• Cultura
  • martedì 4 Settembre 2012

Kanye West e la parola con la “b”

Il musicista e produttore che ha pubblicato Perfect bitch dedicandola alla sua fidanzata si domanda su Twitter se la cultura hip-hop debba ripensare i suoi linguaggi

Il musicista e produttore americano Kanye West – un’istituzione nell’industria musicale americana e nella cultura della musica hip-hop – ha pubblicato ieri una serie di inusuali messaggi su Twitter per suggerire di riflettere sull’uso di alcuni termini volgari peculiari nel linguaggio dell’hip-hop (e delle comunità nere urbane a cui si rivolge). Termini che in quel tipo di canzoni vengono accettati, nonostante siano usualmente più che un insulto: se ne fa un uso consolidato e riconosciuto da tutti quelli che ascoltano l’hip-hop, in quanto parte di quella “cultura di strada” che l’hip-hop racconta. Tre settimane fa Kanye West ha pubblicato un nuovo singolo intitolato Perfect Bitch: “bitch” vuol dire “cagna” ed è usato in inglese come sinonimo di “stronza”, ma in questo contesto è diverso, tanto più perché la canzone sarebbe stata ispirata dalla sua fidanzata, l’attrice americana Kim Kardashian. Bitch è il modo di definire una ragazza, semplicemente.

Nonostante il senso sia compreso da tutti, West ha ricevuto critiche sulla canzone e si chiede: «è ancora accettabile usare la parola bitch?», «è accettabile che un uomo dica ad una donna bitch, anche se è una parola accattivante?», «ci rivolgeremmo così  anostra madre?», si chiede Kayne West. Ed è proprio l’hip-hop, ad aver fatto passare questo messaggio, ad averlo fatto accettare, come fosse normale, scrive West. Stesso discorso, seppur con un significato diverso, Kanye lo fa anche per nigga, da “nigger”, negro. Termine usato normalmente nelle canzoni hip-hop: «ci rivolgeremmo così a nostro padre?», chiede sempre il cantante americano. «Forse sia bitch, sia nigga, sono parole né positive, né negative», «non dipende tutto da chi le usa e come?».

La riflessione introdotta da Kanye West (“Volevo pensare ad alta voce insieme a voi») potrebbe essere interessante: bisogna però pensare che West è un affermato e maturo musicista 34enne con riferimenti culturali abbastanza “alti”. Difficile immaginare che simili questioni siano fatte proprie immediatamente da suoi colleghi molto più giovani e aggressivi, come sono spesso gli artisti hip-hop di maggior successo: benché da qualche tempo un dibattito si sia aperto su un altro fronte “ideologico” e di rispetto, quello dell’omofobia dei testi hip-hop. Ma che lo sguardo di West sia più largo lo mostra anche il riferimento che usa per immaginare un’efficacia di linguaggio meno violenta e offensiva: «Stevie Wonder non ha mai avuto bisogno di usare la parola bitch per esprimere quello che voleva».

Foto: Kanye West (Matt Sayles/Invision/AP)