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  • lunedì 30 luglio 2012

Il presidente rumeno se l’è cavata

Il referendum sull'impeachment di Basescu non ha raggiunto il quorum: ha partecipato il 45,92 per cento degli aventi diritto, serviva la metà più uno

Il referendum sull’impeachment di Traian Basescu, il presidente della Romania, non è valido: il numero degli elettori, infatti, non ha superato la soglia del 50 per cento più uno prevista dalla legge. L’ufficio elettorale ha comunicato infatti che l’affluenza è stata del 45,92 per cento dei 18 milioni di aventi diritto. L’85 per cento dei votanti aveva votato a favore della destituzione di Basescu.

Il presidente rumeno era stato sospeso dal Parlamento: il governo e la maggioranza guidati dal primo ministro Victor Ponta, di centrosinistra, lo avevano accusato di aver scavalcato il ruolo del primo ministro e aver tentato di controllare i giudici della Corte costituzionale. Se la maggioranza dei rumeni avesse votato “sì” all’impeachment, Basescu sarebbe stato destituito.

Basescu ha commentato l’esito del voto dicendo che «i cittadini rumeni hanno respinto un colpo di Stato» e che «non andando a votare hanno invalidato il referendum». Inizialmente il presidente aveva invitato i cittadini rumeni a votare “no”, insieme al partito liberale, e poi aveva chiesto di boicottare il voto. Gli analisti avevano previsto le difficoltà del centrosinistra di raggiungere la soglia di partecipazione necessaria a rendere valido il voto.

Nel tentativo di aumentare l’affluenza, domenica il premier Ponta ha prolungato di un’ora – dalle 22 alle 23 – l’apertura dei seggi lungo la costa della Romania che si affaccia sul Mar Nero. Ponta ha commentato i risultati dicendo che comunque «non si potrà ignorare il voto di milioni di cittadini». Secondo il corrispondente della BBC Nick Thorpe, il motivo per cui molti cittadini rumeni non sono andati a votare è la sfiducia che in generale provano verso tutta la classe politica del paese.

Negli ultimi anni in Romania ci sono stati molti scandali legati alla corruzione che hanno coinvolto sia il partito liberale del presidente Basescu, sia il partito di centro sinistra del primo ministro Ponta. L’ultimo ha riguardato l’ex candidato alla presidenza della repubblica Adrian Nastase, rivale di centrosinistra di Basescu alle elezioni del 2004, accusato di aver raccolto illegalmente 1,5 milioni di euro durante la campagna elettorale. Poco prima di venire arrestato, lo scorso giugno, Nastase tentò di suicidarsi con un colpo di pistola al collo.

Lo stesso Ponta è stato accusato di aver copiato parti della sua tesi di dottorato nel 2003 da pubblicazioni precedenti senza citare la fonte e di aver minacciato i giudici della Corte Costituzionale, accusati di appoggiare il presidente Basescu. Questa situazione ha creato molta preoccupazione ai politici dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha detto di essere «molto preoccupato» per la crisi politica della Romania «per quanto riguarda lo stato di diritto e l’indipendenza del potere giudiziario».

La Romania ha aderito all’Unione europea nel 2007, ma in questi anni è stata sempre stata tenuta sotto osservazione dalle autorità europee per i suoi problemi economici, tanto che nel 2010 il paese ha approvato un piano di misure di austerità su richiesta del Fondo Monetario Internazionale, che è stato molt contestato dai cittadini. Secondo gli esperti quella in corso è la più grave crisi politica dalla caduta di Ceaucescu.

Foto: Traian Basescu (MIHAILESCU/AFP/GettyImages)

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