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  • lunedì 2 Luglio 2012

In Islanda ha vinto di nuovo Grímsson

Resterà presidente per un quinto mandato consecutivo, come nessun altro prima di lui: sconfitta di venti punti la giornalista Thóra Arnórsdóttir

Il presidente islandese uscente, Olafur Ragnar Grímsson, 69 anni, ha vinto nuovamente le elezioni presidenziali ottenendo un quinto mandato. Grímsson, che diventa così il presidente islandese più a lungo in carica, ha ottenuto il 52,8 per cento dei voti, staccando di quasi venti punti la sua principale avversaria, Thóra Arnórsdóttir, ferma al 33,2 per cento. Thóra Arnórsdóttir, giornalista di 37 anni, a giudicare dai sondaggi sembrava potesse ottenere un risultato migliore. All’inizio dell’anno Grímsson aveva lasciato intendere che non si sarebbe ricandidato, cambiando poi idea dopo che oltre 30.000 islandesi, il 10 per cento della popolazione dell’Isola, hanno firmato una petizione per chiedergli di candidarsi.

Il mandato presidenziale islandese dura quattro anni, ma può essere rinnovato più volte e senza alcun limite, con regolari elezioni o automaticamente nel caso non ci fossero candidati. Quella del presidente è una carica prevalentemente simbolica e con funzioni rappresentative. L’Islanda, che ha poco più di 300.000 abitanti, è stata la prima repubblica democratica al mondo in cui è stata eletta una presidente, di sesso femminile: Vigdís Finnbogadóttir, in carica dal 1980 al 1996. Nel 1996, l’attuale presidente Ólafur Ragnar Grímsson, con il 41,4% dei voti ha sostituito Vigdís Finnbogadóttir rimanendo poi in carica per 16 anni.

Grímsson ha ricoperto l’incarico di ministro delle Finanze dal 1988 al 1991. Dopo la vittoria alle presidenziali del 1996 è stato rieletto automaticamente nel 2000, nel 2004 ha avuto la meglio sugli altri candidati e nel 2008 è stato riconfermato perché contro di lui non si era presentato nessuno sfidante.
Thóra Arnórsdóttir si presenta oggi come la candidata che potrebbe vincere su Grímsson. Laureata in filosofia, ha studiato economia e politica internazionale nell’università statunitense Johns Hopkins di Baltimora e a Bologna (e per questo parla molto bene italiano). Lavora come giornalista televisiva, ha tre figli ed è sposata con Svavar Halldórsson (anche lui giornalista con tre figli da una precedente relazione). I suoi elettori e le sue elettrici sono soprattutto i progressisti e i verdi delle aree urbane.

Il quarto mandato dell’attuale presidente Grímsson è stato infatti segnato dalla grave crisi bancaria del paese. Nel 2008 tutte e tre le banche commerciali dell’Islanda (la Kaupthing, la Glitnir e la Landsbanki) collassarono determinando il crollo economico e finanziario del Paese e lasciandolo con un debito di oltre cinque miliardi di dollari verso Regno Unito e Paesi Bassi. L’ex primo ministro islandese Geir Haarde fu anche processato (e assolto) per come gestì la crisi.

Crollato il governo, fu la nuova leader Jóhanna Sigurðardóttir, eletta il primo febbraio 2009, ad affrontare la crisi. Dopo il prestito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) da 2,1 miliardi di dollari, circa un sesto dell’intero PIL del paese, la moneta islandese, la corona, si svalutò pesantemente, facilitando le esportazioni e il turismo. La politica di austerità fu accompagnata da politiche di espansione della spesa, soprattutto per le persone più in difficoltà, per non far calare i consumi e la loro capacità di acquisto. Le banche, inoltre, vennero fatte fallire senza interventi statali, dopo che un referendum in materia aveva rifiutato un aiuto pubblico per Icesave (parte di Landesbanki) nel marzo 2010, portando anche a tensioni diplomatiche con il Regno Unito. Da qui viene l’opinione sbagliata, diffusa anche in Italia, secondo cui “l’Islanda non ha pagato il proprio debito”: ma si trattava del debito di banche private, non del debito pubblico. Oggi l’Islanda sembra essere sulla strada del risanamento.

foto: Thorvaldur Orn Kristmundsson/AFP/GettyImages