• Cultura
  • venerdì 30 novembre 2012

14 videogiochi acquisiti dal MoMA

Da Pacman a Tetris a flOw, quali titoli sono stati scelti per essere "esposti" da marzo 2013 a New York

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha acquisito 14 videogiochi che faranno parte della collezione permanente di Architettura e Design del museo. I videogiochi sono il primo nucleo di una nuova categoria di opere d’arte e verranno esposti alle Philip Johnson Galleries da marzo 2013. Sono stati scelti da una lista di 40 videogiochi che saranno comunque acquistati in futuro dal museo e comprendono, tra gli altri, Pong, Snake, Donkey Kong, Super Mario Bros, The Legend of Zelda, Street Fighter e Chrono Trigger.

Un gruppo di curatori del MoMA ha iniziato a lavorare al progetto circa un anno e mezzo fa: l’idea è che anche i videogiochi sono una forma d’arte – finora sottovalutata anche nella cultura popolare – e possono essere considerati sotto molteplici aspetti, tra cui quello del design che li caratterizza. I curatori si sono serviti del parere di studiosi, esperti di conservazione digitale, storici e critici che li hanno aiutato a raffinare i criteri per selezionare i videogiochi da inserire nella collezione. I videogiochi estremamente diffusi non verranno automaticamente inclusi, ma dovranno dimostrare di avere anche altre caratteristiche come la qualità estetica, la solidità strutturale, l’impiego di tecnologie innovative. In particolare i curatori hanno valutato il funzionamento e l’ambientazione del gioco e quali comportamenti e abilità richiede e sviluppa nei giocatori. Altri aspetti fondamentali sono l’estetica, l’organizzazione dello spazio e l’organizzazione del tempo dei videogioco.

(cliccando su ogni foto si arriva a una breve descrizione di ogni videogioco)

I curatori del MoMA hanno anche consultato esperti per capire come esporre e conservare al meglio i videogiochi, che essendo opere digitali e interattive sono particolarmente complesse e delicate. La prima cosa da fare è acquisire i software originali e gli hardware – quindi consolle e computer – adeguati per riprodurli. In secondo luogo è importante ottenere anche il codice sorgente nel linguaggio in cui è stato scritto, così da poterlo tradurre e riprodurre con le nuove tecnologie del futuro qualora le attuali fossero troppo obsolete. I visitatori del museo potranno giocare con i videogiochi più brevi mentre designer e programmatori inventeranno versioni dimostrative dei giochi più lunghi per permettere ai visitatori di giocare in un tempo limitato e apprezzarne comunque il funzionamento.

Per i videogiochi più vecchi, nei casi in cui il software sia troppo rovinato o delicato, i programmatori realizzeranno nuove versioni che simulano l’originale, così che producano lo stesso effetto ma con in un computer contemporaneo. Nei casi in cui il gioco è troppo complicato o richiede troppo tempo per essere apprezzato verrà realizzata una sorta di versione demo, con le strutture e i personaggi principali del gioco. Per i videogiochi più complessi, come Dwarf Fortress o EVE Online, verranno creati insieme a designer e giocatori esperti, tour guidati così che il visitatore possa comprenderne l’estensione e la numerose possibilità.

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