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  • venerdì 4 gennaio 2013

L’intervento militare nella Repubblica Centrafricana

Alcuni paesi vicini hanno mandato soldati per sostenere il governo, i ribelli hanno annunciato di aver interrotto l'avanzata e che parteciperanno ai negoziati

I ribelli nella Repubblica Centrafricana hanno annunciato mercoledì 2 gennaio, tramite il loro portavoce Eric Massi, di aver interrotto la loro avanzata verso la capitale Bangui e di voler inviare una delegazione ai negoziati per trovare una soluzione diplomatica alla crisi. I negoziati si terranno a Libreville, capitale del Gabon. Nei giorni scorsi, il capo di un contingente militare inviato nel paese dai paesi africani confinanti ha messo in guardia i ribelli dal fare ulteriori operazioni nel paese.

(Perché la Repubblica Centrafricana si chiama così?)

Dal punto di vista militare, i ribelli si sono fermati prima di attaccare l’ultima città in posizione strategica tra loro e la capitale, Damara, che si trova circa 80 km a nord di Bangui. Nel frattempo, tra la fine di dicembre e i primi di gennaio sono arrivati nel paese – e in particolare proprio a Damara – i primi rinforzi di una coalizione di stati africani a sostegno dell’esercito governativo. Il contingente militare fa parte del FOMAC (Force Multinationale de l’Afrique Centrale) e quando sarà interamente dispiegato, tra pochi giorni, conterà circa 760 uomini.

Gli uomini del FOMAC fanno parte di una forza multinazionale africana formata nel 2008 dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale (CEEAC o ECCAS, formata da 10 stati africani tra cui la Repubblica Centrafricana), che era già presente nella Repubblica Centrafricana con lo specifico compito di cercare di dare maggior stabilità alla turbolenta situazione del paese. Gran parte dei rinforzi al FOMAC sono arrivati dal vicino Ciad, il cui presidente Idriss Deby è da tempo alleato di Bozizé: ha già inviato soldati in suo sostegno in alcune ribellioni precedenti e soldati del Ciad hanno aiutato la sua presa del potere nel 2003. Altri soldati del FOMAC arrivano dal Congo e dal Camerun.

La situazione nella Repubblica Centrafricana è peggiorata velocemente meno di un mese fa, in seguito all’improvvisa decisione di un gruppo di ribelli, i Seleka, da anni stanziati nel nord del paese. Il 10 dicembre questi hanno iniziato un’avanzata partendo da nord verso la capitale Bangui. I ribelli hanno già conquistato città strategiche per il commercio di oro e diamanti come Bria e Bambari.

I Seleka sono formati da varie fazioni e gruppi armati (almeno 4 principali, tutti noti con le loro sigle in francese: UFDR, CPJP, FDPC e CPSK) che si sono uniti in una coalizione, dopo essersi scontrati tra loro anche nel passato recente. Seleka vuol dire appunto “alleanza” nella locale lingua Sango. Combattono contro il presidente François Bozizé, accusato di non aver onorato un accordo di pace siglato nel 2007 in base al quale i combattenti che avessero deposto le armi avrebbero ricevuto una ricompensa. François Bozizé salì al potere nel marzo 2003 con un colpo di stato contro l’ex presidente Ange-Félix Patassé ed iniziò un periodo di governo di transizione. Da allora è stato eletto due volte alla guida del paese, nel 2005 e nel 2011.

A fine dicembre François Bozizé ha chiesto l’aiuto di Stati Uniti e Francia contro i ribelli, ma il presidente Hollande ha rifiutato d’intervenire nell’ex colonia, spiegando che la Francia potrebbe intervenire solo su mandato dell’ONU. Da parte loro, i ribelli hanno detto che la condizione necessaria che porranno nei negoziati dei prossimi giorni sarà la rimozione di Bozizé.

Nonostante il capo del FOMAC, il generale Jean-Felix Akaga, abbia sminuito la forza numerica e l’organizzazione dei ribelli, il presidente Bozizé ha dimostrato di prendere molto sul serio la loro minaccia. Mercoledì, il giorno stesso della sospensione dell’avanzata, Bozizé ha detto alla radio che suo figlio Francis era stato rimosso dal suo incarico di ministro della difesa e che anche il capo dell’esercito, Guillaume Lapo, sarebbe stato sostituito. Ha poi promesso di formare un governo di coalizione con i ribelli e di essere aperto a negoziati senza condizioni.

La Repubblica Centrafricana è un paese di quasi 4 milioni e mezzo di abitanti ed è particolarmente ricca di risorse naturali – oro, uranio e diamanti – nonostante sia uno dei paesi più poveri del mondo. Da quando è diventata indipendente dalla Francia, nel 1960, ha subito diversi colpi di stato e rivolte armate, mentre l’influenza dell’ex paese coloniale (così come i suoi interessi economici) è particolarmente forte anche a distanza di decenni. Il nord del paese è abitato per la maggior parte da popolazioni di etnia musulmana, il che, riporta Al Jazeera, ha fatto pensare a collegamenti religiosi tra i ribelli e paesi vicini come il Sudan e il Ciad.

Foto: soldati del FOMAC provenienti dal Ciad aspettano su un camion vicino a Damara, 2 gennaio 2013.
(SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)

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