• Mondo
  • giovedì 17 Maggio 2012

Si litiga ancora per Gibilterra

La regina Sofia di Spagna ha rifiutato un invito a cena di Elisabetta II, per una questione diplomatica che va avanti da trecento anni

La regina Sofia di Spagna ha formalmente rifiutato un invito a partecipare a un evento in programma domani sera al Castello di Windsor, una delle residenze dei reali britannici, dopo che il governo spagnolo le ha comunicato che la sua partecipazione sarebbe stata “inappropriata nelle attuali circostanze”. La regina, comunque, potrà partecipare privatamente e non in veste ufficiale: inizialmente aveva accettato l’invito all’evento, uno dei tanti in celebrazione del giubileo di diamante della regina Elisabetta II, ma ha ritrattato dopo aver ricevuto un avviso dal governo spagnolo: nei giorni scorsi, infatti, il suo ministro degli Esteri ha presentato una protesta formale all’ambasciatore britannico a Madrid per una vecchia questione diplomatica che i due paesi hanno in comune da trecento anni. La sovranità di Gibilterra.

La Spagna ha protestato perché a giugno il territorio di Gibilterra (6,5 km quadrati di sovranità britannica, nell’estremo sud della Spagna) sarà visitato dal conte e dalla contessa di Wessex, il figlio minore della regina britannica e sua moglie, per festeggiare il giubileo di diamante di Elisabetta II.

D’altra parte, il marito della regina Sofia ha nel suo Titulo Grande, la lista completa dei titoli nobiliari di cui si può fregiare, anche quello di “Re di Gibilterra”: ma su questo si possono basare poche rivendicazioni, dato che ne fanno parte anche i titoli di Re di Sardegna e di Re di Gerusalemme.

Dal punto di vista geografico, Gibilterra è una penisola rocciosa che si trova nell’estremo sud della Spagna, a pochi chilometri in linea d’aria dalla costa africana. È abitata da circa 30.000 persone che vivono in un insediamento principale ai piedi della Rocca di Gibilterra, un rilievo di 426 metri di roccia calcarea. Dal punto di vista storico e politico, la situazione di Gibilterra è un po’ più complicata, come dimostrano il recente episodio che coinvolge la regina Sofia.

Un po’ di storia
Il motivo storico per cui, davanti a tanti titoli del suo re, la Spagna abbia la sovranità su un numero ben più ridotto di territori si può riassumere in una data: il 1713, quando venne firmato il Trattato di Utrecht, che mise fine alla più che decennale guerra di successione spagnola.

Il problema era nato perché nel 1700 morì Carlo II di Spagna, che era a capo dell’impero spagnolo ancora molto grande – andava dal Ducato di Milano ai Paesi Bassi spagnoli al Regno di Sicilia e a possedimenti nelle Americhe – anche se da tempo in decadenza dal punto di vista politico (non certo da quello culturale: il Seicento spagnolo, quello di Cervantes e di Velazquez, è detto il Siglo de Oro).

Come spesso accade per le famiglie reali europee, Carlo II faceva parte della famiglia degli Asburgo ma era imparentato praticamente con tutte le altre case regnanti del continente: anche la regina Sofia di Spagna, oggi, è imparentata alla lontana con Elisabetta II, dato che entrambe discendono dalla regina Vittoria. Gli altri reali d’Europa aspettavano la morte di Carlo II per dividersi i suoi possedimenti, dato che Carlo II non aveva eredi diretti. Il testamento del re di Spagna, invece, chiariva di non voler diviso l’impero e lasciava tutti i territori della corona al nipote di Luigi XIV di Francia, Filippo d’Angiò.

L’erede testamentario non aveva naturalmente alcuna intenzione di lasciare parte dei territori spagnoli ai numerosi pretendenti, e in pochi mesi scoppiò la guerra. Tra le varie fasi dei combattimenti, nel 1704 una spedizione anglo-olandese conquistò la Rocca di Gibilterra, allora ancora più importante per la sua posizione strategica.

Quando la guerra di successione si concluse, nel 1713, con la firma del Trattato di Utrecht, il nuovo re di Spagna rimase Filippo d’Angiò, ma a prezzo di separare la sua corona da quella francese e di diverse concessioni territoriali. Tra queste, che tra le altre cose misero fine al dominio spagnolo in Italia (sostituendolo con quello degli Asburgo d’Austria) ci fu anche la rinuncia ai diritti di dominio territoriale su Gibilterra, in favore del Regno Unito, come stabilito dall’articolo X del trattato.

