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  • sabato 15 Dicembre 2012

Gli attacchi alle scuole, in Cina

Ieri un uomo ha ferito 22 bambini e una donna con un coltello nella provincia di Henan: l'ultimo di una serie di attacchi dai motivi poco chiari

Ieri, mentre i mezzi di comunicazione di tutto il mondo seguivano la strage alla scuola di Newtown, un uomo armato di coltello ha aggredito e ferito 22 bambini e una donna di 85 anni all’uscita da una scuola elementare nella provincia di Henan (Cina centro-orientale). Secondo la ricostruzione fatta dall’agenzia di stampa governativa Xinhua, l’uomo, di 36 anni, ha avuto una discussione con l’anziana nella sua casa, vicino alla scuola. Dopo averla ferita con un coltello è uscito aggredendo i bambini. La donna e almeno uno dei bambini si trovano in gravi condizioni.

Attacchi simili sono già avvenuti diverse volte in Cina, negli ultimi anni, e molti degli autori sono già stati processati e in diversi casi condannati a morte. In particolare, tra il marzo e il maggio 2010 ci furono cinque attacchi consecutivi: all’epoca il governo ordinò un aumento della sorveglianza nelle scuole, mentre i media statali diminuirono la copertura di questi fenomeni per evitare casi di emulazione.

Questi assalti sono avvenuti tutti con modalità simili. Secondo il governo cinese, la maggior parte degli aggressori sono «malati di mente» e pare sicuro che molti di loro avessero perso il lavoro nel periodo precedente agli attacchi. Le armi utilizzate sono oggetti di uso quotidiano, come coltelli, mannaie e martelli, anche per la difficoltà di procurarsi armi da fuoco in Cina. La serie di attacchi è stata notata soprattutto in seguito agli attacchi nel 2010, e ci si è cominciati a domandare quale fosse la ragione di queste esplosioni di violenza. I media occidentali e il governo cinese sono giunti a spiegazioni piuttosto diverse.

Una delle ipotesi più accreditate è quella delle tensioni sociali causate dal rapido sviluppo economico della Cina, che ha portato centinaia di milioni di persone a trasferirsi dalle campagna ai grandi centri industriali, con tutto lo stress che questo radicale cambio di ambiente può comportare. Anche il governo cinese ha indicato che tra i due fenomeni potrebbe esserci un collegamento. La spiegazione ufficiale a questi fenomeni, però, resta quella dei casi isolati di «malattia mentale», aggravati dall’effetto emulazione.

Ma la teoria dell’emulazione, secondo alcuni esperti di criminologia, regge soltanto in parte. L’effetto emulazione può ispirare la tecnica del crimine, ma non incide sulle motivazioni. Quindi è probabile che questi attacchi siano causati da tensioni, vendette sociali e dalla mancanza di un’adeguata assistenza psichiatrica. La modalità con cui questi avvengono, invece, può avere qualcosa a che fare con l’effetto emulazione.

Negli ultimi vent’anni la popolazione cinese che vive in città è raddoppiata. Il passaggio dalla campagna alla città può rappresentare in molti casi un choc. Secondo una ricerca della rivista Lancet, gli abitanti della campagna cinese appena trasferiti in città hanno molte più probabilità di contrarre disordini depressivi e dipendenze da alcol. Anche le malattie mentali sono molto più diffuse tra gli immigrati che arrivano dalle campagne.

Allo stress che può causare un cambiamento di ambiente, come il passaggio dalle campagne alle grandi città, bisognerebbe poi aggiungere le altre pressioni a cui sono sottoposti molti cinesi. Il sistema pensionistico e assistenziale non riesce a tenere il passo con il rapido invecchiamento della popolazione cinese. Questo porta ad un aumento degli obblighi di molte persone di mezza età che sono costrette a mantenere oltre a loro stessi anche i genitori.

Lo stress di non riuscire più a provvedere per se stessi né alla propria famiglia dopo un licenziamento si è rivelato per molti cinesi troppo pesante da sopportare. Queste pressioni potrebbero essere almeno contenute, se ci fosse un adeguato livello di assistenza  professionale. In Cina, però, ci sono soltanto 4 mila psichiatri qualificati e 15 mila medici che lavorano in strutture psichiatriche. Troppo pochi persino per occuparsi di quei cento milioni di cinesi a cui sono già stati diagnosticati dei disordini psichiatrici.