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  • venerdì 7 Settembre 2012

I guai del Liverpool

Dopo tre partite, una delle squadre più gloriose d'Inghilterra ha solo un punto: colpa di una campagna acquisti sbagliata e di una dirigenza incerta

Nell’ultima giornata di Premier League, la terza, il Liverpool ha perso in casa 2-0 contro l’Arsenal, e ha un solo punto in classifica. Nei giorni successivi alcuni avvenimenti hanno fatto intendere che nella dirigenza della squadra c’è un po’ di confusione. Il principale proprietario del Liverpool, John W. Henry, ha scritto una lunga lettera aperta ai tifosi in cui, al di là dei toni concilianti, ha spiegato di essere «deluso» del mancato arrivo di un attaccante negli ultimi giorni del calciomercato. Per qualche tempo è anche sembrato possibile – prima che il nuovo allenatore Brendan Rodgers lo escludesse – che ci fosse un possibile ritorno dell’attaccante Michael Owen, “vecchia gloria” 32enne attualmente allo Stoke City.

Il Liverpool è una delle squadre più vincenti del campionato inglese, insieme con il Manchester United, ma da qualche tempo sta affrontando una crisi che sembra anche essere dovuta alle incertezze della proprietà del club. Il proprietario della squadra è dall’ottobre del 2010 il Fenway Sports Group, che è stato fondato da John W. Henry e da Thomas Werner al momento di comprare la famosa squadra di baseball dei Boston Red Sox nel 2001 (anche il gruppo editoriale del New York Times fa parte della società). Quando arrivò l’annuncio che il FSG avrebbe acquistato il Liverpool, i tifosi accolsero molto bene la novità, felici di liberarsi dei vecchi proprietari (Tom Hicks e George Gillett Jr., americani anche loro) che avevano lasciato la società piena di debiti.

Il FSG sembrava avere le idee chiare per ricostruire la squadra dal punto di vista finanziario e sportivo, e inizialmente non badò a spese: prima di questa campagna acquisti aveva speso più di 120 milioni di euro. Ma la scorsa stagione è andata tutt’altro che bene, con il peggior risultato in campionato in quasi vent’anni, l’ottavo posto.

Come ha spiegato qualche giorno fa il Wall Street Journal, però, la reazione della proprietà ai brutti risultati dello scorso anno lascia poco ottimismo per l’immediato futuro. Quest’estate il Liverpool non ha comprato quasi nessuno e ha fatto qualche scelta di calciomercato discutibile: una delle più evidenti è il costosissimo prestito di Nuri Sahin dal Real Madrid, che è arrivato per una sola stagione per ben 5 milioni di euro. Due anni fa, Sahin aveva fatto un’ottima stagione al Borussia Dortmund, ma lo scorso anno non ha praticamente mai giocato e nel caso tornasse a buoni livelli questa stagione, il che è una scommessa, il Liverpool non avrà alcuna clausola a suo favore per un eventuale acquisto.

Oltre a questo, negli ultimi giorni di calciomercato il Liverpool non è riuscito a trovare un rimpiazzo per Andy Carroll e si trova quindi con due soli attaccanti – Luis Suárez e Fabio Borini, arrivato dalla Roma – almeno fino al prossimo gennaio.

Come è stato possibile? La risposta sta nelle scelte della dirigenza, che alla fine dello scorso campionato ha cambiato non solo l’allenatore, ma un ruolo fondamentale nella gestione della società, quello del direttore sportivo, in inglese general manager o director of football. Di solito, le società si affidano a un modello con un allenatore che ricopre entrambi i ruoli (il più famoso è sicuramente Alex Ferguson, che è al Manchester United dal 1986) oppure li spartiscono tra due persone diverse: uno si occupa del calciomercato e dei contratti, l’altro allena. Questo secondo modello è relativamente poco diffuso nel calcio inglese, mentre è la norma nel resto d’Europa.

Lo scorso anno il Liverpool era allenato da Kenny Dalglish, altra leggenda del club che tra il 1985 e il 1990 fu allenatore-giocatore con grandi risultati, e aveva il francese Damien Comolli come direttore sportivo. Dalla fine dello scorso campionato, invece, tutti i poteri sono stati concentrati su un nuovo allenatore che veniva dallo Swansea, il 39enne Brendan Rodgers. Il cambiamento, che i quotidiani inglesi hanno denominato la Rodgers revolution, è stato drastico e poco preparato.

Le aspettative della proprietà erano altissime e probabilmente un po’ troppo ottimiste, chiedendo a Rodgers un miracolo che finora non si è realizzato: come ha scritto il Guardian nella sua scheda pre-stagione, «Rodgers ha avuto l’incarico di rinnovare il Liverpool e farlo tornare una delle squadre principali della Premier League, tagliando allo stesso tempo la spesa per gli stipendi che sarebbe necessaria».

foto: Brendan Rodgers (Alex Livesey/Getty Images)

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