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  • venerdì 7 settembre 2012

Come e perché le Paralimpiadi sono diventate importanti

L'inedito e straordinario successo dell'edizione 2012 c'entra con la lingua, il luogo, gli investimenti nelle scuole, il fuso orario: e una deliberata pianificazione

Il Comitato organizzatore di Londra 2012 (LOCOG) ha pubblicato ieri le cifre ufficiali delle Paralimpiadi: sono stati venduti 2,7 milioni di biglietti, 900 mila in più rispetto a Pechino 2008. La vendita dei biglietti ha fatto incassare al Comitato circa 56 milioni di euro, dieci milioni in più rispetto a quello che ci si aspettava. E che si aggiungono ai circa 692 milioni delle Olimpiadi. Più di 100 milioni di euro, per Olimpiadi e Paralimpiadi, sono stati dati dagli sponsor. Grandi aziende come la catena di supermercati di Sainsbury e la multinazionale di telecomunicazioni inglese BT hanno fatto campagne pubblicitarie sugli atleti paralimpici.

Le Paralimpiadi di Londra 2012 hanno avuto un grande successo fino a oggi: oltre che di biglietti venduti e d’incasso, anche di copertura da parte dei mezzi di comunicazione. Mai nelle precedenti edizioni l’attenzione dei media e del pubblico era stata così intensa, mai l’evento aveva avuto questa copertura. E le cifre dimostrano una crescita rispetto a Pechino 2008, che pure aveva avuto buoni numeri e seguito, maggiori a loro volta rispetto all’edizione precedente di Atene 2004. Ma la crescita era prevista perché progettata, spiegano i dirigenti del Comitato organizzatore (LOCOG). Ha influito, e fatto da traino, anche il grande successo delle Olimpiadi di un mese fa. E gli sforzi che sono stati fatti per associare le Paralimpiadi alle Olimpiadi, come fossero un “pacchetto” unico, due fasi di un unico grande evento sportivo.

Il Comitato aveva anche deciso di abbassare i prezzi, una politica che ha dato buoni risultati: a Pechino erano stati venduti 1,82 milioni di biglietti. «La metà dei biglietti per le Paralimpiadi costavano circa 13 euro, mentre il 95% costava meno di 65 euro», ha detto l’amministratore delegato del LOCOG Paul Deighton. Il Comitato organizzatore dei Giochi Paralimpici di Pechino 2008 aveva messo a disposizione altri 1.62 milioni di biglietti per i bambini e associazioni. Ma il record di questa edizione, sta nel fatto che tutti i biglietti distribuiti fino a un mese prima dell’inizio (più di 2.3 milioni) erano stati pagati: e altri ne sono stati quindi messi in vendita.

Per quanto riguarda invece i dati televisivi è ancora presto per avere la cifra. A Pechino gli spettatori televisivi erano stati 3.8 milioni e la copertura televisiva era stata maggiore del 200% rispetto ad Atene 2004. Channel4, il canale ufficiale britannico trasmetterà in tutto 150 ore, tra cerimonie, gare e approfondimenti giornalistici. All’estero i diritti televisivi sono stati venduti a più di cento paesi. Inoltre, sul sito del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) ci sono cinque canali in streaming con cui seguire le gare.

La Cina e la Gran Bretagna, gli ultimi due paesi organizzatori dei Giochi, si trovano nei primi due posti del medagliere, come successe anche a Pechino. Sicuramente già quattro anni fa il seguito delle Paralimpiadi era cresciuto, ma era stato condizionato nell’attenzione dell’Occidente (rispetto a Londra 2012) in parte dagli orari (il fuso orario con l’Italia è di sei ore avanti), e in parte dalla lingua. Un aspetto che non deve essere sottovalutato, per la diffusione che ha la lingua inglese e come questo influisca sulle scelte dei mezzi di comunicazione, che hanno raccolto in molti paesi del mondo gli input dell’organizzazione sulla copertura dell’evento. «Da quest’anno le Paralimpiadiun grande prodotto di massa», ha detto Hugh Robertson, il ministro dello sport inglese.

Oltre alle campagne di comunicazione e alla promozione degli eventi, ci sono stati negli scorsi anni molti investimenti nelle infrastrutture sportive per disabili e programmi mirati nelle scuole britanniche. Una tendenza che ha dato buoni risultati dato che i paesi partecipanti alle Paralimpiadi di Londra sono diciannove in più rispetto a Pechino (165 a 156). Sedici paesi hanno partecipato per la prima volta: Antigua, Brunei, Cameroon, Gibuti, le Isole Comore, Gibuti, la Repubblica democratica del Congo, Gambia, Guinea Bissau, Liberia, Malawi, Mozambico, Corea del Nord, San Marino, le Isole Salomone, Trinidad e Tobago, le Isole Vergini.

Ed è evidente da questo elenco come il movimento Paralimpico si sia diffuso anche in Africa: «da Sydney 2000 c’è stato un grande movimento in tutto il mondo, anche in Africa, anche grazie alla globalizzazione, prima soltanto alcuni paesi prendevano sul serio le Paralimpiadi, ora è tutto diverso», ha detto Xavier Gonzalez amministratore delegato del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC). Inoltre, questa è stata l’edizione «in cui si sono raccolti più soldi con la pubblicità».

Per Londra che ha ospitato e promosso l’evento, sono anche state le Paralimpiadi del “ritorno a casa”: la prima edizione dei Giochi Paralimpici (i Giochi di Mendeville) si disputarono proprio a Londra nel 1948. Racconta il Guardian che per queste edizioni è stato anche sollecitato lo spirito agonistico che in passato emergeva poco nelle Paralimpiadi e in chi le seguiva: «chi segue le gare non deve avere la sensazione che si tratti di un passatempo». Il messaggio di fondo è che anche gli atleti paralimpici sono lì per vincere, e non solo per partecipare: messaggio che a giudicare dalle celebrazioni sui media delle vittorie nazionali, in molti paesi del mondo, sembra essere passato.

Foto: Dean Mouhtaropoulos/Getty Images

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