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  • lunedì 3 Settembre 2012

«Che male ce sta a sogna’?»

Sono riprese su Facebook le cronache romaniste di Kansas City 1927, ovvero Zoro e Simone Conte: e oggi è un giorno speciale

Kansas City 1927 è lo pseudonimo con cui due appassionati romanisti – Simone Conte e Diego Bianchi (in arte Zoro) – hanno raccontato per tutto il campionato scorso le partite della Roma su Facebook, scrivendo in romanesco e guadagnando un culto crescente che ha generato anche un libro pubblicato dall’editore milanese ISBN. Adesso che il nuovo campionato è iniziato le cronache sono riprese, e oggi è una giornata speciale, dopo la vittoria a san Siro contro l’Inter.

A pensà normale, cioè negativo, certe domeniche s’annunciano cupe appena te svegli.
Chiudi l’urtimo ombrellone, accatasti er lettino, frulli la serie de creme che da protezione 60 a bergamotto te dovevano fa cambià razza pe mpar de mesi, rilassi finarmente la panza che hai continuato a riempì de fritti e calamari, quindi scruti l’orizzonte. Là, in fondo ar mar, ci son camin che fumano e le zinne de Poppea gonfie de pioggia che s’avvicinano come s’avvicina l’ora de fa carcio a San Siro. E più s’avvicina più speri che ste poppe non sgravino le solite amare lacrime de na domenica de settembre uggioso e quindi ingiusta, amara e malinconica come ogni cambio de stagione, come ogni trasferta ner prepotente Nord.Ma le mezze stagioni, da che è carcio moderno è carcio moderno cui noi diciamo NO!  (immediatamente ostentato da Sky nela profanazione pregara delo spojatojo con tanto de intima immagine de Capitan Mo che se infila la manica lunga a mo de giarettiera burlesque), nun ce stanno più, ragion per cui, quattrotrettré in spalla, namo, famo, vedemo e cercamo de capì se incrocià Linte ce fa ancora impressione o se presentasse cor Santone in panca po arterà er flusso degli eventi, fa risalì la pioggia verso l’alto, facce fa l’amore co Poppea.
Certo, l’avé ricevuto la visita in arbergo der Fu Putto Cantero, ce l’aveva fatto accoje cor soriso in faccia e le mani in saccoccia.
Eccoollà, nantro che mo ce dirà quant’è bello annassene a vince artrove, l’ennesimo fiastro che piagne a Fiumicino e ride a Marpensà che lui rossonero sarà forevandeva, nse sa come e coi sordi de chi, ma è nsogno che s’avvera, ecc. ecc..”Lopez, dateme Lopez”, aveva esclamato sorseggiando capirinha er Putto, già pago de na vittoria da milanista.L’Incisivo, sbucando dal ripostiglio dei bagai dela concierge, javeva risposto tosto: “ciao Putto, complimenti per la prestazione, finalmente una compagine che ti valorizza per lo scampolo di partita che meriti. Ma dimmi, chi è quel Pazzini, e perché lui gioca e tu no? Non è uno scarto anch’egli come te? E tu non sei più fico di lui? Non hai anche tu ali per volar come lui?”. Er Putto, stringendo er flute nele mano piccole, s’era girato cogli occhi che ballavano, barcollando aveva guadagnato la porta girevole, ma in un attimo quarcosa lo aveva travorto, messo a terra, ciancicato, ridotto a zerbino.

(continua a leggere sulla pagina Facebook di Kansas City 1927)

La presentazione di Kansas City 1927 a Roma