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  • mercoledì 16 Maggio 2012

Il Carlos sbagliato

Una ricerca della Columbia University sostiene - con molte prove - che nel 1989, in Texas, un innocente venne condannato a morte e ucciso per uno scambio di persona

I risultati di una ricerca condotta a partire dal 2004 da un professore della facoltà di legge della Columbia University, negli Stati Uniti, sembrano dimostrare che almeno un innocente è stato condannato a morte e ucciso in Texas a causa di uno scambio di persona. Il caso di Carlos DeLuna si aggiunge alla lista dei casi celebri – Claude Jones, Troy Davis, Todd Willingham – emersi negli ultimi anni in cui ci sono pesanti dubbi sulla colpevolezza di condannati a morte poi uccisi. Di DeLuna si sono occupati, negli ultimi giorni, tutti i maggiori quotidiani degli Stati Uniti e non solo, dal New York Times al Guardian, dopo che già nel 2006 il caso era stato oggetto di un’inchiesta del Chicago Tribune.

Carlos DeLuna
Il Department of Criminal Justice del Texas pubblica sul suo sito la lista dei condannati a morte dello stato la cui sentenza è stata eseguita a partire dal 1976, l’anno in cui la pena di morte venne reintrodotta negli Stati Uniti dopo quattro anni di sospensione. In Texas sono state eseguite più di un terzo di tutte le condanne a morte degli Stati Uniti.

Al numero 33 della lista c’è Carlos DeLuna, che venne ucciso nella prigione di Huntsville il 7 dicembre 1989 con un’iniezione letale. Il sito riporta, oltre a una copia della sua scheda personale, anche l’ultima dichiarazione di tutti i condannati. La sua è sorprendentemente breve: “Volevo dire che non ho rancore. Non odio nessuno. Amo la mia famiglia. Dite a tutti quelli nel braccio della morte di continuare ad aver fede e di non mollare.”

Si potrebbe dire che il suo caso fu un caso ordinario di condanna a morte: DeLuna, che aveva 27 anni al momento della morte, era stato condannato per l’omicidio dell’impiegata di una stazione di servizio, avvenuto il 4 febbraio del 1983 a Corpus Christi, in Texas. DeLuna era stato arrestato dalla polizia una quarantina di minuti dopo il crimine, nascosto sotto un fuoristrada a poca distanza dal distributore. Il suo processo non ricevette particolare attenzione dalla stampa e non diventò mai un caso nazionale, come spesso non lo diventano le decine di condanne a morte che vengono comminate ogni anno negli Stati Uniti: “un’esecuzione di routine in Texas”, come ha intitolato il New York Times il suo editoriale sul caso.

Los Tocayos Carlos
L’ultimo numero della Columbia Human Rights Law Review, celebre rivista di giurisprudenza della Columbia University, a New York, presenta in un numero speciale di oltre 400 pagine, il doppio del normale, i risultati di indagini condotte per sei anni da un professore dell’università, James Liebman, con la collaborazione di dodici studenti: le conclusioni della ricerca – che è interamente disponibile online – sono che Carlos DeLuna venne condannato a morte per un omicidio che venne quasi certamente commesso da un altro uomo, Carlos Hernandez, il cui nome era stato più volte indicato alla polizia.

Il numero monografico si intitola Los Tocayos Carlos: An Anatomy of a Wrongful Execution (“i Carlos omonimi: anatomia di un’esecuzione sbagliata”) ed è frutto di oltre 100 interviste fatte a testimoni coinvolti nel caso e della revisione di centinaia di documenti e materiali usati e non usati nelle indagini e nel processo di DeLuna.

I due Carlos
Carlos DeLuna venne arrestato per l’omicidio di Wanda Lopez, che era stata uccisa da una singola coltellata sotto il seno sinistro, data con un coltello a serramanico di oltre 20 cm che le aveva reciso un’arteria, causando la sua morte per dissanguamento.

