Un economista «si vergogna» di aver lavorato per l’FMI

Peter Doyle se ne è andato dopo 20 anni, con una durissima lettera di dimissioni in cui se la prende con la dirigenza e con Lagarde

Peter Doyle, un economista che ha lavorato per vent’anni al Fondo Monetario Internazionale (FMI), si è dimesso con una lettera in cui ha detto di “vergognarsi di aver lavorato per l’FMI”. Secondo Doyle il Fondo ha fallito perché ha tardato a comunicare i primi segni della crisi dell’Euro. La “criticità” dei “lunghi processi decisionali europei” era stata compresa molto in anticipo, scrive Doyle, ma successivamente mai comunicata.

Dopo alcuni ringraziamenti, la lettera apre la parte in cui spiega le motivazioni del proprio gesto in modo molto duro:

Dopo vent’anni di servizio, mi vergogno di aver avuto qualsiasi rapporto con il Fondo. Questo non solo per l’incompetenza che è stata parzialmente raccontata dal rapporto dell’OIA sulla crisi globale e dal rapporto del TSR sul monitoraggio prima della crisi dell’euro. Ancora di più, mi vergogno perché le difficoltà sostanziali in queste crisi, come in altre, sono state individuate ben in anticipo, ma qui sono state nascoste.

Doyle è stato consigliere del Dipartimento europeo del Fondo, quello che si sta occupando dei piani di salvataggio di Grecia, Portogallo e Irlanda. Le sue dimissioni risalgono a un mese fa, ma le sue motivazioni e la sua dura critica all’intera struttura sono state rese pubbliche solo ieri, dopo che la CNN è entrata in possesso della lettera (datata 18 giugno). Secondo quanto ha scritto il Wall Street Journal, Doyle è stato capo divisione nell’organizzazione finanziaria, responsabile per i paesi non in stato di crisi, ma ha cambiato mansione dopo la nomina di un nuovo direttore della sezione europea, che ha ristrutturato il dipartimento. Il WSJ aggiunge che oggi Doyle è ancora un consulente del Fondo, che dovrebbe lasciare ufficialmente il prossimo autunno.

Il Fondo Monetario Internazionale è una delle grandi organizzazioni internazionali che furono create nel 1944 con il trattato di Bretton Woods (un accordo per mettere ordine nell’economia e nella finanza mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale). Lo scopo dell’FMI era, ed è tutt’ora, quello di intervenire finanziando i paesi con difficoltà di bilancio (come Grecia, Irlanda e Portogallo). L’altra grande organizzazione creata fu la Banca Mondiale che invece si occupava di finanziare investimenti nei paesi in via di sviluppo.

Il denaro che usano queste due organizzazioni viene versato dai vari stati. Come in una società per azioni, chi versa di più ha più “voti” quando si deve nominare la dirigenza. Attualmente gli stati dell’Europa occidentale e gli Stati Uniti detengono il controllo di entrambe le organizzazioni. Tradizionalmente il direttore dell’FMI è europeo mentre quello della Banca Mondiale è statunitense.

Su questo aspetto si concentrano le critiche più dure di Doyle. Negli ultimi dieci anni, scrive, le nomine dei direttori del fondo sono state “disastrose”. Questo a causa della bilateralità (cioé l’accordo Usa-Europa) che esclude tutti gli altri paesi. Anche l’attuale direttrice, Christine Lagarde, scrive Doyle senza nominarla, è “contaminata”, perché “né il suo sesso, né la sua integrità, né il suo slancio” possono cambiare la “fondamentale illegittimità della sua nomina”, cioè il fatto che sia stata nominata da Stati Uniti ed Europa senza consultare gli altri paesi.

foto: Alex Wong/Getty Images