Le rivendicazioni spagnole
Da allora, la Spagna non si è mai rassegnata fino in fondo alla presenza di un ministato straniero nella penisola iberica. Mentre i britannici combattevano la Guerra d’Indipendenza negli Stati Uniti, la Spagna assediò la rocca per la prima volta con l’aiuto della Francia, nel cosiddetto “Grande assedio”, che durò dal luglio 1779 al febbraio 1783: le rocce calcaree della rocca furono scavate per decine di metri e venne costruito dagli assediati un sistema di tunnel.

Nel 1805 il celebre ammiraglio Nelson, la cui statua è in mezzo a Trafalgar Square a Londra, combatté di nuovo contro Spagna e Francia a poca distanza dallo Stretto di Gibilterra, nella battaglia di Trafalgar in cui vinse ma rimase mortalmente ferito. Nelson è sepolto a Gibilterra.

Negli ultimi decenni, come spesso accade in questi casi (basti pensare a un’altra disputa territoriale che coinvolge il Regno Unito, quella con l’Argentina per il controllo delle isole Falkland) il tema di Gibilterra è stato utilizzato anche per motivazioni nazionaliste e per suscitare un sentimento di orgoglio nazionale.

Il dittatore spagnolo Francisco Franco, ad esempio, lanciò una campagna nel 1963 presso le Nazioni Unite perché Gibilterra ritornasse alla Spagna. I confini vennero chiusi e vennero tagliati i fili del telefono, mentre i rapporti diplomatici tra i due paesi, non particolarmente rosei anche per diversi altri motivi storici e politici, subirono un ulteriore peggioramento.

Le cose sono migliorate con il ritorno della democrazia in Spagna dopo la morte di Franco, nel 1975, anche se la Spagna continua ad avanzare rivendicazioni: il primo ministro socialista Felipe González, negli anni Ottanta, delineò per la prima volta l’attuale posizione ufficiale del paese sul tema, ovvero una sovranità comune anglo-spagnola. Tutti i governi successivi, con qualche variazione e incluso quello di Zapatero, hanno ripetuto questa proposta di soluzione. Fino al 2006, la Spagna non permetteva neppure voli diretti dal suo territorio al piccolo aeroporto di Gibilterra.

Le cose non sono cambiate con il governo Rajoy: la Spagna ha abbandonato dei colloqui trilaterali con il Regno Unito e Gibilterra per la cooperazione nell’area e ha richiesto che si aprano trattative sulla sovranità, mentre qualche giorno fa c’è stata una nuova crisi quando una disputa sulle aree di pesca intorno alla penisola ha portato al sequestro di alcuni pescherecci spagnoli da parte della marina britannica nell’area.

Il fatto è che i gibilterrini non sembrano per niente dell’idea di diventare spagnoli – così come gli abitanti delle Falkland non ne vogliono sapere di far parte dell’Argentina – e hanno bocciato in due referendum la modifica della situazione attuale di Gibilterra. Il primo referendum fu fatto nel 1967, dopo che l’iniziativa di Franco aveva fatto aprire negoziati tra i due paesi: 44 persone, lo 0,36 per cento dei votanti, scelsero la prima opzione, quella di accettare la proposta spagnola di fine della sovranità britannica. Dal 1992, il 10 settembre (giorno del referendum del 1967) è il Gibraltar National Day. Il secondo fu fatto nel 2002, sulla proposta di una sovranità comune anglo-spagnola. La proposta venne rifiutata dal 98,48 per cento dei votanti, con soli 187 voti a favore.

Il governo di Gibilterra
In effetti è difficile che i gibilterrini rinuncino volontariamente al loro status privilegiato: sono cittadini britannici, ma si autogovernano in tutti i campi eccetto la difesa e la politica estera. Il capo dello stato è la regina britannica, che è rappresentata da un “governatore e comandante in capo”, a testimoniare l’importanza strategico-militare di Gibilterra, attualmente il viceammiraglio Sir Adrian Johns (dal 2009).

Formalmente, Gibilterra è un territorio d’oltremare britannico, come le isole Falkland e le Cayman e tutti gli altri territori che formano i resti dell’impero coloniale britannico.

Il governo è eletto dai gibilterrini e attualmente il primo ministro è Fabian Picardo, un quarantenne che ha studiato legge a Oxford e che è stato eletto a dicembre 2011 con il Socialist Labour Party, di centrosinistra. Tutti i tre principali partiti di Gibilterra (il SLP e il Partito Liberale da una parte e i Socialdemocratici dall’altra) sostengono l’attuale stato politico-istituzionale di Gibilterra.

foto: AP Photo/Paul White