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  • giovedì 28 Giugno 2012

La prossima presidente dell’Islanda?

Chi è e che cosa pensa Thóra Arnórsdóttir, giornalista di 37 anni, che potrebbe essere eletta sabato prossimo

di Giulia Siviero - @glsiviero

Sabato 30 giugno si svolgeranno in Islanda le elezioni presidenziali. Oltre al presidente uscente Ólafur Grímsson, 69 anni, che sta concludendo il suo quarto mandato, ci sono altri cinque candidati. Secondo i sondaggi hanno tutti percentuali piuttosto basse, a parte Thóra Arnórsdóttir, giornalista di 37 anni che, a marzo, in un solo giorno e al settimo mese di gravidanza, ha raccolto le 1500 firme necessarie per tentare l’elezione, guadagnando nei sondaggi in quei giorni 8 punti percentuali di vantaggio sull’attuale presidente.

Il mandato presidenziale islandese dura quattro anni, ma può essere rinnovato più volte e senza alcun limite, con regolari elezioni o automaticamente nel caso non ci fossero candidati. Quella del presidente è una carica prevalentemente simbolica e con funzioni rappresentative. L’Islanda, che ha poco più di 300.000 abitanti, è stata la prima repubblica democratica al mondo in cui è stata eletta una presidente, di sesso femminile: Vigdís Finnbogadóttir, in carica dal 1980 al 1996. Nel 1996, l’attuale presidente Ólafur Ragnar Grímsson, con il 41,4% dei voti ha sostituito Vigdís Finnbogadóttir rimanendo poi in carica per 16 anni.

Grímsson ha ricoperto l’incarico di ministro delle Finanze dal 1988 al 1991. Dopo la vittoria alle presidenziali del 1996 è stato rieletto automaticamente nel 2000, nel 2004 ha avuto la meglio sugli altri candidati e nel 2008 è stato riconfermato perché contro di lui non si era presentato nessuno sfidante.

Thóra Arnórsdóttir si presenta oggi come la candidata che potrebbe vincere su Grímsson. Laureata in filosofia, ha studiato economia e politica internazionale nell’università statunitense Johns Hopkins di Baltimora e a Bologna (e per questo parla molto bene italiano). Lavora come giornalista televisiva, ha tre figli ed è sposata con Svavar Halldórsson (anche lui giornalista con tre figli da una precedente relazione). I suoi elettori e le sue elettrici sono soprattutto i progressisti e i verdi delle aree urbane.

(Si è ripresa l’Islanda)

Thóra Arnórsdóttir si rivolge ai giovani e alle donne. Non si dichiara apertamente femminista ma sostiene che “l’uguaglianza di genere non ha solo a che fare con i diritti delle donne ma anche con le scelte degli uomini nelle dinamiche familiari. Avere un figlio è la cosa più naturale del mondo, ma non significa smettere di vivere. Obama, Cameron e Sarkozy hanno assunto le loro funzioni pur essendo padri, per le madri è solo il periodo della gravidanza a porre dei limiti. Le donne devono puntare agli stessi incarichi di responsabilità degli uomini”. Thóra Arnórsdóttir sostiene di aver voluto partecipare come candidata alle elezioni presidenziali per sfidare Grímsson, troppo legato al mondo dei banchieri.

Il quarto mandato dell’attuale presidente Grímsson è stato infatti segnato dalla grave crisi bancaria del paese. Nel 2008 tutte e tre le banche commerciali dell’Islanda (la Kaupthing, la Glitnir e la Landsbanki) collassarono determinando il crollo economico e finanziario del Paese e lasciandolo con un debito di oltre cinque miliardi di dollari verso Regno Unito e Paesi Bassi. L’ex primo ministro islandese Geir Haarde fu anche processato (e assolto) per come gestì la crisi.

Crollato il governo, fu la nuova leader Jóhanna Sigurðardóttir, eletta il primo febbraio 2009, ad affrontare la crisi. Dopo il prestito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) da 2,1 miliardi di dollari, circa un sesto dell’intero PIL del paese, la moneta islandese, la corona, si svalutò pesantemente, facilitando le esportazioni e il turismo. La politica di austerità fu accompagnata da politiche di espansione della spesa, soprattutto per le persone più in difficoltà, per non far calare i consumi e la loro capacità di acquisto. Le banche, inoltre, vennero fatte fallire senza interventi statali, dopo che un referendum in materia aveva rifiutato un aiuto pubblico per Icesave (parte di Landesbanki) nel marzo 2010, portando anche a tensioni diplomatiche con il Regno Unito. Da qui viene l’opinione sbagliata, diffusa anche in Italia, secondo cui “l’Islanda non ha pagato il proprio debito”: ma si trattava del debito di banche private, non del debito pubblico. Oggi l’Islanda sembra essere sulla strada del risanamento.

“Il ruolo di presidente deve rappresentare tutti gli islandesi, unire tutte le persone e favorire la stabilità e la fiducia che abbiamo perso nel disastro”, ha spiegato Thóra Arnórsdóttir dicendo anche che il suo obiettivo sarebbe quello di “proteggere e sostenere”, come una madre, i suoi cittadini. Se fosse eletta, sarebbe la quarta donna ai vertici delle istituzioni islandesi dopo il primo ministro (Jóhanna Sigurðardóttir che è anche la prima donna a capo di un governo a essere dichiaratamente gay), il ministro delle Finanze (Oddny Hardardottir) e il capo della Chiesa nazionale (Agnes Sigurðardóttir).