciata ieri con un attacco ad un impianto di estrazione di gas naturale 1.300 km a sud di Algeri, solo 100 km a ovest del confine libico, in una zona desertica difficilmente accessibile (vicino all’impianto c’è un piccolo aeroporto). Gli uomini armati, che sarebbero una ventina, hanno detto di essere legati ad Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI) e di agire in rappresaglia contro l’intervento francese in Mali, iniziato l’11 gennaio.


Visualizzazione ingrandita della mappa

15.41 – L’agenzia di stampa statale algerina APS (Algérie Presse Service) dice che nell’operazione militare algerina – che sarebbe ancora in corso – sono stati liberati 4 ostaggi stranieri.

 

15.31 – Altro aggiornamento recente e di difficile verifica: questa mattina era circolata la notizia che diverse decine di lavoratori algerini dell’impianto fossero riusciti a scappare. Fox News ha scritto che anche una ventina di ostaggi stranieri, tra cui alcuni americani, sono riusciti a lasciare l’impianto, e cita “fonti nell’amministrazione USA” secondo cui alcuni degli americani fuggiti hanno chiamato le loro famiglie a casa.

15.18 – Sulle cifre e la dinamica dei fatti c’è ancora molta confusione. La notizia più recente viene da Reuters, che cita “una fonte locale”: nell’attacco dell’esercito algerino, che sarebbe avvenuto mentre gli ostaggi venivano spostati da una parte all’altra dell’impianto, sarebbero morti sei ostaggi stranieri e otto militanti (e non 34 ostaggi e 15 rapitori come riportato in precedenza da un’altra fonte). La fonte locale aggiunge che alcuni ostaggi rimangono in mano ai rapitori e che 180 ostaggi sono scappati: un numero molto alto e che finora non era rientrato nelle cronache. Poi ci sono altri dettagli che vengono da un’altra fonte, l’agenzia mauritana ANI News che sarebbe in contatto con i rapitori: questa dice che il capo dei rapitori, Abu Al Baraa, è morto nell’attacco algerino, e aggiunge che gli ostaggi stranieri ancora vivi sono sette: due cittadini americani, un giapponese, tre belgi e un britannico.

Aggiornamento 14.28 – Il ministero degli Esteri britannico ha detto che è in corso un’operazione militare per liberare gli ostaggi. Varie agenzie di stampa e testate internazionali, tra cui Al Jazeera, AP e Reuters, citano fonti locali e dicono che durante un attacco portato avanti da elicotteri delle forze armate algerine sono morti 34 ostaggi e 15 rapitori. Da prendere con le molle. I rapitori hanno chiesto un passaggio sicuro verso la Libia e avevano detto di aver preso 41 ostaggi: i conti non tornano, visto che stamattina si diceva che fossero scappati una ventina di lavoratori algerini dell’impianto. Il resoconto di Reuters cita un’agenzia di stampa della Mauritania, ANI News, “in costante contatto con i rapitori”, ma dice di non essere in grado di confermare le sue notizie.

***

L’agenzia di stampa statale Algérie Presse Service ha scritto questa mattina che circa 30 lavoratori algerini sono riusciti a scappare dall’impianto di estrazione di gas naturale in cui, da ieri, è in corso un attacco da parte di un gruppo di uomini armati. Secondo Reuters, che cita fonti locali, 25 ostaggi stranieri sono stati liberati, tra cui due giapponesi. Altre voci non confermate stamattina avevano dato conto di un attacco all’impianto da parte di due elicotteri delle forze armate algerine.

Il gruppo dice di far parte di “al-Qaida nel Maghreb Islamico”, di provenire dal Mali settentrionale e di agire per rappresaglia contro l’intervento francese in Mali iniziato da circa una settimana. In una dichiarazione alla tv algerina, tuttavia, il ministro degli Interni algerino ha detto che i terroristi – che sarebbero una ventina circa – non vengono «né dal Mali, né dalla Libia, né da nessun altro paese vicino» ma «dalla regione».

L’impianto di In Amenas si trova in mezzo al deserto algerino, 1300 chilometri a sud di Algeri e a soli 100 chilometri dal confine con la Libia. È gestito da un consorzio formato dalla multinazionale britannica BP, dalla norvegese Statoil e dalla compagnia nazionale algerina Sonatrach.

In un attacco iniziato ieri all’alba, un gruppo di uomini armati ha preso il controllo dell’impianto e ha preso in ostaggio decine di persone, 41 secondo gli stessi assalitori, tra cui diversi stranieri provenienti da Regno Unito, Giappone, Francia, Stati Uniti, Norvegia e Irlanda. Nelle prime fasi dell’azione, secondo le prime ricostruzioni, tre persone sono morte, tra cui probabilmente un cittadino britannico. L’esercito algerino circonda da ieri la struttura. Nel corso della notte, ha detto un dirigente di Statoil, non ci sono stati passi avanti di rilievo.

Foto: In Amenas.
(Kjetil Alsvik / STATOIL / NTB scanpix)