La vendetta di quelli che arrivano in anticipo

Da domenica alcuni treni ad alta velocità partiranno cinque minuti prima: Francesco Piccolo spiega che per gli ansiosi come lui sarà una rivincita

Negli ultimi giorni Rete Ferroviaria Italiana (RFI), l’azienda delle Ferrovie dello Stato che si occupa della gestione e della manutenzione delle infrastrutture ferroviarie, ha avviato una massiccia campagna di informazione sui giornali per avvisare i viaggiatori sulla modifica degli orari dei treni ad alta velocità che partono da Nord diretti verso Sud. Le variazioni riguardano sia i Frecciarossa di Trenitalia sia gli Italo di Nuovo Trasporto Viaggiatori in partenza da Torino, Milano e Verona dal 9 dicembre, giorno in cui entra in vigore il nuovo orario invernale per i treni. L’orario che parte questa domenica era stato inizialmente realizzato in previsione di fare fermare i convogli ad alta velocità nel nuovo terminal sotterraneo della stazione di Bologna. Pochi giorni fa si è però deciso di rinviare la sua apertura ai passeggeri: da qui la necessità partire con qualche minuti di anticipo, per recuperare il tempo che si impiega a far fermare i treni a Bologna nella stazione di superficie. Francesco Piccolo scrive sul Corriere di oggi che questo gli darà l’occasione di prendersi una rivincita.

Dal 9 dicembre, in alcune stazioni italiane i treni partiranno con qualche minuto in anticipo. A causa dell’apertura posticipata del nuovo terminal sotterraneo di Bologna, i treni che si fermano in quella città, partiranno prima, per alcuni mesi: per esempio, 5 minuti da Torino, 6 da Milano, 2 minuti prima proprio da Bologna. Pian piano questo cambio si normalizzerà. Ma io ho già deciso un paio di cose: che non avvertirò nessuno, e che andrò a vedere, il 9 dicembre, cosa accadrà.

L’umanità si divide in due categorie: quelli che arrivano con largo anticipo nelle stazioni, e quelli che arrivano all’ultimo secondo. È come se, alla nascita, qualcuno ci tirasse fuori e ci dividesse: uno di qua, uno di là. Io faccio parte da sempre della prima categoria. Arrivo con anticipo così largo, che conosco le stazioni e gli aeroporti benissimo, saprei riconoscere alcuni che ci lavorano, e diversi li conosco personalmente – ci ho chiacchierato, aspettando l’ora della partenza. Gli altri, quelli che arrivano all’ultimo secondo, non li capisco (e loro non capiscono noi che arriviamo in anticipo). Dico, di solito: ma non è meglio arrivare prima possibile nel luogo dove poi bisogna trovarsi, invece di stare a casa o in ufficio a guardare di continuo l’orologio? Meglio passare quel tempo lontano dalla stazione, oppure alla stazione?

La risposta è semplice: gli altri non guardano affatto l’orologio. Non pensano al tempo che ci vuole, ai possibili ritardi del traffico, a un contrattempo. Se ne stanno a casa o in ufficio o da qualsiasi altra parte, e continuano a vivere la loro vita con serenità, anche se devono partire. È questa la differenza: io, e quelli come me, non possiamo restare a casa perché a casa non faremmo nient’altro che stare seduti davanti all’orologio a fissare il passare dei minuti.

(continua a leggere sul sito del Corriere)

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