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  • sabato 4 Agosto 2012

E come funziona la marcia?

Le regole di uno sport particolare: a guardarlo in televisione, squalificheremmo tutti

A Londra, alle 18 ora italiana, è partita la prova della 20 chilometri di marcia maschile. La marcia è uno disciplina che fa parte dell’atletica leggera, ma che differisce dalla corsa per una caratteristica: a differenza del corridore, infatti, il marciatore non deve mai perdere il contatto con il terreno. Questa è la prima fondamentale regola della marcia. La seconda regola fondamentale è quella che impone che la gamba di appoggio resti tesa dal momento del contatto a quello in cui l’altra gamba ne prende il posto.

Il sito Racewalk.com, specializzato nella marcia, ha pubblicato una serie di immagini che chiariscono molto bene quale debba essere il procedere regolare dei passi dell’atleta, e quali invece siano le marce irregolari: questa è quella che illustra il movimento corretto.

La verifica della regolarità dei passi di marcia da parte degli atleti è molto delicata e complessa, anche perché i giudici che seguono la gara e che devono determinare le infrazioni da parte degli atleti possono utilizzare soltanto la propria vista, senza potersi servire di ralenty video o di fermo immagine. I giudici presenti in una gara organizzata su strada possono variare da 6 a 9, uno dei quali è il giudice capo. Il giudice capo non può sanzionare nessuna infrazione, tranne che negli ultimi cento metri della gara o all’interno dello stadio, nel caso l’arrivo sia predisposto in questi termini.

Gli altri giudici possono sanzionare le infrazioni gravi agli atleti con un cartellino rosso, che deve essere comunicato all’arbitro capo. In caso di un’infrazione meno evidente, ogni arbitro può sanzionare l’atleta con un cartellino giallo. Se un atleta arriva ad accumulare tre cartellini rossi, l’arbitro capo è tenuto a squalificarlo mostrandogli una paletta rossa.

Osservando una gara in diretta televisiva, spesso ci si rende conto che gli atleti infrangono la prima delle due regole e si staccano vistosamente da terra. Ma per essere sanzionati dagli arbitri, ognuno dei quali può sanzionare una volta sola ogni atleta, quello che si vede in televisione non ha alcun valore, perché l’unico metro di giudizio accettato è l’occhio umano.