Fin dal momento del suo arresto, DeLuna si dichiarò innocente. Al processo disse che quel 4 febbraio si era imbattuto per caso in Carlos Hernandez, che conosceva da qualche anno e con cui si era fermato in un bar. Poi Hernandez era andato verso la stazione di servizio di Shamrock, dicendo che doveva comprare qualcosa. Dopo un po’, non vedendolo tornare, DeLuna era andato verso il negozio e aveva visto Hernandez che lottava con una donna dietro il bancone: impaurito, dato che lui stesso aveva alcuni precedenti con la giustizia, tra cui anche uno per violenza sessuale, era scappato, e sentendo avvicinarsi le sirene della polizia si era nascosto sotto un fuoristrada. Dove la polizia lo aveva trovato e arrestato.

L’accusa ridicolizzò la sua versione, dato che, dalle ricerche che aveva fatto la polizia, questo “Carlos Hernandez” non esisteva: si trattava di “un prodotto dell’immaginazione di DeLuna”. DeLuna venne condannato a morte.

Nel 1993, quattro anni dopo l’esecuzione, il professore della Columbia James Liebman, che studia i casi in cui le condanne a morte negli Stati Uniti si sono dimostrate dubbie o infondate, chiese a un investigatore privato di fare qualche ricerca su Carlos Hernandez, cercando di verificare se si trattasse veramente di un’invenzione di DeLuna. In un giorno solo, l’investigatore scoprì che Hernandez esisteva davvero, che c’erano persone che conoscevano entrambi e che per anni la polizia del Texas era stata incapace di identificarlo.

Liebman indagò su Carlos Hernandez e scoprì che era un alcolista, condannato per decine di crimini nel corso degli anni – in 13 dei quali era in possesso di un coltello – e che aveva passato la sua intera vita adulta in libertà vigilata, con pochissime condanne scontate in prigione (un fatto che, secondo Liebman, prova che Hernandez era un informatore della polizia).

Hernandez aveva anche un’altra particolarità: era molto simile a DeLuna come altezza e corporatura, tanto che spesso venivano scambiati per gemelli. Perfino l’allora avvocato di Hernandez, messo davanti a una foto di DeLuna, credette di riconoscere il suo cliente.

Due mesi prima dell’esecuzione della condanna a morte di DeLuna, Hernandez fu condannato a 10 anni di prigione per il tentato omicidio di una donna, anche questa volta usando un coltello. Le sue condanne e le sue vicende giudiziarie non vennero mai messe in collegamento con il caso di DeLuna da parte della giustizia texana. Lo stesso Hernandez, stando ai racconti di diversi testimoni, confessò agli amici in varie occasioni di essere l’autore dell’omicidio del 1983, scherzando sul fatto che per il crimine era stato condannato il suo omonimo.

La lunga ricerca di Liebman e dei suoi studenti ha dimostrato anche che le indagini della polizia furono incredibilmente superficiali e affrettate. Solo due ore dopo il delitto, il responsabile delle indagini permise ai gestori dello Shamrock di ripulire tutto, cancellando decine di tracce dell’assassino. La scena del delitto fu analizzata così male che non fu possibile utilizzare, in seguito, nessuna delle impronte digitali che vennero frettolosamente prese. Nessun oggetto venne esaminato per cercare tracce biologiche che potessero far risalire all’assassino, anche se DeLuna, al momento dell’arresto, non aveva addosso neppure una goccia di sangue. L’accusa disse che la pioggia aveva lavato via tutto. Quando Liebman chiese di poter aver accesso alle prove dell’omicidio, gli fu risposto che negli archivi non era più rimasto nulla.

Carlos Hernandez morì di cause naturali in Texas, nel maggio del 1999, mentre si trovava in carcere per aver assalito un vicino con un coltello con una lama di 23 centimetri.

foto: il lettino per le esecuzioni a Huntsville, Texas, in una foto del 2008
(AP Photo/Pat Sullivan, File)