I declassamenti di Moody’s

Colpa dell'austerità e della recessione, dice l'agenzia di rating, e poteva andare anche peggio

Ieri l’agenzia Moody’s ha tagliato i rating di 26 banche italiane, di cui 5 appartenenti a grandi gruppi come Intesa San Paolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena. I rating indicano il livello di fiducia e affidabilità di stati e aziende private. Moody’s ieri ha declassato di un notch (livello) il rating di dieci banche, di due ad altre otto, di tre a sei e di quattro gradini ad altri due istituti bancari. Nel suo comunicato Moody’s sottolinea tra l’altro che la portata del downgrade per queste banche “è stata limitata da alcuni fattori”, tra questi la liquidità offerta dalla Banca Centrale Europea con l’ultimo prestito LTRO (ossia Long Term Refinancing Operation) da 529 miliardi di euro, che ha “ridotto significativamente il rischio default nel breve termine. Inoltre molte banche hanno rafforzato i loro livelli di capitale”.

Secondo Moody’s, il taglio del rating a 26 banche italiane si è reso necessario perché queste “sono particolarmente vulnerabili alle condizioni operative avverse, che causeranno probabilmente un ulteriore deterioramento della qualità degli asset, pressione sugli utili e limitato accesso al mercato”. Moody’s ha sottolineato che la “vulnerabilità” delle banche italiane è dovuta soprattutto a un contesto come quello italiano di “austerità e recessione che stanno riducendo la domanda nel breve termine”. Gli investitori, secondo Moody’s, sarebbero preoccupati dell’effettiva sostenibilità del peso del debito italiano, che è il responsabile della mancanza di liquidità delle banche italiane, soprattutto negli ultimi tempi. Gli outlook per tutte le banche coinvolte dal taglio del rating rimangono negativi.

Che cosa sono le agenzie di rating

foto: PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images

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